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Domanda 85: Qual’è la sua opinione sulla teoria evoluzionistica? (TR)
Risposta: Il Catechismo cattolico degli adulti (pubblicato nel 1985 dalla Conferenza dei Vescovi Tedeschi) tocca la questione affermando a pagina 93 e seguenti:
"Se vogliamo distinguere tra l’intenzione teologica dietro la storia della creazione e il suo immaginario, che si basa sulla visione del mondo dello scrittore, allora abbiamo un grande problema: il rapporto tra creazione ed evoluzione. La maggior parte dei rappresentanti della scienza moderna iniziano con l'ipotesi che tutti gli esseri materiali si siano sistematicamente evoluti in esseri e forme di vita sempre più complesse fino alla nascita del genere umano; l'obiettivo dell’evoluzione. In base a questo, il mondo sarebbe stato creato approssimativamente 12 miliardi di anni fa, la nostra terra 5-6 miliardi di anni fa, la prima vita sarebbe apparsa 3 miliardi di anni fa e la vita umana sarebbe cominciata ad esistere ‘solo’ da circa 2 miliardi di anni."
Come si relaziona questo punto di vista rispetto alla fede nella creazione? Naturalmente, dobbiamo respingere una dottrina materialistica di sviluppo, che presume che tutte le forme di vita, compresa la vita e l'anima degli uomini, si siano sviluppate dalla materia increata. La maggior parte degli scienziati non interpretano più la teoria evoluzionistica in questo modo. Oggi, è opinione crescente che la creazione e l'evoluzione siano risposte a due domande completamente diverse e siano quindi risposte a livelli differenti. Evoluzione è un termine empirico che risponde alla domanda di una origine “orizzontale” e di una comparsa in sequenza delle creature nel tempo e nello spazio. Creazione, invece, è un termine teologico e richiede una risposta alla domanda "verticale": perché ed a quale scopo. Evoluzione presuppone sempre che "qualcosa" esisteva in precedenza, qualcosa che cambia e si sviluppa; creazione mostra perché ed a quale scopo esiste qualcosa, che quindi può cambiare e svilupparsi.
Per combinare entrambi i punti di vista, molti teologi ora dicono che: Dio crea in modo tale che i creati sono responsabilizzati a partecipare al loro stesso sviluppo. "Dio fa che le cose si compiano da se stesse" (P. Teilhard de Chardin). In questo senso, Dio non ha creato l'universo solamente all’inizio per poi lasciare che la creazione si sviluppasse da sola. Egli assicura continuamente l'esistenza della realtà e la sostiene e la guida nel suo divenire. Dio è pertanto il potere creativo onnicomprensivo che rilascia e pervade la partecipazione del creato. E' proprio nella loro capacità creativa che le creature sono l'immagine del Dio della creazione. Non vi è quindi alcuna contraddizione fondamentale tra la fede nella creazione e la teoria evoluzionistica; al contrario, entrambe le affermazioni rispondono a domande completamente diverse; esse si trovano a livelli differenti ed appartengono a diversi tipi di conoscenza.
Nonostante questa necessaria differenziazione, la scienza e la teologia non parlano di due mondi separati. Esse parlano di un’unica e medesima realtà che viene analizzata sotto diversi aspetti. Scienziati e teologi non devono quindi camminare l’uno accanto all’altro negligentemente, ma devono fare assegnamento su una conversazione reciproca.
Domanda 86: Cosa ne dice del matrimonio tra membri di diverse confessioni cristiane? E’ permesso a cattolici, protestanti e ortodossi contrarre matrimonio tra loro? (TR)
Risposta: Nel suo Codice di Diritto Canonico (CIC, Codex Iuris Canonici) del 1983, il diritto della chiesa cattolica romana disciplina la questione del matrimonio tra cristiani appartenenti a diverse confessioni ai canoni 1124 e seguenti.
Can. 1124 - Il matrimonio fra due persone battezzate, delle quali una sia battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta dopo il battesimo e non separata dalla medesima con atto formale, l'altra invece sia iscritta a una Chiesa o comunità ecclesiale non in piena comunione con la Chiesa cattolica, non può essere celebrato senza espressa licenza della competente autorità.
Can. 1125 - L'Ordinario del luogo, se vi è una causa giusta e ragionevole, può concedere tale licenza; ma non la conceda se non dopo il compimento delle seguenti condizioni: 1) la parte cattolica si dichiari pronta ad allontanare i pericoli di abbandonare la fede e prometta sinceramente di fare quanto è in suo potere perché tutti i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica; 2) di queste promesse che deve fare la parte cattolica, sia tempestivamente informata l'altra parte, così che consti che questa è realmente consapevole della promessa e dell'obbligo della parte cattolica; 3) entrambe le parti siano istruite sui fini e le proprietà essenziali del matrimonio, che non devono essere esclusi da nessuno dei due contraenti.
Can. 1126 - Spetta alla conferenza Episcopale sia stabilire il modo in cui devono essere fatte tali dichiarazioni e promesse, sempre necessarie, sia determinare la forma per cui di esse consti nel foro esterno e la parte non cattolica ne sia informata.
Can. 1127 - §1. Relativamente alla forma da usare nel matrimonio misto, si osservino le disposizioni del can. 1108; se tuttavia la parte cattolica contrae matrimonio con una parte non cattolica di rito orientale, l'osservanza della forma canonica della celebrazione è necessaria solo per la liceità; per la validità, invece, si richiede l'intervento di un ministro sacro, salvo quant'altro è da osservarsi a norma del diritto. §2. Qualora gravi difficoltà si oppongano alla osservanza della forma canonica, l'Ordinario del luogo della parte cattolica ha il diritto di dispensare da essa in singoli casi, previa consultazione, però, dell'Ordinario del luogo in cui viene celebrato il matrimonio, e salva, per la validità, una qualche forma pubblica di celebrazione; spetta alla Conferenza Episcopale stabilire norme per le quali la predetta dispensa venga concessa per uguali motivazioni. §3. È vietato, sia prima sia dopo la celebrazione canonica a norma del §1, dar luogo a un'altra celebrazione religiosa del medesimo matrimonio nella quale si dia o si rinnovi il consenso matrimoniale; parimenti non si deve fare una celebrazione religiosa in cui l'assistente cattolico e il ministro non cattolico, celebrando ciascuno il proprio rito, richiedano insieme il consenso delle parti.
Can. 1128 - Gli Ordinari del luogo e gli altri pastori d'anime facciano in modo che al coniuge cattolico e ai figli nati da matrimonio misto non manchi l'aiuto spirituale per adempiere i loro obblighi, e aiutino i coniugi ad accrescere l'unione della vita coniugale e familiare.
Domanda 87: Gesù ha detto: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele» (Matteo 15,24). Dunque, Gesù respinge tutte le persone che non siano di estrazione ebraica? O no? (TR)
Risposta: Prima di tutto, ecco il testo integrale di questa pericope (brano della scrittura) del Vangelo di Matteo, 15,21-28:
“Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.”
Osserviamo questa scena dal Vangelo, piena di vita e di spontaneità. Matteo la descrive con impressionante dinamica.
Di quando in quando, Gesù camminava al di là dei confini della Palestina, in territorio pagano. Questa volta, Egli era andato nella regione nei pressi delle città di Tiro e Sidone, a nord della Terra Santa. Ecco, lui e i suoi apostoli si incontrano con una donna cananea, che proviene da questa regione. Ella comincia a gridare: "Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Mia figlia è tormentata da un demonio".
E’ un grido d'aiuto nella crisi più profonda, direttamente dal cuore amorevole di una madre. La figlia sta soffrendo terribilmente e, pertanto, la donna si rivolge a Gesù. E' probabile che abbia sentito parlare di Lui, della Sua bontà verso i malati, dei Suoi miracoli verso di loro. E così ella si rivolge a Lui con una richiesta e con intensa fede.
Ma questa volta, la risposta di Gesù è sorprendente: Egli non ascolta l'intensità dell’appello, Egli non dice neanche una sola parola alla donna. Egli mostra di non volere intervenire, di non volere utilizzare i suoi poteri miracolosi a favore di una donna anche così duramente provata.
Gli apostoli si rivolgono a Lui e lo pregano di fare qualcosa per questa donna; gli dicono: "Dalle quello che vuole, perché lei non smette di gridarci addosso". Tuttavia, ciò che motiva gli apostoli a parlare in favore della donna non è tanto la compassione verso la madre, ma il disagio rappresentato dal suo rumoroso grido di aiuto. Poiché ella viene sentita da molte persone e dirige l'attenzione di tutti su questo gruppo di ebrei stranieri. Gli apostoli di Gesù quindi agiscono per paura ed a causa di una sensazione di malessere.
In questa situazione, Gesù spiega perché Egli non vuole intervenire: non fa parte della sua missione. Egli dice: "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele". Gesù, Figlio di Dio, sa che durante la sua permanenza sulla terra la sua missione è limitata al popolo d'Israele. Gesù, mite e umile, non vuole superare i confini che sono stati fissati per Lui, non vuole prendere iniziative che non siano parte della sua missione. Si tratta di una manifestazione di grande umiltà, di grande obbedienza verso Dio Padre. Nonostante la pietà che prova, Gesù non vuole intervenire qui con un miracolo.
Ma la donna non perde la speranza, al contrario. Si avvicina a Gesù, si getta a terra davanti a Lui e dice: "Signore, aiutami!". Gesù dà una risposta simile alla precedente: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini". Queste sono dure parole da parte di Gesù: la donna cananea viene paragonata ad un cane.
La donna avrebbe dovuto andarsene, insultata da un tale linguaggio, e avrebbe potuto semplicemente lasciare Gesù senza dirgli altre parole, dopo il suo rifiuto. Ma invece di sentirsi offesa, lei resta con il suo appello e continua ad implorare con insistenza in un modo che corrisponde alle dure parole di Gesù. Lei dice: "Sì, Signore! [accetta la parola di Gesù, ma subito aggiunge anche:] Ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni".
In questo modo, la donna mostra grande umiltà: ella accetta di essere paragonata ad un cane. Ma usa positivamente il paragone per insistere con la sua richiesta: se i cani non hanno diritto al pane dei figli, possono comunque nutrirsi con le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. E’ davvero notevole: tutta questa energia che la donna trova al fine di salvare sua figlia!
Quindi Gesù le dice: "Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri". Gesù ammira la fede di questa donna, ammira il suo richiedere con insistenza. Perciò egli accetta di superare i confini della sua missione. Egli dice alla donna: "Ti sia fatto come desideri". E da questo momento, la figlia della donna cananea è guarita.
Sebbene la missione di Gesù sia stata limitata dal Padre, Egli ha creduto che si poteva andare oltre, perché la fede della donna era stata sicuramente ispirata dal Padre Celeste. Egli pertanto si è sentito spinto dal Padre a mostrare alla donna nient’altro che pietà. E così, questa pericope del Vangelo racconta dell’apertura universale di Gesù verso tutte le persone che credono nel suo potere e nella sua missione.
Domanda 88: Perché Gesù maledice l’albero del fico? Quale può essere la colpa di un semplice albero? (TR)
Risposta: La risposta richiede due fasi:
1. L'importanza delle azioni simboliche dei profeti I vecchi profeti nella Bibbia, come Samuele (1 Samuele 15, 27-28), Achia di Silo (1 Re 11,29-39), o il falso profeta Sedecìa (1 Re 22,11-12) avevano già utilizzato azioni simboliche nel corso delle loro profezie, non tanto per impressionare di più i loro ascoltatori, ma per gli effetti di questi segni: essi creano un reale collegamento tra i segni e la realtà che proclamano, in modo che la realtà proclamata diventi irrevocabile come i segni che l’accompagnano. Questo processo si può trovare in quasi tutti i grandi profeti dell'Antico Testamento. Ad esempio, tutta la missione di Osea è caratterizzata da un atto simbolico che determina il destino della sua vita (Osea 1-30). E’ più raro in Isaia, ma si confronti Isaia 20 e i nomi simbolici che egli dà i suoi figli (Isaia 7,3 da confrontare con 10,21 8,1-4; 8,18). Geremia realizza e interpreta molti atti simbolici e altri eventi, ed anche Ezechiele svolge atti simbolici. Come Osea, egli interpreta le proprie prove come eventi simbolici. Il simbolismo si verifica anche nel Nuovo Testamento, come nel caso dell’albero di fico che viene maledetto da Gesù (Matteo 21,18-19 e Marco 11,12-14; 20,24).
2. La storia di Gesù che maledice un albero di fico. Come hanno fatto i profeti in passato, così Gesù effettua qui un atto simbolico, secondo il quale il fico rappresenta la sterile e, quindi, punita terra di Israele. Se essi ottengono abbastanza acqua e magari fertilizzante, gli alberi di fico possono prosperare anche sul terreno duro e roccioso e quindi la sterilità di un albero di fico è una seccatura giustificata. Naturalmente, il punto della storia non è la maledizione di un fico come se fosse una creatura con una volontà libera. Non è neppure la critica delle persone che possono non aver trattato l'albero sufficientemente bene. Come con tutti gli atti simbolici, il punto della storia si trova nello scopo del segno, e questo ha a che fare con la mancanza di vera fede in Gesù da parte degli ascoltatori. Il testo del Vangelo di Matteo mostra Gesù che punisce.
Leggendo la sezione parallela nel Vangelo di Marco (11,12-14.20-24) viene mostrato come l'autore del Vangelo di Marco abbia inserito questa storia successivamente all’interno di un contesto. Ha fatto questo in due fasi: prima è arrivata la maledizione, quindi l'appassimento – una aggiunta successiva in modo da utilizzare la maledizione per sottolineare l'efficacia di una preghiera di fede.
Domanda 89: Quale è, secondo la concezione cristiana, il significato dei termini "essere umano" e "vita"? (TR)
Risposta: Certo, questa ampia doppia domanda non può avere una adeguata risposta qui, ma vorremmo sottolineare alcuni aspetti:
1. Essere umano
Che cosa pensa la fede cristiana degli esseri umani? Dove si trova la loro dignità, in base alla fede cristiana?
L'uomo è creato da Dio, a sua immagine, e l'uomo è spirito e corpo, creato per la comunione con Dio. In questo si fonda il suo status e la sua dignità.
Creato da Dio: Molte persone al giorno d’oggi hanno difficoltà con questo, perché si parla del corpo umano che si è evoluto dagli animali. Ma perché non dovrebbe essere parte del piano di Dio per la creazione, che le creature stesse sviluppino ulteriormente l'opera di Dio: egli stesso dà loro il potere di farlo. Tuttavia, la chiesa afferma: ognuna e tutte le anime umane sono create da Dio. Ad ogni essere umano che entra nella vita, Dio dice: io ti voglio. Il padre e la madre partecipano a questo atto della creazione di Dio, essi rappresentano l'amore di Dio. Ma ciascuno di noi è creatura di Dio. Dobbiamo a lui tutta la nostra esistenza.
A immagine di Dio: La Bibbia afferma chiaramente questo nel racconto della creazione. Naturalmente, noi chiediamo: in che modo siamo simili a Dio? Attraverso il nostro primato davanti a tutte le altre creature, che trova espressione fisica nella nostra andatura eretta e, in particolare, nel nostro spirito e nella nostra anima, nella nostra capacità di ragionare e nel nostro libero arbitrio. Tutto questo è vero, ma non è il punto più importante. L’essere umano è l’unica creatura sulla terra che può sentire Dio ed è in grado di rispondergli. Noi siamo partner di Dio. Solo noi possiamo ringraziare Dio per tutta la sua creazione e possiamo lodare la sua gloria. L'uomo può dimenticare questo o non accettarlo, ma egli non può liberarsene. Egli rimane partner di Dio.
Noi dobbiamo onorare lo stato e la dignità di esseri umani, in noi stessi e negli altri, indipendentemente dal sesso, dall'istruzione, dalla razza o la fede. Dobbiamo salvaguardare la nostra salute e la nostra reputazione e lottare contro ogni umiliazione del genere umano. E soprattutto: dobbiamo proseguire la nostra conversazione con Dio, sempre di più.
Il livello massimo di esultanza della razza umana sta nel fatto che lo stesso Figlio di Dio si è fatto uomo. In un senso molto più elevato, Gesù è creato a immagine di Dio. Ma Egli vuole anche innalzarci e completare la nostra somiglianza con Dio. Noi dobbiamo essere figli di Dio, figli e figlie del Padre eterno. Ed Egli vuole un giorno innalzarci alla Sua gloria, anima e corpo. Già dal nostro Battesimo, noi portiamo questa vita, questa grazia di Dio dentro di noi.
Il compito è quindi quello di parlare della buona immagine che Dio ha di noi. Non dobbiamo perdere di vista chi siamo - attraverso la grazia di Dio.
2. Vita
Il significato della vita per un cristiano credente diventa chiaro quando guardiamo il segreto della resurrezione di Gesù dai morti. La Pasqua, la festa della resurrezione di Gesù il Messia, è la festa della vita. In che senso?
Già l'Antico Testamento vede Dio come il Vivente, colui che crea la vita. Questa è la speranza del popolo d'Israele al tempo dei profeti. Dio non condanna l'umanità a una morte eterna. Questa speranza esiste solo vagamente all’inizio, poi, nei momenti di difficoltà e di persecuzione essa brilla vivace. Alla fine, Egli vuole addirittura far risorgere i morti! E così la resurrezione di Gesù significa che questi tempi finali sono cominciati. Il Regno di Dio sta emergendo, la nuova creazione è cominciata. Per questo motivo, la storia della creazione del mondo viene letta durante la notte prima della Pasqua. Questa è la prima creazione. Con la resurrezione di Gesù comincia la seconda creazione. I nostri occhi sono indirizzati verso il futuro: Dio rimarrà il vincitore, la giustizia e l'amore vinceranno sull’ingiustizia e sull'odio. Noi stessi saremo resuscitati. Tutto sarà trasformato con una nuova vita. Tutto emergerà: comprese le buone azioni che sono state fatte in segreto.
Il giorno di Pasqua, troviamo un nuovo nome di Dio: Dio della vita, che risveglia i morti. Tutto il nostro pensiero e sentimento sono diretti verso il futuro: Cristo è risorto, Dio ci porterà su insieme con Lui verso la vita eterna. Non è la morte ad avere l'ultima parola, ma la vita. Dio lo garantisce. Possiamo avere fiducia in Lui quando si esaurisce tutto ciò che possiamo fare noi. Colui che crede a questo riceve una nuova direzione nella sua vita. Non è più importante ciò che si può ottenere dalla vita in questo mondo, ma ciò che Dio farà di noi. In Lui possiamo avere fiducia completamente!
Naturalmente, questo non significa che i cristiani devono vivere fuori dal mondo. Dobbiamo utilizzare le nostre energie e i nostri sforzi l’uno con l’altro. Ma fa grande differenza, se uno compie enormi sforzi, senza alcuna speranza di migliorare il mondo, o se si può essere certi che alla fine, tutto si concluderà nella vittoria di Dio! Poiché siamo vincitori con Cristo, siamo in grado di sopportare di fare del bene con fiducia e sopportare la sofferenza. Senza perdere la speranza. Questa è la fede pasquale (Adattato da: Winfrid Henze, Glauben ist schön. Harsum, 2001. p 51-53; 89 e ss.)
Domanda 90: Nei Vangeli, Gesù dice: "A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro." (Matteo 12,32). E’ dunque lo Spirito superiore al Figlio? Essi non sono tutti lo stesso essere? (TR)
Risposta: L'uomo può essere perdonato se egli sbaglia nel riconoscere la dignità di Dio in Gesù, che è avvolto dall’umiltà di Gesù in quanto "Figlio dell'uomo" (Matteot 8,20). Non si può essere perdonati se si chiudono i propri occhi ed il proprio cuore alle evidenti opere dello Spirito Santo, che Gesù realizza. Nella misura in cui egli interpreta che queste provengano da poteri ostili a Dio, e quindi pone Gesù in opposizione a Dio, egli rifiuta la più alta chiamata che Dio gli fa e si pone al di fuori della salvezza (Ebrei 6,4-6; 10,26-31).
Domanda 91: Perché e come sono fatte sante le persone? (TR)
Risposta: Il termine Rendere qualcuno santo significa che il Papa dà il suo solenne verdetto sul successo della sua vita come servo di Dio, “che ha seguito l'esempio di Cristo e ha dato testimonianza eccellente per il Regno dei cieli sia attraverso l'effusione del proprio stesso sangue (i martiri) o attraverso virtù eroiche (i confessori)”. Nella misura in cui la chiesa conferma ufficialmente la santificazione, che il santificato abbia "eroicamente esercitato le virtù e abbia vissuto fedelmente la gloria di Dio", si riconosce anche "il potere dello Spirito di Santità nella santificazione. Si rafforza la speranza dei fedeli dando loro i santi come esempi e patrocinatori". Questa certezza ufficiale giustifica la venerazione pubblica verso i santi.
Processo Dopo la beatificazione formale, che ha solo una limitata venerazione papale, per esempio per una chiesa locale, per un ordine religioso o per un determinato paese, la santificazione li include nella lista dei santi, nel "canone", che è il motivo per cui il processo è anche chiamato "canonizzazione". In aggiunta alla opportuna venerazione da parte dei fedeli, è necessario che il beatificato abbia realizzato un miracolo qualche tempo dopo la beatificazione, che deve essere certificato in un processo separato. Non vi è alcun diritto legale di canonizzazione in seguito alla conclusione positiva del processo. È caratteristica dei processi di beatificazione e canonizzazione che essi rappresentino soltanto una conclusione che mira ad un eventuale verdetto da parte del Papa, che egli raggiunge dopo aver preso liberamente in considerazione il risultato del processo, vale a dire che può confermarne o respingerne la conclusione. Entrambe le cose possono verificarsi.
Scopo teologico Attraverso la canonizzazione, la Chiesa non riconosce per prima cosa lo sforzo di perfezione personale nella successione di Cristo, sebbene si includa questo significato; nel contesto di una teologia che non mira soltanto alla salvezza individuale, la canonizzazione è qualcosa di più del raggiungimento di un livello eroico di virtù come incentivo per gli altri a fare altrettanto; la canonizzazione è l'auto-riconoscimento della chiesa, come spiega il Concilio Vaticano II quando tratta il punto di fusione del carattere escatologico della Chiesa pellegrina e la sua unità con la Chiesa celeste (Lumen Gentium 48-51). Santi non sono semplicemente i virtuosi, ma la realizzazione della promessa di Cristo per la salvezza della Sua Chiesa. Quando la chiesa garantisce il loro status, si professa come “indistruttibilmente santa”. E professa la propria storia. La santità dunque non è la realizzazione di un ideale astratto di un comandamento soprannaturale che deve seguire sempre lo stesso schema. Piuttosto, la santità viene sempre espressa in nuove, concrete e, quindi, storicamente uniche forme che devono essere conformi a un modello stabilito. L'enorme varietà dei santi, i loro rispettivi temperamenti e storie di vita confermano questo (cfr. W. Schulz, art."Heiligsprechung", in: Lexikon für théologie und Kirche, Bd. 4 (Friburgo: Herder, 1995)
Domanda 92: Cosa sono le stimmate? (TR)
Risposta: Il termine La parola stimmata, pl. stimmate, proviene dal greco ed è un simbolo marcato o tatuato come decorazione sul corpo, come segno di appartenenza tribale e come proprietà di animali, prigionieri e schiavi.
Nel contesto del misticismo della passione, la stimmata è l’apparenza visibile e involontaria sul corpo ("stimmata visibile") o l’esperienza invisibile del dolore ("stimmata invisibile") delle ferite di Cristo sulle persone viventi (su piedi, mani e sul fianco del corpo). Queste stimmate resistono a terapie, non sono infette e sanguinano periodicamente, spesso in prossimità del tempo liturgico della Passione.
La storia Fino all’epoca medievale non esiste evidenza di stimmate. Il primo caso provato di reali stimmate è quello di San Francesco d'Assisi (il 14 settembre 1224) sul Monte La Verna in Toscana. Secondo la visione del serafino, egli ha sempre mostrato vivide e reali impronte dei chiodi e lesioni sul fianco del corpo. San Francesco nascose sempre queste stimmate, ma dopo la sua morte il suo compagno Elia da Cremona informò tutti gli ordini francescani con una lettera. Gli effetti che seguirono sono sorprendenti e si esplicano in un numero crescente di presenza di stimmate, fino ad oggi circa 350 o più casi, tra cui Caterina da Siena (1375), Veronica Guiliani (1697) e Theresia Neumann (1926).
Interpretazione teologica La chiesa tratta con riluttanza e prudenza il fenomeno delle stimmate. Pur mantenendo una apertura di fondo verso i miracoli, il fenomeno deve essere giudicato nel contesto delle rispettive biografie ed intenzioni (da un punto di vista medico, psicologico e di prospettiva teologica: determinarne la causa). Lasciando da parte le stimmate fraudolente, vi è un grande margine tra auto-suggestione e carisma, evento naturale e soprannaturale. Non vi è connessione garantita tra stimmate e santità, tuttavia, stimmate autentiche possono essere un indicatore trasversale dell'importanza della croce e della sofferenza di Gesù Cristo. Ciò che è vero per i cristiani cattolici per quanto riguarda i miracoli, in generale, è vero anche qui: per i cristiani che studiano la storia della chiesa, i miracoli nel passato e nel presente sono possibili, sebbene debbano essere applicati rigorosi criteri per la loro verifica (cfr. Andreas-Pazificus Alkofer, art. "Stigma" in Lexikon für Théologie und Kirche, Bd. IX. Friburgo: Herder, 2000)
Domanda 93: Perché Gesù non ha chiesto che il suo messaggio e i suoi insegnamenti fossero scritti? (TR)
Domanda 94: Molti dettagli sono scritti in modo diverso nei Vangeli. Se gli scrittori sono stati ispirati dallo stesso Spirito, perché i dettagli sono stati ispirati diversamente? (TR)
Risposta ad entrambe le domande: 1. Colui che domanda dovrebbe rileggere attentamente il 1° capitolo del libro pubblicato: "La Sacra Scrittura e la Parola di Dio" e quindi la nostra risposta alla domanda 60 di cui sopra, circa il motivo per cui ci sono quattro diversi vangeli.
La questione sul perché Gesù non ha chiesto che il suo messaggio e i suoi insegnamenti fossero scritti deriva dall’insegnamento classico islamico dal Corano (Sura 2,136) per il quale alcuni profeti importanti, come Mosè (Musa), Gesù (?Isa) e Muhammad hanno ricevuto una scrittura direttamente da Dio. Per Mosè è stata la Torah, per Gesù il Vangelo e per Muhammad il Corano. In base a questa convinzione, le rispettive scritture, le cui parole furono prima di tutto trovate nel cuore e sulle labbra dei loro profeti, sono state subito scritte nella forma di rotolo di scrittura o di codice, senza alcuna modifica nel testo. Questa considerazione contiene implicitamente due affermazioni: la prima, che questi profeti abbiano realmente ricevuto il testo di una scrittura, e in secondo luogo, che ciò che hanno proclamato verbalmente, vale a dire ciò che essi ritenevano fosse il messaggio di Dio, è stato poi scritto letteralmente senza cambiare neppure una singola lettera. Lasciamo aperta la domanda fintanto che questa visione della storia possa essere verificata in modo affidabile.
Il punto di accordo tra gli studiosi non-cristiani e cristiani su Gesù di Nazaret è, senza eccezione, che Egli non ha mai affermato che Dio avesse rivelato a Lui le parole della Sacra Scrittura, che già esisteva con Dio, che nella tradizione islamica viene chiamato Injil (Vangelo), né che Egli da solo o con l'aiuto dei suoi Apostoli abbia dato, al messaggio così ricevuto, una forma scritta in un unico libro, chiamato Injil.
In accordo con la ricerca critica, bisogna immaginare che il processo del "divenire testo" dei messaggi di Gesù, o meglio, il processo della genesi dei testi che sono stati successivamente raccolti e che sono diventate Scritture normative della Chiesa in forma di "Nuovo Testamento", si è verificato, come descritto dal ben noto teologo cattolico Otto Hermann Pesch: "Gesù stesso fa riferimento alla "Scrittura", alla "Legge dei Profeti" (cf. il Vangelo di Matteo 22,40), che contiene [in base agli insegnamenti di Gesù] la Parola e la Volontà di Dio. Ma ciò che è accaduto a lui [Gesù], era ugualmente accaduto per le storie dell'Antico Testamento e per le parole di Mosè e dei profeti. In un primo tempo, la gente parlava di Lui; nella Messa, nelle dichiarazioni di fede, la gente parlava delle Sue parole. Solo in seguito esse sono state scritte, all’inizio poche, poi sempre più parole. Egli aveva parlato e questo aveva un significato per i credenti. Alla fine, nelle mani di scrittori e teologi di talento, le storie, la parola e l'interpretazione si fusero insieme per completare i racconti, che noi chiamiamo Vangeli, secondo la prima riga del più antico tra loro (Marco 1,1: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”). Inoltre, vi sono state le "lettere pastorali" dei vari apostoli, missionari e responsabili della comunità, in particolare di Paolo".
"E così è stata creata una nuova raccolta di libri, il "Nuovo Testamento". E proprio come con l'Antico Testamento, il popolo di Israele è cresciuto nella fede della vicinanza di Dio attraverso la sua storia, così i cristiani utilizzano il Nuovo Testamento per crescere nella fede della vicinanza irrevocabile e definitiva di Dio a tutti gli esseri umani nel Suo Figlio, il Gesù Cristo crocifisso e risorto. Pertanto, il Nuovo Testamento è "santo Vangelo", così come l'Antico Testamento. Non nega le Sacre Scritture dell'Antico Testamento. E’ lo stesso Dio nelle cui azioni tra il popolo di Israele e nella cui manifestazione in Gesù Cristo noi crediamo. Entrambi i Testamenti messi insieme, uno come Testamento della promessa, l'altro come Testamento del compimento, formano una unica Sacra Scrittura: la Carta fondante della fede e della Chiesa. La domanda: "Si può credere nella Bibbia" ha avuto quindi risposta, perché essa stessa si risponde. Noi crediamo perché la Bibbia ci invita a credere. Senza la Bibbia non saremmo cristiani, perché senza di essa non crederemmo. E’ come se guardassimo una persona amata e chiedessimo: mi è permesso di amare questa persona? Se la amiamo, allora semplicemente abbiamo amore per essa e non chiediamo più se siamo autorizzati a farlo o meno. Lo stesso vale per il credere riguardo la Bibbia: la sua parola ci invita a credere. Se, come conseguenza, noi crediamo in Dio, semplicemente crediamo. La Bibbia ci ha quindi convinto così tanto che non dobbiamo più chiedere, se “possiamo” credere in essa.
La Bibbia come libro umano
“[Ovviamente] ... vogliamo sapere se tutte queste cose sono successe così come si legge nella Bibbia: tutte queste strane storie del miracoloso intervento di Dio nel corso della storia. Continuiamo a sentir parlare di "critica biblica", di " scienza della critica biblica", che confronta le storie della Bibbia con la conoscenza che abbiamo circa il suo tempo e il suo ambiente con altre fonti, e quindi conclude: Non può essere stato così, storia e leggenda qui si sono fuse, e l'interpretazione religiosa ha colorato il racconto della storia. ...”
"A questo punto, dobbiamo sottolineare qualcosa di importante: la Bibbia contiene la parola di Dio, ma nascosta in parole umane. Pertanto, quanto più prendiamo sul serio la Bibbia come libro umano, tanto meglio è. Tuttavia, ciò significa anche che i suoi autori erano figli del loro tempo – cosa che si vede anche dal fatto che hanno scritto nella loro lingua, che veniva parlata nel loro ambiente: ebraico o greco. Hanno scritto i loro libri nel modo in cui la gente scriveva libri a quel tempo. Poiché, per esempio, a quei tempi le buone storie erano ancora più amate di oggi, gli scrittori biblici hanno incluso storie nei loro libri e forse anche ne hanno inventate alcune al fine di spiegare ciò che volevano dire. E, naturalmente, essi hanno scritto i loro libri per promuovere la fede in Dio, per proclamare la Sua attività. Chi può quindi stupirsi se la fedele interpretazione dei fatti ed il racconto si fondono insieme? Non sorprende che i testi comprendano molte altre cose oltre al dato di fede, per esempio la composizione dell’universo, la fine del mondo, ecc.? Gli autori non hanno scritto un moderno libro di scuola, in cui un pensiero segue chiaramente l’altro; non hanno scritto un “oggettivo” servizio giornalistico o un verbale di polizia, perché non sapevano neanche cosa fossero. E se gli aveste detto che si sono lasciati prendere dalle leggende, non avrebbero capito perché ciò potesse rappresentare una critica”.
La parola di Dio non può essere ricevuta con nessun altro mezzo se non attraverso questa parola della Bibbia scritta nel suo preciso periodo. E se la Bibbia fosse diversa, se, ad esempio, fosse stata scritta nel modo in cui noi vorremmo, probabilmente non avremmo mai trovato la fede, poiché questa Bibbia non esiste. E’ facile da comprendere. Se gli autori della Bibbia, grazie a una speciale rivelazione da parte dello Spirito Santo, avessero scritto con lo stile del XX secolo, allora nessuno a quel tempo l’avrebbe compresa propriamente. Nessuno avrebbe percepito che era per loro, e perciò nessuno ne sarebbe stato interessato, nessuno l’avrebbe custodita, annotata, tradotta in altre lingue e diffusa; e anche noi, oggi, non sapremmo nulla della Bibbia. C’è dunque una buona ragione perché la parola di Dio si sia celata in quella umana. Dovremmo essere grati di questo e non lamentarci del fatto di essere nati in un altro tempo e in un altro luogo; non solo dobbiamo tradurre la Bibbia, ma dobbiamo anche spiegarla e interpretarla al fine di comprenderla pienamente.” (Kleines katholishes Glaubensbuch, Topos Taschenbuch n.29; 13a Edizione, 1992).
Per il processo di spiegazione delle Scritture nel corso dei secoli in tempi nuovi e nuove situazioni, alla chiesa è stata promessa la guida dello Spirito Santo. Secondo la concezione cattolica, lo Spirito Santo, attraverso il magistero della chiesa, il Vescovo di Roma in quanto successore di Cristo, e tutti gli altri Vescovi, protegge la chiesa da errori basilari nell’insegnamento della fede e della morale.
Domanda 95: Cosa ne pensa del libro “Il Codice da Vinci” di Dan Brown? Secondo Lei, il libro è un attacco alla Chiesa Cattolica da parte della massoneria? (TR)
Risposta: Lo scopo di questo sito web non è quello di discutere di letteratura. Dopo aver letto ciò che l'autore scrive di se stesso e del suo romanzo, e dopo aver studiato io stesso il romanzo, rigetto l’idea che Dan Brown stia compiendo un attacco diretto alla Chiesa e che si identifichi con la posizione della libera massoneria. Il romanzo è un lavoro di immaginazione, di finzione, e non deve essere letto come nessuna forma di ritratto storico reale. C'è molto spazio per l'interpretazione del libro. Ogni persona che desidera formare la propria opinione personale circa il romanzo ha bisogno di tenere bene a mente questi fatti. Ulteriori informazioni si possono trovare su: http://www.danbrown.com/novels/davinci_code/faqs.html
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