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Domanda 114: “L’Islam permette il matrimonio con Cristiani ed Ebrei, invece la cristianità vieta il matrimonio con persone di fede differente. E’ questa la vostra idea di amore e tolleranza?” (TR)
Risposta: Nel mondo di oggi, nel quale non solo persone battezzate, per esempio Cristiani di diversa confessione, vivono e lavorano insieme nelle stesse regioni e nelle stesse città, ci sono sempre più matrimoni tra Cattolici e battezzati Cristiani non cattolici, come anche tra Cattolici e persone non battezzate, ad esempio di diversa religione. Mentre i matrimoni misti tra Cristiani di differente confessione richiedono cura particolare sia da parte di entrambi i partner che da parte dei loro pastori, ancora maggior cura è richiesta nei casi di matrimoni tra differenti religioni.
Nella sua Arbeitshilfe Nr 172, „Christen und Muslime in Deutschland“ (Working material No 172, “Cristiani e Musulmani in Germania” (www.dbk.de/Schriften/Arbeitshilfen), il Sinodo Generale Tedesco valuta le domande che nascono quando un Cattolico sposa un Musulmano [Nos (370) – (401) (= p. 186 – 200)]. E’ quindi importante per il partner Cristiano comprendere i particolari dei matrimoni delle famiglie islamico-cristiane dal punto di vista della legge islamica.
1. La legge islamica consente il matrimonio tra un uomo Musulmano ed una donna Cristiana e non, invece, tra una donna Musulmana ed un uomo Cristiano. Questa regola è basata sulla premessa che nella vita matrimoniale e familiare, l’Islam è la religione definitivamente valida e superiore agli occhi di Dio, ed in caso di disaccordo il marito ha l’ultima parola. Secondo la visione tradizionale islamica un marito cristiano non è accettabile per una moglie musulmana, perché il suo supposto dominio nella famiglia porterebbe con sé il dominio certo dell’elemento Cristiano. Sebbene il diritto familiare della Turchia laica permetta il matrimonio tra un uomo cristiano ed una donna musulmana, un matrimonio tra una musulmana e un musulmano incontra molta più opposizione tra i Turchi in generale che un matrimonio fra un musulmano e una cristiana.
2. Secondo la visione islamica, i figli di un uomo musulmano e di una donna cristiana sono Musulmani per nascita, ed i loro genitori hanno il dovere di crescerli come Musulmani. Questo dovere, il raggiungimento del quale è la responsabilità primaria del marito musulmano, è oggettivamente incompatibile con il dovere della moglie cattolica di crescere i suoi figli nella stessa fede. Questo porta con sé problemi particolarmente difficili in una unione di questo tipo ed è dunque fortemente raccomandato che la questione della fede in cui verranno cresciuti i figli e la loro educazione religiosa vengano decisi il più formalmente possibile prima del matrimonio.
3. Prima ancora del matrimonio Cristiano-Musulmano, devono essere chiariti i seguenti argomenti: ad una moglie cristiana di un uomo Musulmano è permesso di partecipare ai servizi religiosi nella propria fede e può mantenere i contatti con la propria comunità di fede? Sarà permesso a lei di usare simboli cristiani e scritti cristiani per scopi personali nella sua casa matrimoniale? Sarà a lei consentito di non seguire le regole islamiche sul mangiare e sul bere? Ci sia aspetta da lei che si conformi agli obblighi islamici sulle abluzioni rituali, per esempio in corrispondenza del suo ciclo mensile e dopo aver partorito? Nel corso della storia, rappresentanti delle diverse scuole di legge islamica hanno risposto a queste e ad altre domande simili in modi diversi. Una donna cristiana che decide di sposare un musulmano dovrebbe fare tutto il possibile per scoprire i punti di vista del suo partner e quello dei parenti più stretti riguardo queste questioni prima di contrarre matrimonio. Ella dovrebbe anche tentare di concordare con il suo marito futuro musulmano modi di vita comune che permettano a lei di vivere come cristiana e in modo coerente con la sua idea di dignità personale.
4. E’ importante per una donna cristiana che valuta il matrimonio con un musulmano sapere che, secondo la legge islamica, non può ereditare dopo la morte del marito. Ancor più importante può essere il fatto che la legge islamica permette all’uomo di contrarre un secondo matrimonio anche se ha sposato una donna cristiana.
5. Una donna cristiana che valuti di sposare un uomo musulmano deve comprendere che può esserci una grande differenza in termini di sviluppo del suo matrimonio e di suo sviluppo personale, come anche del suo essere capace di vivere secondo la sua religione senza impedimenti, a seconda se lei ed il suo partner restino in Germania o in un altro paese “occidentale” oppure no. Se lei lo segue nel suo paese islamico di origine, deve essere preparata alla possibilità che anche se egli personalmente sarebbe propenso a permetterle quelle libertà, il suo ambiente sociale, soprattutto la famiglia di lui, può esercitare una enorme pressione a conformarsi, finanche a convertirsi. Questo potrebbe essere molto più forte che non se rimanessero in Germania. Questo è tanto più il caso poichè nella maggior parte dei paesi a maggioranza musulmana, il vivere insieme indipendente di una coppia sposata con i loro bambini nella forma di famiglia nucleare ancora non è la regola (fanno eccezione le città turche), mentre al contrario vivere in un famiglia estesa è la norma. La questione di dove la coppia debba vivere deve essere considerata attentamente prima del matrimonio, e se possibile dovrebbe essere deciso in modo che la donna possa aspettarsi una vita familiare che non richieda un’intollerabile estensione di adattamento.
6. Secondo la legge della Sharia, i diritti ed i doveri di entrambi i coniugi sono molto diversi e non sempre a danno della donna. Secondo la Sharia e la tradizione musulmana la posizione legale della molgie è fortemente più debole i quella del marito. La Sura 4:34 dice chiaramente: “Gli uomini sono preposti alle donne, perché Dio ha prescelto alcuni esseri sugli altri e perché essi donano dei loro bene per mantenerle; le donne buone sono dunque devote a Dio e swollectie della propria castità.” La donna deve obbedienza all’uomo; il seguito dei versi sopraccitati dal Corano permette ad un marito, che crede che questa obbedienza non sia assicurata, di applicare una scala graduale di punizioni che va fino alla violenza fisica. Il verso citato (Sura 4:34) continua: “…quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele; me si vi ubbidiranno, allora non cercate pretesti per maltrattarle; Ché Iddio è grande e sublime”. Nonostante questo testo, che può essere pericolosamente utilizzato da mariti violenti come giustificazione religiosa alle loro azioni, il comportamento reale in un matrimonio musulmano, come in uno cristiano, non dipende da un singolo versetto delle Scritture. Se si arriva alla violenza o meno non è, in realtà, deciso principalmente sul diritto ad esercitare una punizione fisica, che la Sharia tradizionalmente garantisce al marito, ma dipende dal livello di cultura ed armonia raggiunto dai partner.
7. Secondo la legge islamica, il marito ha il diritto di determinare dove si trova sua moglie. Nella società di oggi, questo significa anche che egli può impedirle di lavorare fuori da casa o impedirle di viaggiare verso il suo paese natale europeo. La domanda se un marito può impedire alla moglie di avere contatti con la sua famiglia diretta ha avuto risposte diverse dalle singole scuole di legge islamica.
8. Dovremmo anche considerare la legge islamica sul divorzio dal punto di vista del partner femminile e maschile, e la questione della custodia dei figli dopo un divorzio. Secondo la legge islamica, la custodia dei bambini è sempre garantita al marito musulmano. La legge islamica non garantisce neanche i diritti di visita alla moglie. Dove questa legge viene applicata, la madre letteralmente perde il suo bambino dopo il divorzio, anche nelle condizioni in cui la Corte tedesca chiaramente garantirebbe a lei la custodia. In ogni caso, si deve dire che se una donna tedesca sposa un musulmano con nazionalità straniera, lei dovrebbe subito informarsi delle leggi correnti che governano il matrimonio nel paese di origine del suo futuro marito. Lei dovrebbe sempre insistere sulla celebrazione del matrimonio in un ufficio di registro tedesco.
Per quanto riguarda il punto di vista cattolico e la legge sul matrimonio, andrebbero sottolineati i seguenti punti:
1. La Chiesa Cattolica considera il matrimonio come un’unione d’amore tra l’uomo e la donna che dura tutta la vita, il cui scopo è il benessere dei coniugi e il concepimento e la crescita di figli. Le caratteristiche principali del matrimonio sono la fedeltà al partner e la sua indissolubilità. Il matrimonio valido tra Cristiani è un sacramento, il matrimonio di un Cattolico con un non Cristiano (matrimonio interreligioso) è un matrimonio non sacramentale.
2. Per un matrimonio che sia valido agli occhi della Chiesa Cattolica, entrambi i partner devono contrarre matrimonio liberamente e senza ostacoli secondo quanto sopra descritto (consenso matrimoniale).
3. Riguardo la loro fede e la fede dei loro futuri figli, i credenti Cattolici possono trovare difficoltà a contrarre e vivere un matrimonio con un partner che non condivide la loro stessa fede cristiana ma appartiene ad un’altra religione. Per un senso di responsabilità per la vita di fede dei suoi membri, la Chiesa Cattolica ha quindi postulato che la diversa religione costituisca un “impedimento al matrimonio”. Un matrimonio con differenti religioni può essere considerato valido solo se l’impedimento viene rimosso prima della celebrazione del matrimonio stesso (dispensa).
4. Per avere la dispensa all’impedimento al matrimonio, devono verificarsi due condizioni: il partner cattolico promette di mantenere la propria fede e fare tutto il possibile per assicurare che ogni figlio sarà battezzato nella fede cattolica e cresciuto nella Chiesa Cattolica. Il partner Musulmano deve essere informato di questa promessa e conoscere l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio. Il prete Cattolico deve essere consapevole che anche il partner Musulmano ha il dovere di trasmettere la sua fede. Questo può contenere semi di conflitto ed enormi difficoltà nella relazione tra i partner.
5. I discorsi tra i coniugi, cattolico e musulmano, dovrebbero iniziare appena possibile prima della celebrazione del matrimonio, in modo che queste decisioni non vengano prese sotto pressione, ma dopo attenta meditazione. I problemi specifici connessi in un matrimonio Cattolico e i diversi punti di vista di Cattolici e Musulmani riguardo la concezione del matrimonio (monogamia, indissolubilità), e la via matrimoniale di tutti i giorni (ruolo della moglie, educazione dei figli) devono essere affrontati uscire non più tardi dei discorsi sulla preparazione del matrimonio.
6. Il matrimonio con un partner non Cristiano che crede in Dio può avere luogo nel Servizio della Parola. Le preghiere, le letture e i canti possono essere scelti in modo da rispecchiare la particolare situazione per mettere in condizione il partner Musulmano di comprendere e partecipare con essi per quanto sia possibile dall’interno della sua fede.
7. Se la dispensa dalla cerimonia canonica del matrimonio è stata garantita e se, dunque, il matrimonio non avviene seguendo le norme cattoliche, il matrimonio tra un cattolico ed un partner musulmano può anche essere contratto in una diversa forma di matrimonio pubblico, per esempio in un ufficio di stato civile della comune (Standesamt). Se, a seguito della dispensa dalla celebrazione canonica, la coppia ha optato per questa forma di celebrazione del matrimonio, bisogna tenere a mente che la legge della Chiesa Cattolica esclude qualsiasi altra forma di celebrazione matrimoniale, incluso un matrimonio pubblico secondo la tradizione islamica.
Note sulla redazione di un contratto matrimoniale.
1. Nonostante l’indissolubilità del matrimonio secondo la cultura Cattolica e l’intenzione del partner femminile di contrarre il suo matrimonio multi-confessionale come indissolubile, può essere saggio per lei considerare la redazione di un contratto matrimoniale. Ciò è importante soprattutto considerando la posizione islamica sul matrimonio e l’attenuazione delle possibili conseguenze di un divorzio.
2. Il punto principale di un contratto di matrimonio islamico è tradizionalmente il tipo e la quantità della dote, o la proprietà che il marito deve donare a sua moglie la mattina seguente la prima notte di nozze. Le donne Cristiane europee, non abituate a questa usanza, spesso si sentono di rifiutare un tale dono accettato per contratto, spesso a causa del credo spontaneo ed emotivo che la sola cosa che veramente conta è l’amore tra i coniugi. Esse credono che sia superfluo e perfino lo rifiutano con l’argomentazione che esse non possano essere “comprate”. In realtà, la dote rappresenta una necessaria assicurazione contro le conseguenze finanziarie di un divorzio, soprattutto considerando la relativa facilità con cui la legge islamica consente ad una donna di subire un divorzio anche contro la sua volontà, ed il conseguente periodo limitato del mantenimento dei pagamenti.
3. In questo contesto, saremmo favorevoli al fissare una dote molto alta, abbastanza comune nei paesi islamici, e allo stesso tempo, accordarsi che la maggior parte della dite venga pagata soltanto nel momento in cui il marito chiede il divorzio. Nell’interesse della moglie, questo significa realmente ridurre la possibilità che il marito inizi a cuor leggero la procedura del divorzio. Per proteggere la moglie Cristiana da una successiva unione poligamica, ci si può accordare che il marito desista dall’esercitare questo diritto che segue assolutamente la legge della Sharia.
4. Raccomandiamo inoltre con forza l’inclusione di altri punti nel contratto di matrimonio: l’accordo sul diritto della donna di frequentare il suo culto, ricevere le cure pastorali, partecipare agli eventi della parrocchia e di vivere una vita personale all’interno della famiglia che corrisponda alla sua religione. Secondo il paese di origine e la sfera sociale del marito, può essere appropriato mettere per iscritto contrattualmente il consenso di lui ad un eventuale occupazione pagata per la moglie, che ella possa spostarsi verso il suo paese di origine e contattare i suoi parenti.
5. Un punto importante in ogni contratto di matrimonio con un uomo Musulmano che venga da un paese islamico diverso dalla Turchia, e la disciplina della custodia dei figli in caso di divorzio, che sia accettabile dalla madre Cristiana.
6. Rileviamo in particolare che la conclusione di un contratto di matrimonio che sia valido secondo i criteri della legge islamica e uno strumento di tutela addizionale per una donna cristiana che sposa un uomo musulmano che provenga da paesi islamici diversi dalla Turchia, ed è fortemente raccomandato anche se la coppia si sposa in un Ufficio del Registro dopo la dispensa dalla celebrazione del matrimonio canonico, oppure se il partner musulmano accetta un matrimonio cattolico ed entrambi i partner non pensano al momento di trasferire la loro dimora nel paese di origine del marito. E’ possibile che nascano circostanze successive ed inaspettate che rendano necessario per il marito o per entrambi i partner spostarsi nel paese di origine di lui
. Inoltre, può accadere, non troppo raramente, che a seguito di un divorzio di un matrimonio cristiano-musulmano in Germania, il marito rapisca i bambini con l’aiuto dei parenti e contro i desideri di sua moglie e li nasconda nel suo paese di origine, lamentando che la loro educazione islamica non possa essere assicurata in nessun altro modo. In questi casi, la moglie teoricamente non ha alcuna possibilità di successo nel avere garantita la custodia dei figli dai tribunali nel paese di origine del marito, se ella non può mostrare un contratto di matrimonio islamico valido che dimostri che il marito aveva concordato le regole della custodia dei figli presso i tribunali tedeschi.
7. Secondo la legge Islamica, una moglie Cristiana non può ereditare dal suo marito Musulmano, dopo la sua morte. Ella potrebbe quindi tentare almeno di includere una clausola nel suo contratto di matrimonio che dica che questa legge non si applica. Alternativamente, è anche possibile ammorbidire la situazione attraverso una clausola con la volontà del marito in favore della moglie. Questo può magari essere anche concordato prima nel contratto di matrimonio.
8. In ogni caso, un punto va tenuto in considerazione: anche se la moglie Cristiana ha un contratto di matrimonio e se questo contratto rafforza la sua posizione, ancora non esiste alcuna garanzia che i tribunali nel paese di origine del marito la appoggino in caso intraprendesse una azione legale, anche sulle questioni che riguardano la custodia o l’eredità.. Soprattutto nelle controversie sulla custodia, i tribunali statali dovrebbero legiferare contro la pressione dell’opinione pubblica, che nella maggior parte dei paesi musulmani considera che per la salvaguardia della loro educazione islamica, i bambini di un musulmano dovrebbero rimanere con il loro padre musulmano o i suoi parenti e non con la loro madre cristiana. Una donna cristiana che desideri sposare un uomo musulmano di uno di questi paesi dovrebbe essere consapevole che restano comunque questi rischi.
Domanda 115: Il Vangelo dice: “Ma quando digiuni, (…) profumati la testa e lavati il volto” (Matteo 6,17). Cosa significa questo e come i Cristiani digiunano? (TR)
Risposta: Il versetto citato nella domanda fa parte di una sezione del Vangelo secondo San Matteo (6,1-18) in cui Gesù parla del grande Trinità dell’Elemosina, Preghiera, Digiuno in segreto, come si sono sviluppate nel Vecchio Testamento come espressione della vera pietà. Secondo Gesù, queste tre dimensioni devono essere praticate “in privato”, cioè non devono diventare dimostrazione di rigore e pietà, un pericolo che non può essere ignorato. Anche Gesù predica sul Digiuno “in privato” (Matteo 6,16-18). “Quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico, hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu, invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto. E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”
I dettagli di questa predica di Gesù non sono importanti, finché non si perde il punto principale: il digiuno ha scopo verso Dio e non verso le altre persone. Esso richiede fede e la volontà di una profonda conversione o ritorno verso Dio. Inoltre, il digiuno non deve essere visto come un semplice esercizio ascetico: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: scogliere le catene inique, togliere i legami del giogo; rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo. Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre i miseri e i senzatetto; vestire uno che vedi nudo senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne” (Isaia 58,6-7). Tutto è attorno a Dio, che è vita e crea vita, che indica la strada per uscire da tutte le forme di schiavitù verso la terra promessa, il Regno di Dio, dove tutti sono fratelli e sorella.
La questione è quindi non principalmente l’esercizio formale del digiuno, ma la conversione del cuore, il pentimento profondo. Senza questo, qualsiasi espressine esterna di pentimento rimane inutile e disonesta. La conversione profonda, tuttavia, richiede di essere espressa attraverso segni, azioni e atti visibili di pentimento (Gioele 2,12-13; Is 1,16-17); Matteo 6,1-6;16-18). Il pentimento profondo è una nuova e radicale direzione data ad ogni aspetto della vita, della conversione un ritorno con tutto il cuore a Dio, abbandono del peccato, rinuncia al male, come anche una avversione verso i peccati che abbiamo commesso. Allo stesso tempo, esso porta con sé il desiderio e la decisione di cambiare la propria vita, così come la speranza del perdono di Dio e la fiducia nel suo perdono.
Il pentimento profondo Cristiano può avere molti differenti modi di espressione. La Bibbia e i Patriarchi parlano principalmente delle tre espressioni sopra citate: digiuno, preghiera ed fare elemosina, come espressioni di pentimento davanti a se stessi, a Dio e davanti al genere umano. A seguito di questa profonda catarsi effettuata attraverso il Battesimo ed il martirio, il perdono dei peccati può essere anche ottenuto attraverso sforzi di riconciliazione con il proprio prossimo, le lacrime di pentimento, l’attenzione per il benessere del proprio prossimo, l’intercessione dei Santi ed una carità attiva – “perché la carità copre una moltitudine di peccati” (1 Pietro 4,8).
I periodi di pentimento nel corso dell’anno liturgico (ad esempio i giorni di digiuno, ogni Venerdì in memoria della morte di Nostro Signore) sono periodi formativi nella vita di pentimento della Chiesa. Questi periodi sono particolarmente adatti a ritiri, liturgie di pentimento, pellegrinaggi, negazioni volontarie come digiuno o donazioni di carità e condivisione con gli altri (caritatevole e missionaria).
Le regole della Chiesa per il digiuno
Il periodo del digiuno prima della Pasqua, la Quaresima, è finalizzato alla preparazione spirituale alla celebrazione della morte salvifica e della resurrezione di Gesù. Fuori da musica forte ed intrattenimenti dovrebbe creare lo spazio per la necessaria pace e quiete per questa preparazione.
Giorni di astinenza e/o pentimento sono tutti i Venerdì dell’anno. Durante la Quaresima Cattolica Cristiana bisogna astenersi dalla carne. In tutti gli altri Venerdì dell’anno i Cristiani possono astenersi dalla carne o effettuare qualsiasi altro atto di carità spirituale o fisica. Sia la deliberata scelta di cibi semplici che l’astensione da cibi di lusso e da divertimenti soddisfano i requisiti dell’astinenza. L’astinenza diventa obbligatoria dai 14 anni fino al termine della vita.
Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica No 2447, gli atti di carità sono: atti di perdono sono azioni di carità attraverso cui veniamo in aiuto dal nostro prossimo nelle sue necessità spirituali e materiali (cfr. Isaia 58,6-7). Giorni di digiuno sono Mercoledì della Ceneri e Venerdì Santo. In questi giorni stretti di digiuno, i Cattolici Cristiani dovrebbero astenersi del tutto dalla carne, mangiare più semplicemente possibile e fare solo un pasto principale (ed al massimo due piccoli spuntini). Quei giorni dovrebbero essere passati il più possibile in silenzio, in aumentata preghiera includendo la frequenza alla Liturgia. Il Digiuno include una notevole astinenza dal cibo. Una altra parte consistente delle richieste per quei giorni sono l’astensione dalla musica rumorosa, dal ballo e dal divertimento. Il digiuno diventa obbligatorio dai 18 anni fino all’inizio del sessantesimo anno di età.
Domanda 116: Si comprende che tu sia ostile ai Musulmani. Ma perché hai ucciso anche Cristiani Ortodossi durante le Crociate? A cosa era dovuto il vostro astio verso gli Ortodossi? (TR)
Risposta: 1. Non si può negare che in passato, le relazioni tra Cristiani e Musulmani erano spesso caratterizzate da azioni e pensieri ostili. Nella sua pubblicazione “Dichiarazione sulle relazioni tra Chiesa e religioni non-Cristiane”, Nostra Aetate, 3, la Chiesa Cattolica dichiara pubblicamente e in modo vincolante per tutti i credenti Cattolici che: “La Chiesa guarda con stima anche i Musulmani. Essi adorano un unico Dio, che vive e esiste in sé stesso; misericordioso e potente, il Creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini.”
2. In risposta alla seconda parte della domanda, dovremmo ricordare i punti seguenti:
Nel 1204, Costantinopoli fu conquistata dai crociati Cattolici e fu saccheggiata. A quel tempo, la città era il centro scintillante del mondo greco-ortodosso. La capitale dell’Impero bizantino non si riprese più da quel colpo e nel 1493 fu conquistata dagli Ottomani.
Nel giorno del Venerdì Santo del 2000, il Papa fece una pubblica Confessione dei Peccati contro l’Unità del Corpo di Cristo.
Un rappresentante della Curia romana, Cardinal Roger Etchegaray, presidente del Comitato Centrale del Grande Giubileo dell’anno 2000, tenne questa introduzione:
Preghiamo perché il nostro riconoscimento dei peccati che hanno distrutto l’unità del corpo di Cristo e leso la carità fraterna possa facilitare la via di riconciliazione e comunione tra tutti i Cristiani.
Preghiera silenziosa
Padre Santo
Padre Misericordioso Nella notte prima della sua Passione Tuo Figlio pregò per l’unità di coloro che credono in Lui: nella disobbedienza alla sua volontà, invece, i credenti si sono opposti gli uni agli altri, divennero divisi, si sono condannati gli uni con gli altri e hanno lottato gli uni contro gli altri. Noi imploriamo con urgenza il tuo perdono e supplichiamo il dono di un cuore pentito, in modo che tutti i Cristiani, riconciliati con te e gli uni con gli altri, possano, in un corpo solo ed un solo spirito, sperimentare di nuovo la gioia di una piena comunione. Chiediamo questo attraverso Cristo, Nostro Signore. Amen.
Più tardi, durante la sua visita ad Atene il 4 e 5 maggio 2001, il Papa parlò nella sua confessione di “figli e figlie della Chiesa” malconsigliati che avevano peccato.
Qui segue una breve rassegna di eventi nel 1204 e il ruolo del Papa Innocenzo III e la Chiesa Cattolica per intero, ai quali la domanda allude. Subito dopo la sua elezione nel 1198, Papa Innocenzo III (1198-1216) proclamò quella che è nota come Quarta Crociata, in cui si rivolgeva soprattutto al clero ed alle signorie di Francia come alle città costiere italiane. Nel 1202, il Margravio Bonifacio di Monferrato, Baldovino VII di Fiandra, il Conte Ludwig von Blois e altri salparono da Venezia verso l’Egitto. Come prezzo della cancellazione di un debito contro la volontà del Papa, essi conquistarono la città costiera Zara in Dalmazia (l’odierna Zadar) che si era separata nel 1186. Seguendo una richiesta di suo fratello Isaac II, che era stato bandito da suo fratello, l’Imperatore Alessio III e suo figlio Alessio IV, un cognato del re tedesco Re Filippo di Svevia, i crociati andarono contro Costantinopoli che conquistarono e saccheggiarono nella primavera del 1204.
Il 13 aprile 1204 secondo un contratto che era già stato concluso in marzo, Baldovino fu eletto dai Veneziani e dai Franchi come Imperatore Latino e fu creata una formale chiesa unificata. Questo, comunque, fu rifiutato dalla popolazione greca. La creazione di una legge Latina occupò così tanto i crociati che essi abbandonarono il loro fine originario.
Secondo i testimoni oculari: “il clero e coloro che avevano l’autorizzazione papale” dissero ai crociati prima del decisivo attacco finale che, coloro che sarebbero morti durante l’attacco sarebbero stati assolti da tutti i peccati. Un terzo della città fu bruciata, migliaia di abitanti venduti come schiavi, violentati e uccisi, la città saccheggiata, le chiese dissacrate; Re Baldovino, appena consacrato dai “Latini”, riportava entusiasticamente dei “miracoli” della conquista e “la mano del Signore ha compiuto tutto questo”; il Papa rispose: “Noi gioiamo nel nostro Signore e nella potenza della sua forza, che Egli accondiscese a fare tali meravigliosi miracoli attraverso voi… per la gloria e la grandezza della Santa Sede e per la gioia della Cristianità.. “
Il teologo greco-ortodosso Anastasios Kallis descrive cosa è che ancora muove ed agita la comunità ortodossa ad oggi: "L'iniziatore di questa sacrilega Crociata, Papa Innocenzo III, fu sconvolto dalla crudeltà dei crociati, che per tre giorni saccheggiarono palazzi, chiese, monasteri e case, che uccisero senza distinzione, violentatarono madri e suore - e tuttavia inviò ai crociati i suoi migliori auguri e interpretò la dissoluzione dell'Impero Bizantino e il patriarcato ecumenico da parte dei Latini come un atto di predestinazione divina, che aveva creato una unità della chiesa secondo i suoi desideri. Il problema è che il Papa impose un patriarca latino a Costantinopoli, che quindi presiedeva al posto del patriarca ortodosso per oltre mezzo secolo, mentre il patriarca ortodosso, insieme all’imperatore, dovette fuggire a Nicea in Asia Minore. Questo è il punto dolente che ancora pesa sul rapporto delle due chiese”.
Ora, il 4 maggio 2001 ad Atene, Papa Giovanni Paolo II ha ammesso: "Alcuni ricordi sono particolarmente dolorosi e alcuni eventi del lontano passato hanno lasciato ferite profonde nella mente e nel cuore delle persone fino ai nostri giorni. Penso alla disastrosa conquista della città imperiale di Costantinopoli, che per tanto tempo è stata il bastione del cristianesimo in Oriente. E’ tragico che gli assalitori, che avevano garantito un libero accesso per i cristiani in Terra Santa, si rivoltarono contro i loro stessi fratelli nella fede". Il Papa ha continuato: "Per le occasioni passate e presenti, in cui i figli e le figlie della Chiesa Cattolica hanno peccato in azioni o omissioni contro i loro fratelli e sorelle ortodossi, possa il Signore concederci il perdono che a lui imploriamo". L'Arcivescovo ortodosso di Atene, Christodoulos, spontaneamente applaudì; gli altri Vescovi presenti si unirono a lui.
Queste sono state le parole del Papa:
"Desidero prima di tutto esprimere a voi l'affetto e la considerazione della Chiesa di Roma. Insieme condividiamo la fede apostolica in Gesù Cristo come Signore e Salvatore; noi abbiamo in comune l’eredità apostolica ed il vincolo sacramentale del Battesimo; e quindi siamo tutti membri della famiglia di Dio, chiamati a servire l'unico Signore e a proclamare il suo Vangelo al mondo. Il Concilio Vaticano II ha invitato i cattolici a considerare i membri delle altre Chiese "come fratelli e sorelle nel Signore" (Unitatis redintegratio, 3), e questo vincolo soprannaturale di fraternità fra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Grecia è forte e stabile.
Certamente, pesano su di noi controversie passate e presenti e malintesi che ancora perdurano. Ma in uno spirito di reciproca carità, questi possono e devono essere superati, perché questo è ciò che il Signore ci chiede. Chiaramente vi è la necessità di un processo liberatorio di purificazione della memoria. Per le occasioni passate e presenti, in cui i figli e le figlie della Chiesa cattolica hanno peccato con azioni o omissioni contro i loro fratelli e sorelle ortodossi, possa il Signore concederci il perdono che a lui imploriamo.
Alcuni ricordi sono particolarmente dolorosi e alcuni eventi del lontano passato hanno lasciato ferite profonde nella mente e nel cuore delle persone fino ai nostri giorni. Penso alla disastrosa conquista della città imperiale di Costantinopoli, che per tanto tempo è stata il bastione del cristianesimo in Oriente. E’ tragico che gli assalitori, che avevano garantito un libero accesso per i cristiani in Terra Santa, si rivoltarono contro i loro stessi fratelli nella fede. Il fatto che fossero cristiani latini riempie i cattolici di profondo rammarico. Come possiamo non vedere qui il mysterium iniquitatis (cioè, il mistero del male) al lavoro nel cuore umano? Solo a Dio appartiene il giudizio e quindi affidiamo il pesante fardello del passato alla sua misericordia infinita, implorando lui di guarire le ferite che ancora causano sofferenza allo spirito del popolo greco. Insieme dobbiamo lavorare per questa guarigione se l'Europa che sta emergendo deve essere fedele alla sua identità, che è inseparabile dall’umanesimo cristiano condiviso da Oriente e Occidente "
Domanda 117: Voi accusate Allah [Il Dio del Corano e della fede islamica] di essere senza misericordia. Come si può spiegare il diluvio di Noè nella fede cristiana? Il vostro amorevole Dio uccise le persone con amorevole pioggia? (TR)
Risposta: All’inizio della risposta alla domanda precedente abbiamo riportato le dichiarazioni ufficiali del Concilio Vaticano II, in cui la Chiesa cattolica solennemente esprime il suo rispetto della fede dei musulmani in un Dio misericordioso. Non è pertanto vero dire che la Chiesa cattolica accusa il Dio del Corano e dell'Islam di essere senza misericordia.
Secondo l'autore del libro della Genesi, il diluvio, come descritto lì (Genesi 6,5 – 9,17) non è stato semplicemente una catastrofe naturale. Egli impiega l'antica, e in quel momento comune, modalità di narrazione come veicolo per esprimere un principio fondamentale della fede delle genti d'Israele: il giudizio di Dio negli eventi ed attraverso gli eventi della storia. Se confrontiamo la descrizione di eventi nel libro della Genesi con l'epopea di Gilgamesh o con altre vecchie versioni della storia di una leggendaria alluvione, noteremo immediatamente importanti differenze tra queste storie e il racconto biblico. Certamente, ci sono ingenui dettagli antropomorfi, come la dichiarazione che Jahvé chiuse la porta dell’arco (Genesi 7,16b), o che Egli annusò il piacevole profumo del sacrificio di Noè (Genesi 9,21). Ma questi dettagli - che sono stati presi dalla tradizione popolare che l'autore ha impiegato, non oscurano la questione centrale che Jahvé, l'Unico Dio (in contrasto con i molti Dei di Babilonia), ha agito sulla scena della storia umana ed ha infine realizzato il Suo scopo (in contrasto con la capricciosità delle divinità babilonesi).
Inoltre, il giudizio di Dio è influenzato dalla sua sollecitudine verso l'umanità. La storia del giardino dell’Eden lo aveva già mostrato, quando in seguito alla maledizione di Jahvé, Adamo ed Eva si vestono con cappotti di pelliccia (Genesi 3,21), e quando l’espressione del giudizio su Caino è ammorbidita dal segno protettivo posto sulla fronte di Caino (Genesi 4,15). Allo stesso modo, nella storia del diluvio, Noè trova misericordia davanti a Dio. La barca, in cui egli prende la sua famiglia e le coppie di animali, era un segno dell’intenzione di Jahvé di salvare "il resto", che Egli avrebbe utilizzato per un nuovo inizio nella storia. La storia si conclude con l'osservazione che, sebbene "l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza", Jahvé non maledirà mai più il mondo con un giudizio così duro. Le leggi della natura - "seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte" - diventano segni della fedeltà della Sua alleanza. (Genesi 8,20-22).
Domanda 118: Che cosa pensa del cosiddetto Vangelo di Tommaso? (TR)
Risposta: Ci sono diversi scritti apocrifi sotto il nome di Tommaso: gli Atti di Tommaso, l'Apocalisse di Tommaso, un Vangelo dell’infanzia di Tommaso; e anche il Vangelo di Tommaso.
Nella teologia cristiana questi scritti sono noti come apocrifi o libri apocrifi e non sono stati inclusi nel corpus della Bibbia, ma per il loro titolo o la loro presunta origine - Antico Testamento o personaggio del Nuovo Testamento – potrebbero richiedere di essere inclusi. Gli Apocrifi del Nuovo Testamento - di solito in greco, tardo latino o altre lingue - seguono la composizione del Nuovo Testamento: Vangeli (spesso solo frammenti), Atti degli Apostoli, Lettere e Apocalisse. La Chiesa universale non ha mai consentito a questi scritti un posto nell’insieme ufficiale dei testi. Un confronto con i libri canonici rivela chiare differenze: con poche eccezioni, gli Apocrifi devono più alla fantasia e all’immaginazione piuttosto che ad una riflessione sulla tradizione storica. Il loro significato risiede non in un possibile contributo per ampliare la nostra conoscenza della vita di Gesù o dei tempi degli apostoli, ma nella possibilità di scoprire il Cristianesimo in un tempo successivo e su un livello molto diverso rispetto a quello dei grandi teologi.
"Il Vangelo dell’Infanzia di Tommaso"
Il "Vangelo di Tommaso", per quanto il lettore probabilmente si riferisce qui al Vangelo dell’Infanzia di Tommaso, non ha alcun rapporto con il "Vangelo copto di Tommaso", cui faremo riferimento più tardi. E' il principale esponente dei cosiddetti "vangeli dell’infanzia" che riguardano l’infanzia di Gesù.
La popolarità del Vangelo dell’Infanzia di Tommaso appare evidente dalle numerose traduzioni e dalla loro varietà: greco, latino e siriano, etiopico, arabo e georgiano e slavo antico. Inoltre, ci sono anche i vangeli di infanzia arabo e armeno che hanno preso materiale da essi. Le diverse versioni divergono sostanzialmente e rivelano come il materiale è stato in parte esteso, in parte abbreviato, e talvolta cambiato nei contenuti. Il contenuto di questi scritti consiste in storie liberamente connesse dell’infanzia di Gesù e si conclude con la storia del Gesù dodicenne nel tempio, presa da Luca. Nonostante il riferimento all’età di Gesù in alcuni degli eventi riportati e la citazione da Luca 2,52, alla fine, non vi è alcun autentico tentativo di descrivere la crescita o lo sviluppo di Gesù. L'intenzione dell'autore è quello di presentare il ragazzino Gesù come un bambino genio. Il Gesù presentato qui è spesso, molto semplicemente, non il Gesù dei Vangeli canonici: mentre vi sono alcuni diretti miracoli di guarigione, altre storie appartengono al regno del folklore. Storie che raccontano di Gesù che crea uccelli di creta al Sabato possono essere innocue; altre lo ritraggono come "veloce alla rabbia, all’invettiva e maligno". Va detto, tuttavia, che tutte le vittime della sua malignità riguadagnano la loro salute e tutti i loro arti prima della fine della storia. La leggenda non era principalmente interessata all’adolescenza di Gesù e l'inizio della sua età adulta tra dodici e i trenta anni, in cui egli si presenta per il battesimo nel Giordano, ma negli anni precedenti al ragazzo dodicenne riportato dalle storie di Luca (Luca 2,41-52). Poiché è proprio quel ragazzo che viene presentato come un piccolo genio. Tutti i miracoli che Gesù compirà in seguito sono anticipati qui in modo particolarmente evidente. Tuttavia, vi è una notevole differenza tra questi miracoli e quelli riportati nei Vangeli canonici. Qui il materiale esterno è semplicemente entrato nella storia di Gesù, senza un seppur minimo tentativo di adattarlo all’immagine di Cristo. Se non fosse stato per il nome Gesù accanto al termine "bambino" o "ragazzo", non sarebbe mai accaduto che questi racconti di un bambino-Dio di grande vivacità potessero aggiungersi alla tradizione orale di Gesù. Si potrebbe fare un numero particolarmente ampio di paralleli con le leggende di Krishna e di Budda, come pure con tutti i tipi di fiabe. Tanto più semplice e sorprendente il miracolo, tanto più questo trova favore nel compilatore che non inizia neanche a mettere in discussione la sua autenticità. Questo bambino preannuncia non soltanto il Gesù che fa miracoli, ma anche il Gesù maestro. Ciò che Luca riporta in modo abbastanza discreto del dodicenne Gesù nel tempio, ora diventa grottesco a tal punto che il ragazzo non solo possiede tutta la saggezza del tempo, ma imbarazza persino tutti gli insegnanti con le sue profonde e spesso oscure parole di saggezza. Nonostante la mancanza di buon gusto, sobrietà e discrezione, bisogna dire che il compilatore di queste leggende, che creò il Vangelo dell’Infanzia di Tommaso, possiede un talento nel raccontare storie ed una ingenua visione del mondo. Ciò è particolarmente vero per le scene della vita infantile quotidiana. (Per la traduzione tedesca del testo, si veda: Wilhelm Schneemelcher, Neutestmentliche Apokryphen, 5a Edizione, Vol. 1. Tubinga: JCB Mohr, 1987, pp. 353-361; la traduzione in inglese in Schneemelcher, Trad. Ingl., Vol. 1 (1963), pp. 388-401).
Il "Vangelo Copto di Tommaso"
Il Vangelo di Tommaso, originariamente scritto in greco, fu scoperto come traduzione copta tra i papiri scavati nel Nag Hammadi nell’Alto Egitto nel 1945-1946. E’ oggi conservato nel Museo Copto nella città antica de Il Cairo. L'originale greco risale probabilmente al 150 d. C., la versione copta, che contiene alcune aggiunte, risale al 400 d.C. ca. Nel titolo, "Didimo Giuda Thomas" afferma di aver scritto il testo. A differenza dei Vangeli canonici, che sono storici, questo testo si compone di una serie di brevi frasi e discorsi allegorici attribuiti a Gesù. Alcuni ritengono sia possibile che questo "Vangelo copto di Tommaso" comprenda alcune parole del Signore non incluse nei Vangeli canonici e che però risalgano ad autentica tradizione. Nel complesso il contenuto non giustifica le affermazioni esagerate espresse in suo favore quando è stato reso pubblico per la prima volta nel 1959. Il Papiro Oxyrhynchus Greco, n. 1, 654 e 655, conserva frammenti di un testo greco che coincide - anche se non precisamente – con la versione copta del Vangelo di Tommaso trovata a Nag Hammadi. Tuttavia, questo lavoro sembra essere di origine gnostica. (Testo in lingua tedesca e Introduzione in Schneemelcher, I (1959), pp. 199-223; Trad. Ing:. Schneemelcher I (1963), pp. 278-307. Traduzione in tedesco più recente e introduzione: G. Lüdemann & M. Janssen, Bibel der Häretiker. Gli scritti in Greco da Nag Hammadi. Stoccarda, 1997, pp. 129-148).
Domanda 119: Se ai cattolici è vietato l'uso di contraccettivi, allora perché la popolazione nei paesi cattolici sta diminuendo? (TR)
Risposta: In primo luogo, ecco la posizione ufficiale della Chiesa per quanto riguarda la questione del controllo delle nascite. Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (Roma, 2006) affronta la questione sotto il titolo: "La famiglia è il santuario della vita" (num. 230-237):
“232. La famiglia contribuisce in modo eminente al bene sociale mediante la paternità e la maternità responsabili, forme peculiari della speciale partecipazione dei coniugi all'opera creatrice di Dio. L'onere di una simile responsabilità non può essere invocato per giustificare chiusure egoistiche, ma deve guidare le scelte dei coniugi verso una generosa accoglienza della vita: « In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato una nuova nascita ». Le motivazioni che devono guidare gli sposi nell'esercizio responsabile della paternità e della maternità derivano dal pieno riconoscimento dei propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia di valori.
233. Circa i « mezzi » per attuare la procreazione responsabile, vanno anzitutto rifiutati come moralmente illeciti sia la sterilizzazione sia l'aborto. Quest'ultimo, in particolare, è un abominevole delitto e costituisce sempre un disordine morale particolarmente grave; lungi dall'essere un diritto, è piuttosto un triste fenomeno che contribuisce gravemente alla diffusione di una mentalità contro la vita, minacciando pericolosamente una giusta e democratica convivenza sociale.
Va pure rifiutato il ricorso ai mezzi contraccettivi nelle loro diverse forme: tale rifiuto si fonda su una corretta e integrale concezione della persona e della sessualità umana ed ha il valore di un'istanza morale a difesa del vero sviluppo dei popoli. Le stesse ragioni di ordine antropologico giustificano, invece, come lecito il ricorso all'astinenza periodica nei periodi di fertilità femminile. Rifiutare la contraccezione e ricorrere ai metodi naturali di regolazione della natalità significa scegliere di impostare i rapporti interpersonali tra coniugi sul reciproco rispetto e sulla totale accoglienza, con positivi riflessi anche per la realizzazione di un ordine sociale più umano.”
E’ certamente possibile che anche i cattolici in alcune parti del mondo, seguano soltanto alcuni degli insegnamenti della Chiesa a riguardo. Come principio base, la Chiesa non rende le sue dottrine dipendenti dal fatto che la maggioranza delle persone le approvi o le segua. Per quanto riguarda la quantità di popolazione nei paesi a maggioranza cattolica in questione, guardando l'America Latina, le Filippine e l'Africa, per esempio, non si può generalizzare che la popolazione nei paesi cattolici è in declino.
Domanda 120: E’ logico ancora rimettere i peccati ogni 25 anni? Avrà ancora qualcuno paura di peccare? (TR)
Domanda 121: Continuate ancora a perdonare i peccati in cambio di elemosine o donazioni finanziarie, come era usuale durante la costruzione della Cattedrale di San Pietro? (TR)
Risposta ad entrambe: Entrambe le domande sono caratterizzate da un grave malinteso: viene ignorata la differenza fondamentale che l'insegnamento della Chiesa fa tra il peccato e la punizione.
Abbiamo bisogno di ricordare brevemente alcuni elementi fondamentali della dottrina della Chiesa sul peccato, sulla penitenza e sulla riconciliazione: Il Catechismo della Chiesa Cattolica (per il testo completo vedi: www.vatican.va ) riassume la relativa dottrina come segue:
1485 La sera di pasqua, il Signore Gesù si mostrò ai suoi Apostoli e disse loro: « Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi » (Gv 20,22-23). 1486 Il perdono dei peccati commessi dopo il Battesimo è accordato mediante un sacramento apposito chiamato sacramento della Conversione, della Confessione, della Penitenza o della Riconciliazione. 1487 Colui che pecca ferisce l'onore di Dio e il suo amore, la propria dignità di uomo chiamato ad essere figlio di Dio e la salute spirituale della Chiesa di cui ogni cristiano deve essere una pietra viva. 1488 Agli occhi della fede, nessun male è più grave del peccato, e niente ha conseguenze peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero. 1489 Ritornare alla comunione con Dio dopo averla perduta a causa del peccato, è un movimento nato dalla grazia di Dio ricco di misericordia e sollecito della salvezza degli uomini. Bisogna chiedere questo dono prezioso per sé e per gli altri. 1490 Il cammino di ritorno a Dio, chiamato conversione e pentimento, implica un dolore e una repulsione per i peccati commessi, e il fermo proposito di non peccare più in avvenire. La conversione riguarda dunque il passato e il futuro; essa si nutre della speranza nella misericordia divina. 1491 Il sacramento della Penitenza è costituito dall'insieme dei tre atti compiuti dal penitente e dall'assoluzione da parte del sacerdote. Gli atti del penitente sono: il pentimento, la confessione o manifestazione dei peccati al sacerdote e il proposito di compiere la soddisfazione e le opere di soddisfazione. 1494 Il confessore propone al penitente il compimento di certi atti di « soddisfazione » o di « penitenza », al fine di riparare il danno causato dal peccato e ristabilire gli atteggiamenti consoni al discepolo di Cristo. 1496 Gli effetti spirituali del sacramento della Penitenza sono: — la riconciliazione con Dio mediante la quale il penitente ricupera la grazia; — la riconciliazione con la Chiesa; — la remissione della pena eterna meritata a causa dei peccati mortali; — la remissione, almeno in parte, delle pene temporali, conseguenze del peccato; — la pace e la serenità della coscienza, e la consolazione spirituale; — l'accrescimento delle forze spirituali per il combattimento cristiano.
Strettamente collegato al sacramento della Penitenza è, nella Chiesa, la dottrina e la pratica dell’indulgenza. Il Catechismo Cattolico degli adulti (1985, (ed.) Conferenza dei Vescovi tedeschi) recita:
"L'indulgenza è la remissione della pena temporale dei peccati la cui colpa è già stata perdonata. L’indulgenza quindi presuppone la conversione personale, il ricevimento del sacramento della Penitenza per i peccati gravi e, in caso di indulgenza plenaria, il ricevimento della comunione. A coloro che eseguono determinate opere (in particolare la preghiera, le visite a chiese di pellegrinaggio) è concessa un'indulgenza dalla Chiesa sull’autorità del tesoro della soddisfazione di Cristo e dei santi ".
La dottrina e la pratica dell’indulgenza sono difficili da comprendere al giorno d’oggi. Per capire più pienamente la dottrina, bisogna comprenderla nel contesto delle sue radici storiche ed ambientali. In generale, l'indulgenza è esistita in una forma o nell’altra fin dall'inizio della Chiesa. Naturalmente, i singoli aspetti dell’indulgenza hanno una lunga storia. Nella Chiesa antica, erano soprattutto le petizioni dei fedeli, che avevano subito grandi sofferenze con le persecuzioni, ad avere un ruolo di primo piano. Poiché la pena temporale nella Chiesa dei primi tempi era “concessa” attraverso pene prescritte dalla Chiesa, per lungo tempo si è parlato di indulgenze che durarono per circa 100 o 500 giorni. Indulgenza nella sua forma attuale ha origine nel 11 ° secolo. Fin dal primo Medio Evo, l'indulgenza era spesso legata a determinati atti di pietà: partecipare ad una crociata, un pellegrinaggio ai santuari, particolari preghiere o buone opere. Sono incluse l’indulgenza della Porziuncola, l’indulgenza dei Giubilei in occasione dell'Anno Santo e l'indulgenza per Tutte le Anime.
L’indulgenza era spesso legata anche a donazioni finanziarie per gli scopi della Chiesa. Particolarmente nel tardo Medioevo, questo portò a gravi malcontenti, che in parte furono responsabili dell’inizio della Riforma. Di conseguenza, il Concilio di Trento (1545-1563) riformò in modo sostanziale la pratica dell’indulgenza e pose rimedio alle proteste. Tuttavia, il Concilio ha sostanzialmente confermato che l'indulgenza è una grande benedizione per i cristiani e, pertanto, ha condannato coloro che dichiarano che l’indulgenza sia inutile, o coloro che negano alla Chiesa il diritto di concedere indulgenze. Tuttavia, il Concilio di Trento ha richiesto che la Chiesa agisca con moderazione nella concessione delle indulgenze, secondo la tradizione approvata e duratura, e che in particolare sia escluso ogni tentativo di guadagno. La dottrina dell’indulgenza è stato studiata più a fondo e ne è stato promulgato un rinnovo nella Costituzione Apostolica di Papa Paolo VI nel 1967 sulla revisione delle indulgenze sacre.
Per una più profonda comprensione della dottrina dell’indulgenza, che costituisce il fondamento per la pratica dell’indulgenza, si deve prima comprendere che il peccato ha una duplice conseguenza. In primo luogo, il peccato conduce ad una revoca della nostra comunione con Dio e quindi porta alla perdita della vita eterna (che è chiamata l'eterno castigo); tuttavia, il peccato ferisce il rapporto tra l’essere umano e Dio e la vita della essere umano e la comunità umana (pena temporale). Queste due punizioni non sono "dettate" da Dio dall’esterno ma seguono dal di dentro dalla natura stessa del peccato. Il perdono dei peccati e il ripristino della comunione con Dio comporta la remissione della pena eterna del peccato, ma rimane la pena temporale del peccato. Mentre pazientemente sopportano le sofferenze e le prove di ogni tipo, quando arriva il giorno, affrontando serenamente la morte, il cristiano deve impegnarsi ad accettare questa pena temporale del peccato come una grazia. Il cristiano deve sforzarsi attraverso opere di misericordia e di carità, così come attraverso la preghiera e le varie pratiche di penitenza, di eliminare completamente la "persona vecchia" e diventare una “persona nuova" (Ef 4,22-24).
La Chiesa offre al cristiano un altro percorso che egli può seguire nella comunità della Chiesa, che è comunità di credenti che condividono i doni della grazia fatti fin qui per mezzo di Gesù Cristo. Il cristiano che cerca di purificare se stesso dal peccato e diventare santo, con l'aiuto della grazia di Dio, non è solo. Egli è un collegamento nel corpo di Cristo. In Cristo, tutti i cristiani costituiscono una grande comunità di solidarietà: «Se un membro soffre, tutti soffrono insieme con lui» (1 Cor 12,26). Questo meraviglioso scambio di beni di salvezza, che Gesù Cristo e, con l'aiuto della misericordia di Cristo, i santi hanno guadagnato per noi, è il "tesoro della Chiesa".
“L'indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di sciogliere accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano e gli dischiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre delle misericordie la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati. Così la Chiesa non vuole soltanto venire in aiuto a questo cristiano, ma anche spingerlo a compiere opere di pietà, di penitenza e di carità. Poiché i fedeli defunti in via di purificazione sono anch'essi membri della medesima comunione dei santi, noi possiamo aiutarli, tra l'altro, ottenendo per loro indulgenze, in modo tale che siano sgravati dalle pene temporali dovute per i loro peccati.” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1478-1479).
Un altro estratto dal Catechismo della Chiesa Cattolica in questo senso:
"Nella comunione dei santi “
1474 Il cristiano che si sforza di purificarsi del suo peccato e di santificarsi con l'aiuto della grazia di Dio, non si trova solo. « La vita dei singoli figli di Dio in Cristo e per mezzo di Cristo viene congiunta con legame meraviglioso alla vita di tutti gli altri fratelli cristiani nella soprannaturale unità del corpo mistico di Cristo, fin quasi a formare una sola mistica persona ». 1475 Nella comunione dei santi « tra i fedeli, che già hanno raggiunto la patria celeste o che stanno espiando le loro colpe nel purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità ed un abbondante scambio di tutti i beni ».In questo ammirabile scambio, la santità dell'uno giova agli altri, ben al di là del danno che il peccato dell'uno ha potuto causare agli altri. In tal modo, il ricorso alla comunione dei santi permette al peccatore contrito di essere in più breve tempo e più efficacemente purificato dalle pene del peccato. 1476 Questi beni spirituali della comunione dei santi sono anche chiamati il tesoro della Chiesa, che non « si deve considerare come la somma di beni materiali, accumulati nel corso dei secoli, ma come l'infinito ed inesauribile valore che le espiazioni e i meriti di Cristo hanno presso il Padre, offerti perché tutta l'umanità sia liberata dal peccato e pervenga alla comunione con il Padre; è lo stesso Cristo Redentore, in cui sono e vivono le soddisfazioni ed i meriti della sua redenzione » (Paolo VI)
Ciò significa che la concessione di indulgenze in cambio di elemosine o donazioni finanziarie per buone cause è eliminata in virtù del diritto canonico almeno a partire dal Concilio di Trento (1545-63).
Per quanto riguarda la teologia e la pratica dell’indulgenza da parte della Chiesa durante l'Anno Giubilare 2000, la Bolla di Indizione del Grande Giubileo dell'Anno 2000 "Incarnationis mysterium" del 29 novembre 1998 fornisce informazioni dettagliate. (v. www.vatican.va ) Un paragrafo di questo testo dovrebbe qui bastare:
"Questa dottrina sulle indulgenze dunque 'insegna in primo luogo come triste e amaro è l’aver abbandonato il Signore Dio (cf Ger 2,19). Quando si guadagnano le indulgenze, i fedeli comprendono che con le proprie forze non sarebbero in grado di rendere buono il male che, peccando, hanno fatto a se stessi e all'intera comunità, e pertanto essi sono incitati ad accumulare atti di umiltà. Inoltre, la verità sulla comunione dei santi, che unisce i credenti a Cristo e gli uni con gli altri, rivela quanto ognuno di noi possa aiutare gli altri - vivi o morti - a diventare ancor più intimamente uniti con il Padre che è nei cieli.
Sulla base di queste motivazioni dottrinali e interpretando la materna intuizione della Chiesa, io decreto che per l’intero Giubileo tutti i fedeli, adeguatamente preparati, possano essere in grado di fare abbondante uso del dono dell'indulgenza, secondo le direttive che accompagnano questa Bolla ".
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