titelbild
us-eng-flag

English

deutsche fahne

Deutsch

Frankreich02

Français

flagge1

Türkçe

Spanien02

Español

Banner2

Domande & Risposte 14

Domanda 122: Dio ha consegnato parte della sua autorità ( remissione dei peccati, risurrezione dei morti, il Giudizio Finale) a Gesù? (TR)

Risposta:
“Questa domanda è posta solo da qualcuno che presume che Gesù di Nazareth fosse un semplice uomo e niente di più. Tuttavia, la fede cristiana crede che Gesù stesso sia la personificazione della saggezza di Dio. Dio stesso come saggezza rimette i peccati, risuscita i morti e il Giorno del Giudizio giudica per mezzo della personificazione della saggezza che noi riconosciamo in Gesù Cristo (leggi a questo proposito: la lettera ai Colossesi 1,12-23, in particolare 19-20).

Domanda 123: Come la fede cristiana rappresenta il paradiso e l’inferno? Come è la vita dopo la morte? (TR)

Risposta:
Quando usa la parola Paradiso, la Bibbia, e anche gli insegnamenti della chiesa non si riferiscono chiaramente ad un luogo in alto con gli angeli sopra le nuvole. Le molte metafore usate nella Bibbia vogliono dire che il Paradiso è l’eterna comunione dell’umanità con Dio. Noi Lo vedremo, saremo felici con Lui, riempiti d’amore, di gioia e di pace, e di benevolenza verso tutte le altre persone. Dio vuole raccogliere tutta la creazione nel Suo splendore, la storia del mondo purificata, cambiata e completamente rinnovata. Dio vuole ricompensare le nostre buone azioni, sebbene esse siano possibili solo attraverso la Sua grazia. E così ci saranno differenti livelli di beatitudine, così come esistono differenti misure di recipienti; in Paradiso ognuno raggiungerà la piena misura della propria felicità.

Riguardo all’insegnamento dell’inferno, esso non contraddice la grazia di Dio? Non ci può essere nessun dubbio che Gesù conferma gli insegnamenti del Vecchio Testamento: ci sono peccati che sono così profondamente malvagi che la loro conseguenza è la separazione definitiva da Dio. Ognuno deve scegliere tra la vita e la morte. Dio rispetta questa libertà fino alla sua ultima conseguenza. La chiesa proclama il dogma dell’inferno così come una reale possibilità. Questo fa vedere ad ognuno l’assoluta importanza delle proprie azioni e li conduce alla salvezza. Se ci sarà in definitiva una persona dannata per sempre, questo la Bibbia non lo dice. Ma essere separati da Dio per sempre, da Lui che è la nostra vita, questo dovrebbe essere di fatto l’inferno.

Per fortuna è solo un fardello terribilmente pesante che separa noi da Dio. Tuttavia noi dobbiamo ammettere che non saremo completamente puri e senza vergogna davanti a Lui quando Lui alla fine ci chiamerà. E così c’è stata data l’opportunità della purificazione e della catarsi, che noi possiamo vedere come un segno della grazia di Dio. Noi siamo ‘povere anime’ perché non possiamo fare molto per la nostra salvezza e perché il fuoco dell’amore di Dio ci provoca dolore a causa dei nostri peccati (di qui il termine purgatorio, che è derivato da purgatorium – il luogo della purificazione). Allo stesso tempo siamo ricchi perché apparteniamo a quel luogo di purificazione di Dio, alla comunione dei santi. Possiamo sentirci sostenuti dalle preghiere che la chiesa rivolge ai defunti, anche noi possiamo offrire le nostre intercessioni.

Possiamo quindi riassumere: Paradiso – è Dio che abbiamo guadagnato per noi stessi per sempre. Inferno – è Dio che abbiamo perso per sempre. Purgatorio – è Dio così come lo stiamo aspettando nel dolore, mentre Egli ci purifica e ci rende santi.

Alla fine Dio causerà un nuovo Cielo ed una nuova Terra. La Bibbia parla di un banchetto divino, o della città santa di Gerusalemme in cui Dio vivrà fra l’umanità. Tutta la creazione sarà rinnovata. Una bellezza inimmaginabile ci sta aspettando.” (citato da Winfried Henze, Glauben ist schön. Ein katholischer Familien-Katechismus. Harsum: Köhler, 2001. pagg.178-180)

Domanda 124: Dio può pentirsi? (TR)

Risposta:
La domanda è da far risalire verosimilmente ai testi del Vecchio Testamento così come la Genesi 6,5-6 “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo”. Questo “rammarico”, o “pentimento” così come è anche conosciuto, è un modo umano di esprimersi della santità di Dio che non può tollerare il peccato. In Samuele 1,15-29, leggiamo: “D’altra parte la Gloria d’Israele non mentisce né può ricredersi, perché Egli non è uomo per ricredersi”. Questo è un avvertimento contro una traduzione troppo letterale del termine. Molto più spesso il “rammarico” o “pentimento” di Dio si riferisce al calmarsi della Sua rabbia e al ritiro della Sua minaccia. Vedi anche Geremia 26,3, “Forse ti ascolteranno e ognuno abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso disdirò tutto il male che pensavo di fare loro a causa della malvagità delle loro azioni”.

Domanda 125: Perché Gesù Cristo ritornerà? (TR)

Risposta:
La bibbia dice che dovremmo lavorare per la nostra salvezza “con timore e tremore” (Filippesi 2,12). Tuttavia la speranza è l’emozione più dominante quando i Cristiani pensano al giudizio finale. La ragione di questo è che i Cristiani guardano ogni cosa come proveniente da Cristo e che punta a Cristo. Il Vecchio Testamento già menziona il “giorno del Signore”, quando Dio punirà tutto il male della Sua gente, ma allo stesso tempo li salverà e li rinvigorirà. Il significato di ciò diventa reale solo apparentemente nel Nuovo Testamento. I Cristiani stanno aspettando il giorno di Gesù Cristo, il Suo ritorno in gloria. Poi tutto il mondo vedrà che Gesù Cristo è la causa originale e il cuore della storia. Ogni cosa sarà misurata rispetto a Lui e la Sua verità. Lui è il solo che Dio ha inviato per giudicare i vivi e i morti. La Bibbia annuncia ciò con maestose metafore. Tutte puntano alla stessa verità – alla fine Cristo trionferà, e con Lui la verità e la giustizia. Il piccolo, l’umiliato, il dimenticato, le vittime del terrore e disastri entreranno in possesso di ciò che aspettava loro, tutto il male e l’ingiusta violenza perirà. Così la proclamazione del giudizio finale è realmente “Buona notizia”.

I Cristiani dovrebbero pensare e parlare molto più spesso di “…fino a quando Lui viene in gloria!”, una parte della preghiera Eucaristica. I Cristiani della Chiesa primitiva provavano gioia nella speranza della seconda venuta di Cristo, in verità, essi aspettavano questa venuta del Signore in un prossimo futuro. La realizzazione che la fine dei tempi poteva essere molto, molto lontana nel tempo si cristallizzò solo molto lentamente. Ma per i Cristiani non era un problema di tempo. Non ci furono crisi quando l’attesa della Seconda Venuta non fu immediatamente adempiuta. La venuta di Gesù è ancora una vera reale attesa. Essere un Cristiano significa vivere nell’attesa.

Occasionalmente ci sono persone che affermano di sapere esattamente quando quel tempo verrà, sebbene la Bibbia ci dice che nessuno conosce il giorno o l’ora (Marco 13,32). Essi puntano alle guerre e ai disastri che Gesù annunciava essere i precursori della fine. Essi non sono, tuttavia, indicatori di una data specifica. Piuttosto, il proclama di Gesù dà un differente significato a tutti gli orrori di questo mondo: per i Cristiani essi sono un segno della salvezza che viene! Anche l’"Anticristo", la cui venuta precederà la fine dei tempi (2 Tessalonicesi 2,4), non è una persona specifica nella storia. Il mondo è pieno di questi avversari di Dio, ma il loro potere non è di spaventare i cristiani perché Gesù rivendicherà la vittoria finale.

E così i cristiani attendono Gesù per effettuare il compimento della storia. Questa è una buona notizia che ci rende gioiosi. Al tempo stesso ha una notevole importanza per il presente - non siamo noi che realizzeremo il perfezionamento del mondo, ma il Signore che farà questo. Una volta che noi abbiamo capito questo non seguiremo per molto quelli che proclamano altri tipi di paradiso in terra. I veri credenti Cristiani non sono confusi dalla decadenza e dallo scorrere della storia del mondo. Essi hanno il dovere di combattere per la giustizia, di fare tanto bene quanto possono, ma non si devono aspettare di essere capaci di compiere tutto ciò da soli. La speranza nella vittoria e il giudice Gesù Cristo proteggono i Cristiani da utopie pericolose che, come la storia dimostra, facilmente terminano nel sangue e lacrime. Così il proclama della venuta di Cristo nella gloria ci protegge dalla falsa speranza di un paradiso terrestre, così come da una fiacca rassegnazione senza speranza. (leggermente adattato, da W. Henze, Glauben ist schön. Ein katholischer Familien-Katechismus. Harsum: Köhler, 2001, pagg. 176-7).

Domanda 126: Qual è la sua opinione sugli insulti ad un profeta attraverso le vignette? (TR)

Risposta:
Di seguito cito il comunicato stampa rilasciato dal Capo del Sinodo Generale Tedesco, il Cardinale Karl Lehman, datata 3 febbraio 2006 in risposta alla controversia che circonda le vignette di Maometto, con cui concordo.

    "I principi della convivenza includono l’onorare la fede religiosa degli altri. Ciò vale per tutte le religioni. Satira o caricature, che nelle democrazie sono parte della libertà di possedere delle proprie opinioni, diventano un problema quando toccano il nucleo del dogma di una fede religiosa. Molti musulmani sono convinti che la loro fede è stata insultata dalle vignette che sono state pubblicate per la prima volta in Danimarca. Questa mancanza di sensibilità è da deplorare. Allo stesso modo, tuttavia, qualsiasi uso della violenza e tutte le teoriche chiamate alla guerra o minacce di boicottaggi devono essere comprensivamente respinte. L'evento dimostra quanto abbiamo ancora da imparare nelle nostre interazioni gli uni con gli altri."

Domanda 127: E’ permesso in Europa insultare Gesù Cristo con le vignette? (TR)

Risposta:
Da un punto di vista giuridico, sì. La valutazione morale di un tale insulto è un’altra cosa. In Europa, Gesù Cristo è insultato nelle caricature continuamente. Tutta l’esperienza storica dimostra che la protezione speciale giuridica della religione è stata abusata ripetutamente, e che non può essere combinata con la libertà d’espressione e la libertà d’indagine scientifica. Sono d'accordo con le seguenti osservazioni del Professore Muhammad Kalisch dell’Università di Münster:
“La protezione giuridica della fede e del sentimento religioso è assurda e deve essere rifiutata anche perché non può mai essere definita precisamente e ogni valutazione automaticamente tende all’arbitrarietà. Per i giuristi in una condizione costituzionale, tuttavia, l’arbitrarietà è il più forte segno di un verdetto nullo. Che i fatti non possono essere definiti è a causa delle differenti opinioni che ogni individuo ha su quando il suo sentimento religioso è stato insultato. Nel caso d’opinioni religiose o filosofiche c’è un problema aggiunto, ciò che è completa spazzatura per una persona può essere una verità assoluta per un’altra…

Se voi credete che il Papa sia un criminale e Maometto un assassino, voi dovete avere il permesso di dirlo. Se volete una società che riconosca la libertà d’opinione e la libertà d’indagine scientifica, dovete vivere con la conseguenza che ci saranno persone che non condividono il vostro punto di vista del mondo e che considerano le cose a te sacre senza senso.

E’ possibile provare a criticare il contenuto della fede e allo stesso tempo cercare di mostrare al vostro partner di discussione che voi rispettate ancora la sua dignità come essere umano, e ricercare un modo di criticare che sia il meno doloroso possibile... Tuttavia deve essere notato che qualunque conflitto proveniente dalla discussione non può e non deve essere risolto con la legge. Nell’area di conflitto fra la libertà d’opinione e la libertà d’indagine scientifica da una parte, e la religione dall’altra, ci deve essere l’assoluta libertà d’opinione e di scienza, anche se questo può ferire i sentimenti religiosi. Qualunque tentativo di imporre restrizioni non può trovare conferma con le sopra citate libertà fondamentali, e tutta l’esperienza storica mostra che nulla di buono può venire da ciò.

Tuttavia ci sono dei limiti. Questi limiti non riguardano la fede religiosa delle altre persone, ma la loro personale dignità. Dove i seguaci di qualunque fede religiosa, siano loro Ebrei, Cristiani, Mussulmani, Hindu, Baha’i o chiunque altro, sono raffigurati con una parola o una caricatura in modo da sembrare una semplice massa omogenea, alla quale, senza nessuna differenziazione individuale, possono essere attribuite caratteristiche negative così come il mentire, la falsità, la fraudolenza o anche un desiderio di uccidere; in questo caso non c’è nessun dubbio che la loro dignità umana è stata violata e che è stata fatta una rappresentazione offensiva.

Non può essere che una persona automaticamente è sotto pubblico sospetto e considerata un criminale semplicemente a causa della sua fede. Questo deve essere in realtà fortemente perseguito dal Governo” (CIBEDO (Frankfurt a. Main), 1/2006, pagg. 22-23)!

Domanda 128: Gesù sapeva in anticipo che Giuda lo avrebbe tradito? Se è così, perché poi Lui non si difese? (TR)

Risposta:
Secondo i quattro Vangeli, durante l’ultima cena Gesù dice che uno dei discepoli Lo tradirà e Lo consegnerà. Secondo il Vangelo di Matteo, Gesù allude a Giuda, per lo meno indirettamente. Questo annuncio di tradimento è predetto dal Salmo: “Anche l’amico in cui confidavo, anche lui, che mangiava il mio pane, alza contro di me il suo calcagno.” (Salmi 41,10). Il potere del male è potente anche nel ristretto circolo dei discepoli di Gesù.

Perché Gesù non si difese? Perché non evitò la cattura? Apparentemente gli diventava sempre più chiaro che non avrebbe evitato una morte violenta se Egli fosse voluto rimanere fedele al Suo messaggio dell’incondizionato amore di Dio verso tutta l’umanità. Egli subirà il destino del servo sofferente di Dio (vedi Isaia 53), che è rifiutato e ucciso, nonostante la sua innocenza. Senza ricorrere Egli stesso alla violenza e senza amarezza, Gesù accetta la sua morte confidando in Dio. Tuttavia, è esattamente questo atto che rompe il ciclo della violenza  e contribuisce alla riconciliazione di un mondo che è senza pace. In osservanza a Dio, Gesù segue la linea di condotta del servo sofferente di Dio. Egli sacrifica la Sua Vita “ per te e per tutti”. Egli afferma questo in primo luogo durante l’Ultima Cena, e la comunità Cristiana celebra questo sacrificio quando celebra l’Eucaristia. Nell’Eucaristia Gesù invita i fedeli allo zelante servizio degli altri e dà loro la Sua Forza nel potere dello Spirito Santo per farlo.

Domanda 129: Come si dovrebbe considerare il riconoscimento della chiesa delle (così dette) unioni dello stesso-sesso, così come quelle sostenute e praticate da alcuni Protestanti? (TR)

Risposta:
Per chiarificare la posizione Cattolica sulla domanda sulle relazioni dello stesso-sesso, riporto qui le principali affermazioni (in una traduzione ufficiosa) dal Catechismo Cattolico degli Adulti (Volume II: Leben aus dem Glauben [Freiburg: Herder, 1995], pagg. 385-87).

“Il regolamento legale delle relazioni dello stesso sesso (cioè omosessuale) non dovrebbe essere confuso con la valutazione morale degli atti omosessuali. L’omosessualità è un fenomeno complesso. Il tentativo di analizzare il fenomeno omosessuale nelle varie forme e descrivere le sue origini e il suo sviluppo, come pure il grado dell’orientamento omosessuale, denota appunto come la controversa ricerca sull’omosessualità e la sua caratterizzazione esiste anche nella moderna psicologia e medicina. Le differenti opinioni riguardo la forma e lo sviluppo dell’omosessualità rivelano che è necessario fare una distinzione fra orientamento omosessuale e atti omosessuali. Gli stessi omosessuali giungono a riconoscere il loro orientamento sessuale o inclinazione come permanente solo all’interno della possibilità di differenti fasi di sviluppo. Quelli con un orientamento omosessuale non l’hanno scelto da sé. (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica 2358). La ricerca medica sull’omosessualità tuttora mantiene l’opinione che l’orientato omosessualmente non può cambiare questa inclinazione. D’altra parte, scrittori noti in medicina mettono in rilievo che, in condizioni favorevoli, alcune terapie possono permanentemente cambiare un orientamento omosessuale. Qualsiasi cosa può essere detta da un punto di vista medico riguardo all’orientamento omosessuale o all’inclinazione, da un punto di vista etico, è chiaro che l’omosessuale non è più responsabile del suo comportamento omosessuale di quanto un eterosessuale è responsabile per il suo comportamento eterosessuale. Questo è importante non solo da una prospettiva di considerazioni di base etica ma anche riguardo alla minaccia alla salute per un possibile trasferimento del virus HIV, che è possibile attraverso gli atti omosessuali come pure quelli eterosessuali.

L’omosessualità comparata all’eterosessualità porta svantaggi. Anche l’anatomia degli organi sessuali è rivolta alla dualità dei sessi. Gli atti omosessuali fondamentalmente escludono una polarità sessuale completa così come la procreazione. Quindi, una relazione dello stesso sesso implica infertilità. Da questa prospettiva, anche gli omosessuali percepiscono il loro orientamento come essere differente, anche se si sono riconciliati con questa predeterminazione.

Dal punto di vista dell’ordine della creazione e delle istruzioni di Dio di procreare per l'uomo e la donna, l'omosessualità non può essere considerata uguale all’eterosessualità. Secondo la Bibbia, il vero luogo per la piena unione sessuale è il matrimonio tra un uomo e una donna, e il matrimonio è la prima cellula della società umana.

L’omosessualità fu fortemente condannata ai tempi biblici. La Bibbia era chiara sia nel Vecchio e nel Nuovo testamento che le pratiche omosessuali non possono rappresentare il vero scopo della sessualità umana. In Israele le persone che commettevano atti omosessuali – per qualsiasi ragione- erano perfino scacciate dal popolo secondo la legge (cfr. Levitico 18,22; 20,13). Nel Nuovo testamento l’apostolo Paolo interpreta il comportamento omosessuale come un rapporto innaturale (cfr. Romani 1,15-27;1 Timoteo 1,10), egli mette in guardia sul pericolo di questo nello stesso modo che sulle altre trasgressioni sessuali.

Nel passato la mancanza di conoscenza riguardo alle cause dell’omosessualità conducevano alla persecuzione e alla condanna. I fondamenti d’oggi sullo sviluppo dell’omosessualità proibiscono ogni diffamazione degli omosessuali. Da un punto di vista etico, è importante per gli omosessuali fare uno sforzo per non lasciare che la loro sessualità li controlli, ma anzi coscientemente integrarla in concetti e fini della morale umana. Soprattutto, devono rispettare la loro dignità umana e non devono fare cattivo uso della loro omosessualità come mezzo per soddisfare la loro spinta sessuale. Devono evitare di causare offesa con il loro comportamento e di sedurre gli altri. Essi “sono chiamati a compiere la volontà di Dio nelle loro vite e, se sono Cristiani, ad unire al sacrificio della Croce del Signore le difficoltà che possono incontrare nella loro condizione” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358).

Nella società tutte le persone hanno il dovere di trattare gli omosessuali con comprensione. La diffamazione e la degradazione li conducono in una situazione intollerabile e ostacolano la comunicazione. I Cristiani sono chiamati ad offrire agli omosessuali un aiuto pastorale. I partner dello stesso sesso non possono ottenere il riconoscimento della Chiesa in quanto istituzione.”

Domanda 130: L’abolire la Legge di Mosè non rappresenta un rifiuto della volontà di Dio, p.e. il comandamento della circoncisione o il divieto sul mangiare la carne di maiale? (TR)

Risposta:
Al centro dell’annuncio di Gesù c’era il messaggio della venuta del Regno di Dio (Marco 1,15). In questo modo Gesù relativizza la prima legge giudaica. Gesù non ha affatto dichiarato la legge mosaica come nulla e obsoleta. Egli, tuttavia, criticò e rivelò, nel tono più autoritario, la volontà di Dio espressa originariamente nella legge (Matteo 5 seg.: “ Ma io vi dico”). Le parole critiche di Gesù riguardanti la legge e la cultura  includono, per esempio, i Suoi annunci sul matrimonio, la vendetta e l’amore per i propri nemici (Matteo 5,31 seg. 43 par. seg. Luca), la purezza rituale (Marco 7,15), la guarigione di sabato (Marco 2,27 seg.), l’attenzione sulla legge sul duplice comandamento di amare Dio e il proprio prossimo (Marco 12,28-34) e per quanto riguarda la meticolosità di culto del Tempio di Gerusalemme (Marco 14,58). Alcuni di questi annunci sono strettamente collegati ad un certo tipo di comportamento di Gesù p.es. la Sua devozione incondizionata verso i peccatori ( in particolare nel mangiare con loro: Marco 2,15-17; Luca 15) e gli ammalati (la guarigione di sabato: Marco 3,1-6; Luca 13,10-17; la guarigione degli emarginati Marco 1,40; Luca 17,12); così come il segno profetico della purificazione del Tempio (Marco 11,11-17). L’esecuzione di Gesù da parte dei governatori ebrei allora al potere indica che la Sua critica alla Legge e alla cultura oltrepassava il limite di ciò che era ammissibile e tollerabile agli occhi di certi circoli.

Nelle comunità paleocristiane alcuni membri continuavano a seguire senza problemi la legge e partecipavano al culto del Tempio (Atti 2,46; 3,1; 21,20). Altri, gli “Ellenisti”, trassero conseguenze critiche verso la legge per il comportamento proprio di Gesù, la Sua esecuzione e il loro credo nella Sua risurrezione. Stefano il loro leader fu lapidato a causa della sua critica alla legge e al Tempio (At 6 seg.). I suoi seguaci furono perseguitati e abbandonarono Gerusalemme. I persecutori includevano Saulo/Paolo. Il fatto che lui fosse un fariseo e un fervente seguace della legge e come tale persecutore dei Cristiani ebrei ellenistici (Galati 1,13 seg.: Filippesi 3,5 seg.) fa luce anche sull’atteggiamento critico degli Ellenisti nei confronti della legge. Comprensibilmente, fecero il primo passo per includere i pagani nella comunità dei credenti senza richiedere la circoncisione e seguendo la Legge mosaica (Atti 11,20; Atti 15; Galati 2,22-24).

Dopo che Paolo stesso divenne un cristiano, più d’ogni profeta paleocristiano, continuò ad interessarsi delle difficoltà della legge e a queste frequentemente si riferisce nelle sue testimonianze scritte. La professione di fede, che Dio ha risuscitato dalla morte Gesù, il quale è stato condannato dalla legge, e Lo ha reso Signore, porta alla convinzione che non è con l’aderire alla legge che gli uomini ottengono di vivere in Dio ma attraverso la fede in Gesù Cristo, data dalla Misericordia di Dio (Galati 2,16; 3,10-14; Romani 1,17; 3,20-24 seg.). Così la legge non cessa d’essere beneficenza divina ma come un sentiero verso la salvezza termina in Cristo (Romani 10,4). Le istruzioni etiche rimangono valide nella realizzazione della vita attraverso la fede in Cristo, in particolare il comandamento di amare il proprio prossimo (Galati 5,14; 6,2; Romani 13,8). Tuttavia, esse sono valide solo con l’osservare costantemente il dono della salvezza precedentemente concessa da Dio per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo.

In breve: Gesù non negava la Legge mosaica. Tuttavia, il Suo annuncio del regno di Dio fondamentalmente alterava il suo significato così come la prima interpretazione ebraica della Legge. La Cristianità trasse varie conclusioni dal comportamento di Gesù, l’esecuzione e la risurrezione. Particolarmente significativo e importante è qui l’intuito dell’Apostolo Paolo cioè che non è la legge il sentiero decisivo per la salvezza ma Gesù Cristo, di cui lo Spirito Santo è vivo in modo speciale nella Sua Chiesa.

Quello che noi abbiamo chiaramente affermato risponde alla vostra domanda: il relativismo dei singoli comandamenti della legge da parte di Gesù, il Suo riassumere tutta la Legge nel comandamento di amare Dio e il proprio prossimo al punto di amare il proprio nemico, e la posizione della Chiesa derivata da questo, considerando i comandamenti dettagliati della Legge mosaica, non significa un rifiuto della volontà del Dio dei profeti, ma è la loro più profonda realizzazione.

Domanda 131: Dove è il primo e originale Vangelo che è stato dato a Gesù? (TR)

Risposta:
Il lettore dovrebbe leggere il Capitolo 1: “Scrittura e Parola di Dio” nel libro all’inizio di questa homepage. Inoltre, il lettore dovrebbe guardare le domande e le risposte 60 e 93 alla pagina 7 e 10, rispettivamente, in questa homepage. Tutto questo rivela: secondo la fede e la conoscenza Cristiana, mai era stato dato o “fatto scendere” un libro, l’injil, cioè il Vangelo. Questa opinione è rivolta verso l’idea del Corano come un libro “fatto scendere” da Dio a Maometto. Piuttosto, secondo la conoscenza e la fede cristiana in Gesù Stesso – la Sua vita così come il Suo insegnamento – è la buona notizia (greco: euangélion, italiano: buona notizia) nel primo e intrinseco significato. I quattro Vangeli del Nuovo Testamento portano il titolo Vangelo perché essi autenticamente comunicano a parole la buona notizia che è la vita e l’insegnamento di Gesù.

Domanda 132: Dio che invita il Suo popolo ad uccidere nel Vecchio Testamento, improvvisamente è diventato misericordioso poiché, per mezzo di Gesù, invita il Suo popolo ad amare i loro nemici? (TR)

Risposta:
Il racconto biblico presenta un’evoluzione nel tempo riguardo alla questione se è legittimo uccidere il proprio prossimo, così come riguardo al significato religioso e etico della guerra e della forza militare: qui Dio rende capace il Suo popolo di distinguere sempre più e chiaramente i contorni della Sua volontà, la quale raggiunge la perfezione nella vita e l’insegnamento di Gesù. Noi mostriamo questa evoluzione in due filoni.

        
1. Il divieto nel quinto comandamento contro l'assassinio e l'uccisione e il comandamento ad amare di Gesù

Gli insegnamenti del Vecchio Testamento riguardo al valore e alla dignità della vita umana sono succintamente formulati nel quinto Comandamento del Decalogo: “ Non assassinare” (Esodo 20,13; Deuteronomio 5,17). Il motivo per cui la Bibbia parla di “assassinio” invece che di “uccisione” è perché la corrispondente parola ebraica non significa “uccisione” nel senso di uccidere in quanto tale, ma nel senso di uccidere illegittimo. Essa in primo luogo si riferisce all’assassinio ma include anche l’omicidio preterintenzionale.

Il quinto comandamento riflette la convinzione in Israele che la vita è preziosa e sacrosanta. Questo si applica particolarmente alla vita umana dal momento che l’essere umano è un’immagine di Dio. Questa è la fonte del suo valore e della sua dignità. Nessuno è autorizzato a disporre arbitrariamente della vita umana. Chiunque viola la vita umana sarà severamente punito. “Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso perché ad immagine di Dio” (Genesi 9,6). Il deliberato annichilimento della vita del prossimo sarà considerato come un peccato “il gridare a me dal suolo” (Genesi 4,10). Chiunque assassinava era condannato a morte e l’assassino non poteva comprare la sua libertà (cfr Numeri 35,25). Esattamente questa pesante sanzione da parte della comunità rivela il suo rispetto per il Dio della vita…

Il fine positivo del quinto Comandamento è il Sì dell’umanità ai suoi fratelli, che ha il suo fondamento nel Sì dell’umanità a Dio e nel Sì di Dio all’umanità.

Secondo il Vecchio Testamento, il “Sì” a Jahvé è poi solo un completamente valido Sì quando è diretto verso Dio e l’umanità. Sì a Dio e Sì all’umanità costituiscono il fondamento di ciò che la Bibbia chiama amore. Ecco perché subito dopo la proclamazione del Decalogo (Deuteronomio 5) il Deuteronomio contiene la domanda fondamentale del “Sì a Dio” nell’espressione “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le tue forze.”(6,4). Il comandamento di amare Dio si rivolge anche all’amore del proprio prossimo…L’espressione esplicita è: “amerai il tuo prossimo come te stesso” (Levitico 19,18). Questo si applica anche agli stranieri (cfr Levitico 19,33 seg.). Questa rivelazione della volontà divina era riassunta dal profeta Michea in questo modo: “Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio”(Mica 6,8).

Ciò che è proclamato nei comandamenti del Vecchio Testamento di amare Dio e il proprio prossimo (Deuteronomio 6,4 seg.; Levitico 19,18) come la rivelazione della volontà divina e ciò che i profeti riferiscono ad azioni sociali concrete, è solennemente confermato e superato in Gesù e nel Suo messaggio. Lui, che è “la giustizia di Dio” e che porta il messaggio della giustizia di Dio così come comanda l’amorosa misericordia, come le parole del profeta Osea (6:6) dicono: “voglio l’amore e non il sacrificio”(Matteo 9,13; 12,7)… Gesù allarga la struttura generale del divieto di uccidere. Non solo il fisico omicidio colposo ma anche la collera e le parole malvagie raggiungono la colpa di uccidere: “Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio” (Matteo 5,21). Il motivo finale del comandamento di non uccidere, di non essere arrabbiato, di non odiare si trova nel comandamento ad amare da cui dipendono tutte le altre leggi (cfr Matteo 22,37-40). Gesù espande questo comandamento ad amare ad includere tutte le persone, anche i propri nemici (Matteo 5,44). Lui comanda non solo una disposizione interiore alla benevolenza, ma anche di fare il bene nelle azioni concrete. Gesù stesso esprime l’amore del prossimo con la Sua particolare devozione verso i poveri, i deboli, gli svantaggiati e i malati. Secondo il giudizio dei popoli di Gesù (Matteo 25), la decisione sulla salvezza o condanna dipende se abbiamo effettivamente messo in pratica questo amore in “opere di carità”. Gesù disse che la carità mostrata agli altri era la carità mostrata a Lui.

“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me…ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.” (Matteo 24,40-45)

Il comandamento “non uccidere” riconosciuto da tutti gli uomini cambia sotto l’influenza della proclamazione cristiana e il moderno orientamento verso l’umanità in: “Preserva la vita”. Questo positivo orientamento riguarda le persone nel mondo cambiato, in cui ora noi viviamo con un’urgenza che i nostri antenati non avrebbero potuto percepire nei tempi antichi. Le opportunità scientifiche, tecniche, economiche e politiche hanno reso più evidente di quanto non fosse mai prima possibile non solo la grandiosità della vita umana, ma anche i limiti e i pericoli alla vita umana. La responsabilità umana per la vita si estende a tutti gli aspetti della propria vita, alla vita degli altri dall’inizio alla fine, ad una coesistenza pacifica nella società, tra le nazioni, le persone, e al preservare la creazione. Così il quinto comandamento è simultaneamente un comandamento individuale e sociale. (Abbreviato e leggermente modificato da: Leben aus dem Glauben, il Catechismo Cattolico degli Adulti, Vol. 2, pagg. 270-75).

        
2. La guerra come un argomento nella Bibbia e il comandamento ad amare di Gesù

Anche se l’odierna ricerca del Vecchio Testamento raramente accetta che l’antica Israele conosceva le guerre sante nel modo che le guerre erano compiute dall’alleanza delle città in aiuto del santuario di Delfi, l’antica Israele evidentemente ancora considerava il Dio degli israeliti come un dio della guerra, come “il Signore degli eserciti, il Dio delle schiere d’Israele” (1 Samuele 17,45). L’antica storia d’Israele è anche interpretata come una storia di autodeterminazione militare con l’aiuto di Jahvé. Gli interessi di Jahvé e d’Israele coincidono largamente e le guerre d’Israele sono le guerre di Jahvé. L’annientamento del nemico è considerato come un atto di Jahvé stesso (Esodo 15,21). Tuttavia, dopo il consolidamento dell’impero di Davide, Israele sollevava sempre più obiezioni sulla sua precoce identificazione della volontà di Dio e l’autodeterminazione militare, e l’ascendente militare del popolo. Israele è sempre più trascinata nel potere politico e nei conflitti militari intorno a questo e infine cade vittima con la sua prigionia in Babilonia. In particolare i profeti richiedono l’impavido silenzio durante la guerra (Isaia 7,4-9; 30,15) e proclamano che Jahvé stesso spezzerà le armi d’Israele (Osea 1,5) e provocherà una pace definitiva quando il popolo forgerà le loro  spade in vomeri (Isaia 2,4; Mica 4,3). Ci sono anche le attese di un atto militare definitivo di Jahvé, che porrà una fine al potere terreno (Ezechiele 30). La predisposizione militare d’Israele era anche molto dominante durante il tempo dei Maccabei. Tuttavia, gli ebrei rabbinici sottolineavano il primato della pace, perché pace è la volontà di Dio ed è il nome di Dio. Per quanto, nel presente, dopo la fondazione dello Stato d’Israele, questo ha raramente portato ad una pacifica disponibilità al compromesso…

La prima Cristianità viveva in un mondo di pesanti conflitti politici e d’insurrezioni. I conflitti con gli occupanti romani incoraggiavano l’insurrezione e una lotta per la libertà, ma dall’inizio Gesù distanziava Lui stesso da ogni descrizione politica-messianica (Matteo 4,10; 26,52; Mica 10,42 seg; Giovanni 18,36). Nel collegare il titolo del Figlio dell’Uomo con l’immagine e la forma del servo sofferente di Dio, la proclamazione dell’antica comunità ha respinto il Messia politico. Accanto alle istruzioni di Gesù di amare il proprio prossimo e di rinunciare a tutta la violenza, così come tramandata nel Discorso della Montagna (Matteo 5,38 seg), sta ovviamente anche un’esortazione a riconoscere fondamentalmente la violenza politica (Romani 13,1 seg). Questa tensione caratterizza il rapporto del cristianesimo verso la guerra e la pace fino ad oggi…

In tempi recenti, in vista della produzione e dello spiegamento di un sempre crescente numero di più potenti armi di distruzione di massa, le Chiese hanno ritrattato la legittimità etica del loro uso. Anche se non può essere detto che le tradizioni di una guerra giusta hanno dato via ad un modello di pace giusta, il processo conciliare per “Giustizia, Pace e la Preservazione della Creazione” chiaramente indica questa direzione (da Wolfgang Lienemann, art. Krieg in: Evangelisches Kirchenlexikon [Göttingen, 1989], vol. 2, pagg. 1477-1481).

Domanda 133: I cristiani mancarono di comprendere o perfino di riconoscere Gesù, così che ancora nel 325 d.C. stavano discutendo sulla sua natura? (TR)

Risposta:
L’anno 325 d.C. riferito nella domanda è la data del primo concilio ecumenico (cioè mondiale), il Concilio di Nicea, che condannava gli insegnamenti di Ario. La professione di fede di questo Concilio, il così chiamato Credo di Nicea, riconosce con gioia che Gesù è un Essere (greco: homoousios) del Padre.

Molti contemporanei rendono la vita inutilmente difficile per loro stessi quando affrontano i problemi “non dogmaticamente” e “pragmaticamente”, così come loro dicono. La parola dogma suona come qualcosa di negativo a molte persone perché essi l’associano con l’inamovibile, l’ostinato e il non libero, e risveglia i ricordi dell’Inquisizione, delle guerre religiose e delle costrizioni morali ecc. La libertà di pensiero,di parola,di ricerca,di coscienza e la libertà religiosa sono considerate giustamente proprietà preziose, anche nella Chiesa. Alcuni perfino credono che stiamo vivendo in un periodo in cui il cristianesimo è al suo massimo non dogmatico e orientato al pratico.

Perché ci sono state e ancora ci sono discussioni interne alla Chiesa riguardo alla corretta comprensione della fede e alle sue dichiarazioni? Gesù stesso ammonisce nel Vangelo secondo Matteo: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. (Matteo 10,32-33). Tutti i cristiani sono chiamati a dare un tale inequivocabile riconoscimento. Per rendere chiaro il Credo è necessario anche un riconoscimento unanime. Poiché ci sono state spaccature e fazioni nella Chiesa fin dall’inizio (cfr Atti 6,1; Corinzi 1,11-13, ecc), troviamo spesso nel Nuovo Testamento un ammonimento all’unità. “Vi esorto pertanto…ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d’intenti” (1Corinzi 1,10). La diversità nel proclamare la parola di Dio, la forma della Messa, le teologie e l’ordine della Chiesa sono legittime e perfino auspicabili. L’intenzione qui non è di imporre una piatta uniformità. Ma la diversità legittima deve essere distinta da una diversità di dichiarazioni contraddittorie di fede e di dottrina etica negli aspetti centrali della vita. Una proliferazione sfrenata e selvaggia del pluralismo renderebbe la questione e la ricerca dell’unità senza senso. Se la verità cristiana non fosse chiara ed esatta, la messa condivisa non avrebbe nessun senso e la fede cristiana mancherebbe d’ogni credibilità. La Chiesa è riconoscente per la beneficenza che Dio le accorda con il portarla sempre più vicino alla verità con il potere dello Spirito Santo in mezzo a tutta la confusione e l’ambiguità distruttiva, e che Egli compie questo attraverso il Suo popolo e attraverso le azioni umane ossia attraverso le riflessioni e a volte le tese controversie tra i teologi e i pastori della Chiesa, che sono chiamati a servire l’unità della Chiesa.

Un dogma come la confessione del Concilio di Nicea su Gesù Cristo non è in aggiunta al Vangelo originario o perfino una nuova rivelazione. È un’esegesi, ufficialmente vincolante per tutta la Chiesa, di una rivelazione valida per tutta l’eternità nel distinguere contro interpretazioni errate, limitanti e adulteranti. I dogmi contengono due aspetti: devono riferirsi alla rivelazione originale e comune della verità, e devono essere presentati come ufficiali, definitivi e vincolanti per tutti i credenti. Quando la Chiesa fa questo, lei crede nella presenza di Gesù e nel supporto dello Spirito Santo promessole, che la condurrà a tutte le verità (cfr Giovanni 16,3).

La Fede è un comprensivo concetto della vita e un atteggiamento olistico verso l’esistenza. Tutto questo non è una sentenza o una somma di sentenze, ma un credere e un costruire in Dio come Egli si è rivelato a noi in Gesù Cristo. Dunque, non crediamo nei dogmi nello stesso modo in cui crediamo in Dio, in Gesù Cristo e nello Spirito Santo. Crediamo nei dogmi come una forma concreta d’intercessione per la sostanza della fede. Non sono i dogmi che giustificano la verità della fede, ma la verità della fede giustifica i dogmi. Non sono veri perché sono stati proclamati, piuttosto erano proclamati perché rappresentano la verità. Ne abbiamo bisogno così che, come un solo corpo, possiamo inequivocabilmente riconoscere la verità di fede. I dogmi possiedono la verità oltre se stessi perchè Dio è il Padre onnipotente e il Padre di Gesù Cristo. Ogni cosa dipende da questa verità (abbreviato dal Catechismo Cattolico degli Adulti, Vol. 1, pagg. 54–58).

Domanda 134: Non è un culto idolatrico la credenza che Maria fu assunta in paradiso, che dice “io sono la serva di Dio”, e il chiamarla Regina? (TR)

Risposta:
Vedi la risposta a pagina 8 alle domande 71 e 72 secondo la dottrina cattolica su Maria. In particolare l’affermazione là: “Che Maria è stata assunta in cielo, corpo e anima, è una conseguenza del suo incomparabilmente stretto legame con Cristo. Quello che tutti noi riceveremo alla fine dei tempi, ‘la risurrezione del corpo’, è gia accaduto a lei perché è Sua madre. Questa dottrina è particolarmente importante nel nostro tempo in cui il corpo è così terribilmente degradato da guerre, droghe, pornografia – quando è destinato alla gloria di Dio. In Maria, noi vediamo sempre la nostra propria dignità e speranza. In lei noi riconosciamo la grandezza di Dio che vuole realizzare con noi. Una volta che avrete compreso questo non cesserete mai di riverire Maria”.

La credenza nell’assunzione corporea di Maria è stata formalmente dichiarata come dogma da Papa Pio XII nel 1950: “Noi pronunciamo, dichiariamo, e definiamo essere un dogma divinamente rivelato: che l’immacolata Madre di Dio, la sempre Vergine Maria, avendo terminato il corso della sua vita terrena, è stata assunta corpo e anima nella gloria celeste (DS 3903, n. 487).

Questo dogma non riguarda la storica tradizione riferente il tempo, il luogo e le circostanze del ritorno di Maria a Dio (Gerusalemme o Efeso?). Non abbiamo nessuna informazione attendibile in merito a tali dettagli storici. Si tratta puramente di una tradizione di fede. A differenza della risurrezione di Gesù Cristo e la sua sublimazione (Ascensione), che è stata testimoniata dall’apparizione di quello risorto, non ci sono testimoni per l’Assunzione celeste di Maria. E’ un evento causato da Dio, ma non è un avvenimento che può essere datato. A differenza del sublimare di Gesù Cristo e la sua Ascensione in cielo, l’Assunzione di Maria non è la ragione della speranza nella nostra propria sublimazione, ma è il frutto di quella speranza e pertanto un’affermazione della nostra propria speranza.

Possiamo menzionare in particolare due aspetti come base per questa credenza. In primo luogo, possiamo fare riferimento al legame particolarmente stretto di Maria con Gesù Cristo, suo figlio, e con il Suo percorso. La comunità con Cristo è la comunità con la croce e la risurrezione. In principio, tutti i cristiani sono chiamati a questo. A causa del suo singolare legame con Gesù Cristo, prevediamo in Maria quello a cui noi tutti siamo chiamati: la risurrezione del corpo. Il secondo aspetto vede Maria come Eva, la nuova madre della vita. Lei diede alla luce il creatore della vita e attraverso il suo “Sì” ha reso un contributo speciale al trionfo della vita sulla morte. Possiamo già dire di lei: “La morte è stata ingoiata per la vittoria” (1 Cor 15,54). Così la glorificazione di Maria è una luce che “brilla innanzi alla terra, fino a quando al giorno del Signore arriverà, un segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo pellegrino di Dio" (Lumen Gentium 68).

Che significato ha per noi il dogma? In una situazione dove la carne è adorata da alcuni come un idolo di latta e odiata da altri, perché le persone si sentono irrimediabilmente imprigionate nelle strutture e nei sistemi odierni, poco sarebbe realizzato se la Chiesa proclamasse solo programmi, principi e appelli. In Maria la Chiesa ci offre una brillante prefigurazione della genuina speranza cristiana. E’ una speranza per tutta l’umanità. La carne anche sarà salvata. Tuttavia, è una speranza non nata per sensazionalismo dal basso verso il basso, ma dalla trasfigurazione e la glorificazione dall’alto verso l’alto. Questa speranza continua perché Gesù Cristo è risuscitato dalla morte. Lui è l’inizio e la causa permanente della nostra speranza. In Maria vediamo che questa speranza porta frutto per tutti noi e che questa speranza comprende la perfezione di tutta l’umanità. Così Maria è la prefigurazione della speranza di tutti i cristiani (lievemente abbreviato dal Catechismo Cattolico degli Adulti. Il Credo della Chiesa. 1985. pagg. 180-82).

Domanda 135: Come potete descrivere il sangue di Dio come qualcosa che contiene alcool? Dio rende ubriachi? (TR)

Risposta:
Nella Bibbia il vino appare come l’immagine della gioia della vita e come una benedizione; Dio Stesso dà il vino che allieta il cuore degli uomini (cfr Salmi 104,15; Genesi 27,28; Amos 9,13). Tuttavia, anche i suoi pericoli sono sottolineati (Genesi 9,21; Proverbi 20,1; 23,20; 31,4 seg; Isaia 5,11; 28,7; Osea 4,11). Ai preti era vietato bere vino mentre compivano i loro servizi. Giovanni il Battista evitava il vino (Luca 1,15), laddove Gesù beveva vino (Matteo 11,29) e a Cana trasformò l'acqua in vino (Giovanni 2,1 seg.). Il vino e la vite divennero simboli messianici (Genesi 49,11; Marco 14,25). Durante l'ultimo pasto prima della sua morte (l'Ultima Cena) Gesù disse, mentre consegnava il calice ai suoi discepoli: “bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti in remissione dei peccati.”(Matteo 26,27 s.). Dal momento che nella comprensione biblica il corpo e il sangue sono intesi come i termini di un sacrificio, riunendo il pane e il vino durante la celebrazione dell’Eucaristia simbolizza veramente e potentemente la morte sacrificale di Cristo. Questo simbolismo è ulteriormente sottolineato dall’espressione “sacrificato” quando offre il pane e il "versato" quando offre il vino. Tutto questo mostra la celebrazione eucaristica come un sacrificio cultuale in cui Cristo Stesso si dona al Padre e, allo stesso tempo, parla ai Suoi discepoli nello Spirito Santo. Questo pasto in forma del pane e del vino è anche il sigillo della nuova alleanza.

Paolo consigliava Timoteo di bere un po’ di vino per motivi di salute (1 Timoteo 5,23), ma metteva in guardia i vescovi e diaconi contro l’eccessivo consumo di vino (1 Timoteo 3,3.8; Tito 1,17). Anche altri riferimenti nel Nuovo Testamento mettono in guardia contro i pericoli del consumo sfrenato di vino (Efesini 5,18; 1 Pietro 4,3; Tito 2,3).

[Home - Introduzione] [La Sacra Scrittura] [La divinità di Gesù] [Croce, peccato, redenzione] [Muhammad - Profeta?] [Dio, Uno e Trino] [La Chiesa] [L'eucaristia] [La preghiera] [La religione e il mondo] [Il celibato] [Pluralismo religioso] [L'essenza del Cristianesimo] [Indice tematico delle domande] [Indice delle domande] [Domde & Rispse 1] [Domande & Risposte 2] [Domande & Risposte 3] [Domande & Risposte 4] [Domande & Risposte 5] [Domande & Risposte 6] [Domande & Risposte 7] [Domande & Risposte 8] [Domande & Risposte 9] [Domande & Risposte 10] [Domande & Risposte 11] [Domande & Risposte 12] [Domande & Risposte 13] [Domande & Risposte 14] [Domande & Risposte 15] [Domande & Risposte 16] [Domande & Risposte 17] [Domande & Risposte 18] [Domande & Risposte 19] [Impressum]