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Domanda 147: Ai cristiani è permesso pregare nelle moschee, come ha fatto il Papa ad Istanbul? O quello è stato solo un gesto di cortesia? (TR)
Risposta: Non sappiamo quali pensieri e parole – intimi e non uditi- sono stati con il Papa mentre pregava durante la sua visita alla Moschea Blu di Istanbul il 30 novembre 2006. In ogni caso, i cristiani come i musulmani distinguono la preghiera liturgica da altre forme informali di preghiera, se fatta individualmente o in comunità. Tali preghiere informali possono essere preghiere di ringraziamento, lode o intercessioni. Credo che in questa particolare occasione ad Istanbul il Papa abbia lodato Dio dal cuore di Dio,data l’imponente architettura di questa moschea e la fede che essa esprime. Credo che il Papa abbia anche reso grazie a Dio per la buona volontà dei suoi ospiti e la devozione a Dio dimostrata da così tanti musulmani e che, infine, abbia pregato Dio, il creatore, di rafforzare la buona volontà tra musulmani e cristiani nella loro ricerca di una comprensione reciproca, e di risvegliare, nei cuori dei credenti d’entrambe le religioni, la reciproca responsabilità, per creare questo mondo secondo la santa volontà di Dio.
Ogni cristiano dovrebbe seguire l’esempio del Papa e pregare con questo spirito, specialmente quando si visita una moschea o i musulmani in preghiera. In occasioni speciali, il cristiano può anche stare in piedi o seduto in silenzio in fondo come testimone della preghiera liturgica musulmana. E, allo stesso modo, i musulmani possono essere presenti alla liturgia cristiana - e unirsi alle preghiere dei loro ospiti lodando e ringraziando Dio e chiedendo la Sua intercessione dal profondo dei loro cuori. Cristiani e musulmani entrambi pregano lo stesso Dio. Tuttavia, la loro fede non dice la stessa cosa sotto ogni aspetto riguardante questo unico Dio. Cristiani e musulmani uniti nella loro fede in questo unico Dio, esprimono le differenze tra la dottrina musulmana e cristiana con le diverse dichiarazioni fatte.
Domanda 148: Nel cristianesimo, i morti vengono lavati ed avvolti in un panno di lino? (TR)
Risposta: Il giorno della morte inaugura per il cristiano… il compimento della sua nuova nascita cominciata con il Battesimo, la “somiglianza” definitiva all’“immagine del Figlio” conferita dall’unzione dello Spirito Santo e la partecipazione al banchetto del Regno anticipato nell’Eucaristia, anche se, per rivestire l’abito nuziale, ha ancora bisogno di ulteriori purificazioni. [CCC 1682]
La Chiesa che, come Madre, ha portato sacramentalmente nel suo seno il cristiano durante il suo pellegrinaggio terreno, lo accompagna al termine del suo cammino per rimetterlo “nelle mani del Padre”. Essa offre al Padre, in Cristo, il figlio della sua grazia e, nella speranza, consegna alla terra il seme del corpo che risusciterà nella gloria (1Corinzi 15,42-44). Questa offerta è celebrata in pienezza nel sacrificio eucaristico; le benedizioni che precedono e che seguono sono dei sacramentali. [CCC 1683]
I corpi dei defunti devono essere trattati con rispetto e carità nella fede e nella speranza della risurrezione. La sepoltura dei morti è un’opera di misericordia corporale (Tobia 1,16-18); rende onore ai figli di Dio, templi dello Spirito Santo. [CCC 2300]
L’autopsia dei cadaveri può essere moralmente ammessa per motivi di inchiesta legale o di ricerca scientifica. Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio. La Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi. [CCC 2301]
“Fino al 1964 la cremazione era vietata ai cattolici in base al diritto canonico. Il divieto era fondato meno su motivi dogmatici e più su una reazione contraria verso alcuni gruppi in cui la cremazione era propagata come un diniego della fede e della risurrezione. Oggi la cremazione è consentita ai cattolici, se questa non è intesa a negare espressamente la fede cristiana.
I cristiani decorano le tombe dei loro morti come segno di ricordo e di amore. Con la benedizione delle tombe nei giorni di festa di Ognissanti e di tutti i defunti, le comunità dimostrano il loro attaccamento ai morti in un modo particolare. La morte e il dolore sono considerati alla luce del messaggio di risurrezione di Gesù; insieme le comunità cristiane riconoscono la loro speranza nella risurrezione.
I cristiani onorano profondamente anche il cimitero. E’ il “campo di Dio” dove i corpi dei fedeli, che in questa vita erano il tempio dello Spirito Santo, sono sepolti. La disposizione e l’ambiente del cimitero dovrebbero testimoniare la fede cristiana nella risurrezione.” (Catechismo cattolico degli adulti, Vol. II: Vivere nella fede, p. 313 seg.)
Domanda 149: E’ peccato se si è attaccati (p.es. da ladri e assassini) e involontariamente si uccide l'assalitore? (TR)
Risposta: L’azione descritta in questa domanda è chiamata autodifesa. La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario. “Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l'altro è l'uccisione dell'attentatore... Il primo soltanto è intenzionale, l'altro è involontario” (San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, 64, 7). [CCC 2263]
L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:
Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita... E non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di. più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui. (San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, 64, 7) [CCC 2264]
La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità. [CCC 2265]
Corrisponde ad un’esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell’uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l’ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.[CCC 2266]
L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani. [CCC 2267]
Domanda 150: È possibile ed è consentito ai sacerdoti, che dopotutto per virtù del loro ufficio perdonano i peccati degli altri in nome di Dio, pronunciare perdono per i loro peccati? (TR)
Risposta: Dio solo perdona i peccati. Poiché Gesù è il Figlio di Dio, egli dice di se stesso: “Il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati” (Marco 2, 10) ed esercita questo potere divino: “Ti sono rimessi i tuoi peccati!” (Marco 2, 5; Luca 7, 48). Ancor di più: in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini affinché lo esercitino nel suo nome. [CCC 1441]
Cristo ha voluto che la sua Chiesa fosse tutta intera, nella sua preghiera, nella sua vita e nelle sue attività, il segno e lo strumento del perdono e della riconciliazione che egli ci ha acquistato a prezzo del suo sangue. Ha tuttavia affidato l’esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il “ministero della riconciliazione” (2Corinzi 5,18). L’apostolo è inviato “nel nome di Cristo”, ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta e supplica: “Lasciatevi riconciliare con Dio” (2Corinzi 5,20). [CCC 1442]
“302. Quali sono gli elementi essenziali del Sacramento della Riconciliazione? Sono due: gli atti compiuti dall’uomo, che si converte sotto l’azione dello Spirito Santo, e l’assoluzione del sacerdote, che nel Nome di Cristo concede il perdono e stabilisce le modalità della soddisfazione.”
“307. Chi è il ministro di questo Sacramento? Cristo ha affidato il ministero della riconciliazione ai suoi Apostoli, ai Vescovi loro successori e ai presbiteri loro collaboratori, i quali diventano pertanto strumenti della misericordia e della giustizia di Dio. Essi esercitano il potere di perdonare i peccati nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.”
“309. Il Confessore è tenuto al segreto? Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, ogni Confessore è obbligato, senza alcuna eccezione e sotto pene molto severe, a mantenere il sigillo sacramentale, cioè l’assoluto segreto circa i peccati conosciuti in confessione.” [I numeri 302, 307 e 309 sono un estratto dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.]
Da ciò è evidente che tutti i fedeli, compresi anche il Papa, vescovi e sacerdoti, sono chiamati a confessare i loro peccati mortali, e preferibilmente anche i loro peccati veniali, ad un sacerdote, al fine di ricevere il perdono.
Domanda 151: Perché Gesù gridò sulla croce: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?” se egli stesso è Dio? (TR)
Risposta: La domanda si riferisce alla descrizione della morte di Gesù sulla croce secondo il Vangelo di Matteo, Matteo 27,46: “Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì,Elì, lemà sabactàni », che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
Questo è un grido di completo bisogno, poiché Gesù è al tempo stesso pienamente Dio e uomo. Dio in Gesù discese a noi nella nostra angoscia mortale per amore di noi peccatori e divenne uno di noi, fuorché senza peccato (Filippesi 2,6-11). Il grido di Gesù sulla croce non è un grido di disperazione. Il lamento preso dal Salmo 22 è una preghiera a Dio. In questo Salmo, dove Gesù prega, il lamento è seguito dalla buona notizia della vittoria finale.
“«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza»: sono le parole del mio lamento. Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo. Eppure tu abiti la santa dimora, tu, lode di Israele. In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati; a te gridarono e furono salvati, sperando in te non rimasero delusi.” (Sal 22,2-6)
Domanda 152: Che cosa è Armageddon? (TR)
Risposta: Secondo la rivelazione a Giovanni nel Nuovo Testamento, dove l’autore ha una visione nel Cap 16,13-16: “Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti immondi, simili a rane:” “sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente.” “Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante e conserva le sue vesti per non andar nudo e lasciar vedere le sue vergogne.” “E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn (= Armageddon).” (Apocalisse 16,13-16 ).
Armaghedòn, cioè il Monte Meghiddo. Questa città in pianura, che confina con la catena del Monte Carmelo, fu il sito della sconfitta del re Giosia, 2 Re 23,29 seg; essa rimase come simbolo della caduta dell’esercito che qui si riunì, cfr. Zaccaria 12,11. Il “raduno” dei re nel versetto 14 si riferisce alla riunione di tutte le tribù pagane di fronte alla loro distruzione da parte di Cristo.
Domanda 153: Dopo il conflitto del 1054, cattolici e ortodossi si sono scomunicati a vicenda. Da quando questi verdetti sono stati revocati in modo tale che cattolici e ortodossi possano pregare e celebrare la Santa Messa insieme? (TR)
Risposta: L'atto di scomunica del 1054 non influenzò tutta la fede ortodossa e cattolica, ma solo le singole persone coinvolte. Ciononostante, ci sono state gravi implicazioni nel rapporto tra cattolici e ortodossi. Il 7 dicembre del 1965, pertanto, con due atti simultanei a Roma e a Fanar, la sede ufficiale dei patriarchi ecumenici ad Instabul, sono stati ricordati gli eventi del 1054 e sono stati sradicati dalla “memoria della Chiesa”.
Da allora i cattolici e gli ortodossi sono stati in grado di condividere la preghiera liturgica, tuttavia, gli ortodossi in genere non consentono ai cattolici di ricevere la Santa Comunione nella liturgia ortodossa. Secondo il Can. 844, sezione 3, del CIC, un sacerdote cattolico può dare la Comunione ad un ortodosso se la richiede di propria iniziativa, e se è appropriatamente disposto (dr.ssa Theresia Hainthaler).
Domanda 154: Perché la Chiesa in America Latina sostiene i proprietari terrieri e punisce i sacerdoti che difendono la popolazione senza terra, colpita dalla povertà? (TR)
Risposta: In molti paesi del mondo le persone non sono più disposte ad accettare le loro condizioni come un destino immutabile, soprattutto perché le strutture ingiuste che causano l'oppressione, l'analfabetismo, la negligenza, la disperazione sono responsabilità dell’uomo e possono essere cambiate da lui.
La teologia della liberazione inizia con la questione di com’è possibile parlare dell’amore di Dio e della Sua cura dei poveri di fronte all’incommensurabile sofferenza dei poveri dei paesi latino-americani, e come questa sofferenza può essere vinta attraverso un aiuto congiunto. Questi sono i motivi fondamentali della teologia della liberazione.
La Conferenza dei Vescovi dell’America Latina con la sua “opzione di favore per i poveri”, al loro Sinodo generale a Medelin nel 1968, adottò un impegno sostanziale verso la Teologia della Liberazione. Papa Paolo VI pose in rilievo che il vocabolario di liberazione e di salvezza può, a un certo livello, essere inteso come lo stesso: “La parola liberazione merita il suo posto nel vocabolario cristiano, non solo per la sua espressività, bensì per il suo contenuto sottostante”. (Discorso del 31/7/1974). Papa Giovanni Paolo II parla soprattutto della Teologia latino-americana, che innalza la liberazione ad una categoria di base e ad un principio guida per la soluzione dei problemi della sofferenza e del sottosviluppo.
Il potere motivante del messaggio che lo scopo della salvezza è una pratica liberatrice, ha portato ad un nuovo inizio, che cerca di portare un cambiamento nelle condizioni disumane.
Secondo la dottrina cattolica è “del tutto giustificato che, chi soffre di oppressione per mano dei detentori di ricchezze o di potere politico, applichino mezzi moralmente accettabili per raggiungere quelle strutture e quelle istituzioni in cui i loro diritti siano veramente rispettati” (Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede circa la libertà cristiana e la liberazione, datata 22/3/1986, 75 segg).
Il giudizio morale su quali mezzi possono essere permessi per l’azione concreta in tali terribili situazioni, deve essere sempre orientato verso la dignità e la libertà umana. Perché, se i diritti di libertà non sono rispettati fin dall'inizio, non ci può essere vera liberazione.
Inoltre, occorre tenere conto del fatto che il comandamento di amare il prossimo non può essere conciliato con l'odio nei confronti di altre persone, siano esse singoli individui o una comunità. La liberazione nello spirito dei Vangeli consente la conclusione che qualcuno possa credere che l'unica legittima resistenza contro la violenza ingiusta è una resistenza pacifica. La resistenza pacifica rende possibile dimostrare che solo l'amore conduce alla vera libertà, mentre la violenza porta sempre a ulteriore violenza.
Può essere possibile pensare la resistenza pacifica come una strategia, tipo quella che è stata vissuta nella storia moderna in maniera esemplare da Mahatma Gandhi e da Martin Luther King, Jr. Se questa strada porta al successo dipende in gran parte dal fatto che quelli al potere sono in grado e disposti a cambiare le circostanze ingiuste.
Qualsiasi tipo di riforma delle strutture e delle istituzioni deve essere preferita a una rivoluzione (armata) come un cammino verso la liberazione dalla violenza ingiusta, soprattutto poiché nei tempi moderni, le rivoluzioni sono in genere collegate a ideologie e si concludono con una oppressione rinnovata e ignorano i diritti umani appena entro un breve periodo di tempo.
Se un popolo è così oppresso che la resistenza pacifica non comporta alcun cambiamento, il diritto alla resistenza violenta può essere esercitata come ultima opzione, ma solo se non vi è alcuna altra alternativa di resistenza (p. es. passiva).
Nella sua Enciclica Populorum progressio ( “Lo sviluppo dei popoli”) (n. 31) Papa Paolo VI parla di quest’ultima opzione e dice che la lotta armata potrebbe essere giustificata come ultima risorsa per terminare una “tirannia evidente e prolungata che attenti gravemente ai diritti fondamentali della persona e nuoccia in modo pericoloso al bene comune del paese”. Tuttavia, un “uso sistematico della violenza come uno strumento supposto necessario alla liberazione” è considerato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede come una “illusione dannosa…. che apre il cammino ad una nuova oppressione” (Istruzione circa la libertà cristiana e la liberazione, n. 76).
Oggi, tutti i paesi e la Chiesa sono chiamati a fare la loro parte per garantire che in nessun paese del mondo nascano situazioni in cui l’insopportabile oppressione violenta forzi il popolo a liberarsi con mezzi che ripugna profondamente. ( si veda Katholischer Erwachsenen-Katechismus, Bd. 2.: Leben aus dem Glauben [Freiburg: Herder, 1995], pagg. 260-262).
Domanda 155: E' ancora possibile acquistare la strada per il paradiso, come era praticato in altri tempi? (TR)
Risposta: Questo immediatamente richiama alla mente la richiesta dei due figli di Zebedèo (Marco 10,35-40).
“E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato.”
“Nel tuo regno”, letteralmente “nella tua gloria”, significa: “Quando trionfi come il Re messianico”. Il “Battesimo” è qui l’immagine dell’imminente passione di Gesù. Gesù sarà quasi “immerso” in un abisso di sofferenza. “Non sta a me concederlo”: la missione di Gesù nel mondo non è distribuire premi alla gente ma di soffrire per salvarli, cfr. Giovanni 3,17 e 12,47.
Il cristiano “guadagna” la salvezza con l’essere il più fedele possibile nell’imitare Cristo e nel tentare di seguire il percorso dell’amore disinteressato, con l’aiuto e la grazia di Gesù, che egli stesso ha dato con il suo esempio.
Domanda 156: Qual è il significato della campana in chiesa e perché i cristiani suonano le campane? (EN)
Risposta: Si prega di fare riferimento alla risposta fornita ad una precedente simile domanda, domanda 61, nella sezione 7.
Domanda 157: Alcuni funzionari cristiani riconoscono Maometto come il vero profeta? Qual è la sua opinione al riguardo? (TR)
Risposta: Per quanto riguarda la questione del riconoscimento di Maometto come il vero profeta, non vi è alcuna differenza tra i funzionari cristiani e gli altri cristiani. Si prega di leggere prima il capitolo 4 del nostro libro su questo sito: Maometto: un profeta anche per i cristiani? Si prega di leggere, in particolare, parte IV, 3-5 e l’excursus alla fine dello stesso capitolo. Il capitolo 11 dello stesso libro (anche su questo sito): Il centro del cristianesimo, inoltre, mostra ciò che i cristiani considerano essere il nucleo della loro fede. E’ l’assoluto amore di Dio, rivelante se stesso, che è stato mostrato al credente negli insegnamenti, nella vita, nella sofferenza, nel morire e nel risorgere di Gesù il Messia.
La domanda sul riconoscimento di Maometto come il vero profeta si concentra non solo sulla parola o titolo di “profeta” in un mero senso storicamente descrittivo, ma riguarda l’affermazione e l’accettazione della verità implicita nel titolo “profeta”, e che, quando applicata a Maometto, comprende la seconda parte del credo musulmano. Per i cristiani, Maometto non può quindi essere un profeta nel senso in cui la parola è utilizzata nel Corano e quindi nella fede islamica. Per accettare Maometto come profeta nel senso islamico e nel senso del Corano significa niente di meno che riconoscere e accettare gli insegnamenti del Corano su Maometto, la sua pretesa di essere l'ultimo profeta, e di accettare la sua vita come un vero e "bell’esempio" (Sura 33,21) per la propria vita e la vita di tutti i popoli.
Detto questo, i cristiani si distanzieranno fermamente da qualsiasi calunnia o persecuzione di Maometto. Essi inoltre cercheranno di riconoscere e valutare la sua eccezionale personalità storica, il suo ruolo come il fondatore dell’Islam, come pure il suo elevato status nella fede, la pietà e il pensiero religioso dei musulmani. Quindi essi valuteranno se come cristiani credenti devono respingere la vita di Maometto e gli insegnamenti in blocco, o se questi mostrano in modo impressionante elementi essenziali della verità di Dio, che i cristiani stessi riconoscono come essere accessibili alla ragione umana e riconoscibili nella fede cristiana attraverso la persona e gli insegnamenti di Gesù Cristo.
In sintesi, si può dire che Maometto è un fondatore religioso e politico di rilievo, che ha portato molti a Dio. Tuttavia, egli non ha riconosciuto l'amore di Dio e la dimensione della chiamata dell’umanità che è stato resa evidente, nella vita, nella sofferenza, nella crocifissione e nella resurrezione di Gesù.
Domanda 158: Come può la gente sostenere che Gesù è il Figlio di Dio, c’è qualche prova di questo nella Bibbia? (EN)
Risposta: In risposta a questo si prega di leggere il capitolo 2 del libro su questo sito, specialmente la parte III, 2. La risposta, insieme a numerose citazioni dalla Bibbia, può essere trovata anche nella risposta alla domanda 50, sopra, a pagina 6 di “Domande e risposte”.
Domanda 159: Quali sono le sue opinioni sull’aborto? (TR)
Risposta: Meno una persona può proteggere la sua stessa vita, più richiede la protezione da altre persone e dalla società. Per il riconoscimento che ogni vita umana ha dignità e valore, la chiesa sostiene tutta la vita umana debole e indifesa.
Questo Sì alla santità e all’inviolabilità della vita di fronte alla vita umana non nata, non è così chiara nella società d’oggi come lo è di fronte a un bambino nato. L’infanticidio è largamente considerato come un crimine, cosa che non è così ampia per il caso dell’uccisione di bambini non nati. Innumerevoli bambini non nati sono uccisi ogni giorno attraverso l’atto dell’aborto, e ci sono molte ragioni per la presunta giustificazione. [...] Molti credono che il bambino non nato non abbia la stessa dignità inviolabile del bambino nato, che pertanto non abbia lo stesso diritto assoluto alla vita; che moralmente e giuridicamente non rientri nello stesso divieto d’infanticidio del bambino nato. […]
La discussione scientifica sul non nato prende in considerazione teorie che presumono certi stadi e parziali fasi nello sviluppo dell’embrione verso la vita definitiva personale. Gli intuiti della genetica moderna e dell'embriologia, tuttavia, non lasciano alcun dubbio che la vita umana cominci al momento della concezione. E’, dunque, né “un qualcosa pre-umano”, né “una parte della madre”, né “un semplice prodotto per impianto”, o “diventante vita”. Dal momento del concepimento stiamo e osservando la vita di un essere umano nei suoi primi stadi di vita, che comprende già gli inizi di tutti gli stadi successivi.
“Questa vita umana è un bene che dalle sue origini ha un diritto alla protezione dalla distruzione….«L'aborto e l'infanticidio sono delitti abominevoli»(Concilio Vaticano II, Gaudium et spes [= GS] 51).”
(Da http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vatii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html )
Pertanto, c’è un chiaro orientamento etico per il trattamento responsabile dei non nati. Poiché egli ha la stessa dignità del bambino nato, anch’egli deve essere trattato allo stesso modo. In base al Diritto Canonico quelli che eseguono un aborto [cioè i genitori che hanno un aborto e anche gli esperti che lo inducono] saranno scomunicati (Codex Iuris Canonici, can. 1398).
Una conseguenza del fatto che la vita umana comincia al concepimento è: quelli che utilizzano mezzi per impedire l'impianto dell’ovulo fecondato nell’utero distruggono la vita umana. Tali mezzi non possono essere considerati moralmente simili ai mezzi che impediscono il concepimento. Eticamente, l’impedimento dell’impianto di un ovulo fecondato è l'uccisione intenzionale di un bambino non nato. Questa intenzione è data anche se, in casi specifici, la fecondazione non si fosse verificata, o se l'impianto dell'ovulo nell’utero non sia stato impedito a causa di un fallimento dei farmaci che normalmente hanno questo effetto.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “La conoscenza che la vita umana deve essere protetta dal concepimento in poi si riflette nella convinzione che i genitori partecipano alla continuazione della vita insieme con l'amore di Dio il creatore, e passa il suo amore nel mondo. (si veda Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes 50). Dio crea il bambino, che è un frutto d'amore tra l'uomo e la donna, e gli dà il Suo eterno amore. Egli dice Sì alla vita che i genitori hanno concepito. Questo è ciò che intendiamo quando diciamo che il bambino è completamente il figlio dei suoi genitori e il figlio del Dio creatore” (CCC, 2. Bd., pagg. 288-289).
Domanda 160: Se Gesù ha vietato il divorzio, come possono esserci sacerdoti divorziati e risposati? (TR)
Risposta: Nella Chiesa cattolica di rito latino i preti sposati sono l'eccezione. Nelle Chiese ortodosse di rito bizantino e orientale, che sono collegate a Roma, tuttavia, è comune per i sacerdoti diocesani essere coniugati. Da nessuna parte nella Chiesa cattolica universale, cioè la chiesa vincolata al Papa, è possibile per i sacerdoti divorziati e risposati restare in carica.
Domanda 161: Qual è il suo parere sulle donne sacerdotesse? (TR)
Risposta: Il Catechismo tedesco della Chiesa Cattolica dice a pagina 299 seg. su L’ammissione delle donne al sacerdozio: “Nella loro dignità umana e cristiana le donne sono uguali agli uomini. Le donne quindi dovrebbero avere uno spazio simile nell’apostolato laico. Nei nuovi ministeri le donne già rendono un prezioso contributo. Tuttavia, nel 1976 la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede confermò ancora una volta [nella sua dichiarazione Inter insigniores sulla questione dell’ammissione delle donne al sacerdozio ministeriale, 15 Ottobre 1976, Denzinger-Hünermann, n. 4590-4606, anche http://www.papalencyclicals.net/Paul06/p6interi.htm] che la Chiesa cattolica non ritiene sia possibile l’ammissione delle donne al sacerdozio a causa dell'esempio dato da Gesù e da tutta la tradizione della Chiesa. Questa non è una decisione dogmatica definitivamente vincolante. Tuttavia, gli argomenti tratti dalle Scritture e la tradizione hanno un peso notevole e devono chiaramente essere considerati come più importanti per la Chiesa degli argomenti provenienti dalla richiesta per la pari posizione degli uomini e delle donne nella società. Un diverso problema è l’ammissione delle donne al diaconato sacramentale. Esso richiede ulteriori discussioni, in particolare il realizzarsi di un consenso di tutta la Chiesa.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si legge al n. 1577: “Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile (vir). Il Signore Gesù ha scelto degli uomini (viri) per formare il collegio dei dodici Apostoli, e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero. Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l'ordinazione delle donne non è possibile.”
Domanda 162: Crede nell’apparizione di Maria a certe persone (a Fatima ecc.)? È possibile questo? (TR)
Risposta: Né il Catechismo della Chiesa Cattolica, né il Catechismo tedesco per Adulti della Conferenza Episcopale tedesca dicono qualche cosa riguardo alla fede nelle apparizioni di Maria. Esse non sono parte dell’ufficiale, la dottrina della redenzione della Chiesa. Sono espressione dei doni mistici-carismatici della chiesa. Avvengono nel proprio conscio della persona e sono immaginazione o si basano su visioni immaginative. A differenza di apparizioni fisiche, dove i sensi esperimentano uno stimolo esterno, le apparizioni di Maria sono meglio descritte come una intensa espressione di fede che è combinata con sensazioni straordinarie ed esperienze. Nella storia della Chiesa, ci sono molte storie di esperienze religiose assai impressionanti di questo tipo, che spesso si concludono nella conversione. […]
Il fenomeno delle apparizioni di Maria capita soprattutto tra i semplici credenti e i laici, che rappresentano quindi una sfida positiva per la chiesa. Il conflitto tra i due nasce in gran parte dal fatto che il carattere soprannaturale di tali eventi non può essere provato semplicemente dall’affermare che è così. Piuttosto, un certo numero di criteri deve essere preso in considerazione quando si osservano le rivelazioni private.
I criteri: 1. salute e integrità morale del visionario. La teologia mistica, per aiutare il giudizio, ricorre alle virtù classiche: veridicità, sobrietà, umiltà, pace, amore e modestia. I moderni modi di valutazione che sono stati arricchiti dalla psicologia, considerano anche la vita morale del visionario. 2. è da sapere se la visione dichiarata corrisponde con gli insegnamenti della Sacra Scrittura e la fede della Chiesa. Non solo devono essere notate possibili contraddizioni, ma anche se le evidenze tradizionali sono state conservate e la fede biblica non è stata convertita, per esempio, in un minaccioso messaggio. Perché, la rivelazione cristiana ha al suo centro assoluto la persona di Gesù Cristo, tutte le grazie date successivamente possono solo trovare un senso, se portano questo fatto alla vita. Le apparizioni di Maria non sono quindi da vedere come aggiunte alla parola biblica, ma come un impulso, per chiarire e per vivere la rivelazione originale di Gesù Cristo, in un determinato periodo nella storia. […]
Una valutazione in base a questi criteri può concludersi con il rifiuto dell’apparizione dichiarata da parte di un vescovo locale o della Santa Sede. […] Anche dove una valutazione positiva è stata fatta, i credenti mantengono un alto grado di libertà se accettare il verdetto. Può essere accettato con una fede umana, che segue le regole della prudenza, mentre non è necessaria la fede teologica che si rivolge alle sante verità. Rimangono possibili il rifiuto rispettoso e la distanza critica. … (Franz Courth, art. Marienerscheinungen, in: Praktisches Lexikon der Spiritualität, hg. Christian Schütz. Freiburg, 1988.)
Domanda 163: E’ vero che il Vaticano [supponiamo che ciò che qui si intende sia la Basilica di San Pietro a Roma] fu fondato sulla tomba dell’apostolo Pietro? Era conosciuta la posizione della sua tomba? (TR)
Risposta: Ai piedi della zona collinare conosciuta come il vaticanum, al di là delle sponde nord-ovest del fiume Tevere, e al di fuori dell’antica città di Roma, gli imperatori Caligola e Nerone possedevano giardini e forse una villa che vantava un circo. Due strade di campagne trasversali, la Via Cornelia e la Via Trionfale conducevano via da Roma sul pons Neronis (ponte di Nerone) attraverso questa zona all’Etruria del sud. Come era comune fuori la città, queste strade erano fiancheggiate da cimiteri, parecchie parti delle quali furono scoperte in quella che oggi è la Città del Vaticano. E l’iscrizione su un cimitero del II secolo di una necropoli, che fu in parte scavata tra il 1940-1949 sotto San Pietro, afferma che questo tomba era stata eretta iuxta circum Neronis (accanto al circo di Nerone). La posizione di questo circo è nota a causa degli scavi negli ultimi decenni, e anche per il sito originale dell’obelisco immediatamente a sud della Basilica odierna, che fu spostato da lì a Piazza San Pietro nel 1587: Il circo era situato ai piedi del colle Vaticano, ca. 600 m di lunghezza, estendendosi da Ovest a Est, e quasi parallelo alla odierna Basilica di San Pietro, che copre la sua estremità più a nord. Secondo lo storico romano Tacito, sembra che numerosi cristiani perseguitati furono giustiziati qui tra gli anni 64-67. L’allusione a Pietro come il martire romano nelle lettere di Clemente ai Corinzi (1 Clem. 1, 5-6) e in altre fonti, forniscono la prova per la tradizione orale della morte di Pietro come un martire a Roma prima della fine del primo secolo. Questo, quindi, ha un alto grado di probabilità storica.
Nel 1939, durante il restauro della tomba di Pio XI, nella grotta di San Pietro, furono scoperte alcune antiche mura. L’approfondita ricerca archeologica e i dibattiti dimostrarono che il sito che oggi è venerato come contenente la tomba di San Pietro, è stato venerato per questo motivo sin dalla metà del II secolo con un sacello di Pietro (aedicula). Poco dopo il 320 questo indusse l’imperatore Costantino a trasformare questo sito memoriale nel centro di culto della Basilica costruita in nome dell’apostolo. Nella tradizione della comunità cristiana di Roma il sito commemorativo di Pietro, il Petrus memoria, costantemente conservato e venerato è esistito dalla metà del II secolo fino al tempo di Costantino.
Nella sua approfondita indagine scientifica “della tomba di San Pietro” nel Lexikon für Theologie und Kirche, vol. 8, Col 149-153, Hugo Brandenburg, tuttavia, conclude che i dubbi restano se la tomba originale del discepolo sia stata proprio in questo sito sotto il memoriale, e non solo per motivi archeologici. In ogni caso, la Memoria Petri, il memoriale di San Pietro, che è stato continuamente un sito reale per la venerazione sin dal II secolo, e la tomba di Gesù nella chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme sono i più importanti memoriali della cristianità. Da un punto di vista storico, è il più importante monumento archeologico di sempre.
Domanda 164: Qual è la croce di Sant’Andrea? (TR)
Risposta: L’evidenza storica per la forma della croce di Sant’Andrea, cioè una croce a forma della lettera greca X, non esiste prima del XIII secolo. Il “martirio”, cioè la storia del martirio di Sant’Andrea, come descritto in uno dei libri apocrifi risalenti al III secolo, descrive la morte di Sant’Andrea attraverso la crocifissione senza menzionare la croce di Sant’Andrea.
Domanda 165: Qual è il significato delle intercessioni nella fede cristiana? Chi può intercedere presso Dio? (TR)
Risposta: Il Catechismo della Chiesa Cattolica risponde a questa domanda come segue:
2634 L’intercessione è una preghiera di domanda che ci conforma da vicino alla preghiera di Gesù. E’ lui l’unico intercessore presso il Padre, in favore di tutti gli uomini, particolarmente dei peccatori. Egli “può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui che si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore”(Ebrei 7,25). Lo Spirito Santo stesso “intercede per noi… e intercede per i santi secondo i disegni di Dio” (Romani 8,26-27).
2635 Intercedere, chiedere in favore di un altro, dopo Abramo, è la prerogativa di un cuore in sintonia con la misericordia di Dio. Nel tempo della Chiesa, l’intercessione cristiana partecipa a quella di Cristo: è espressione della comunione dei santi. Nell’intercessione colui che prega non cerca «solo il proprio interesse, ma anche quello degli altri» (Filippesi 2,4), fino a pregare per coloro che gli fanno male.
2636 Le prime comunità cristiane hanno intensamente vissuto questa forma di condivisione. L’apostolo Paolo le rende così partecipi del suo ministero del Vangelo, ma intercede anche per esse. L’intercessione dei cristiani non conosce frontiere: “per tutti gli uomini, per i re e tutti quelli che stanno al potere” (1 Timoteo 2,1-2) per coloro che perseguitano, per la salvezza di coloro che rifiutarono il Vangelo.
Domanda 166: Qual è la visione cristiana della separazione dello stato e della religione (secolarizzazione)? (TR)
Risposta: Qualora cristiani e musulmani s’incontrassero, ad esempio in Germania, non sarebbero solo le loro diverse fedi a determinare e dare forma al loro incontro. Siano a conoscenza di questo o meno, un fondamentale terzo elemento sarebbe sempre lo Stato costituzionale che è neutro alla religione, cioè una società strutturata in base a principi più laici. Mentre la Germania è così, da un lato una parte della civiltà occidentale, cioè formata dal cristianesimo e dalle sue radici ebraiche, in cui per secoli i musulmani poterono essere solo ospiti graditi in amicizia, d’altra parte l’odierna organizzazione dello Stato e della società in Germania garantisce che i musulmani non abbiano né più né meno diritti legali dei cristiani, e che i musulmani ei cristiani possano riunirsi in qualità di persone libere e uguali. In altre parole, non è la fede, ma il sistema giuridico fondato sui principi laici, che determina lo status giuridico di una persona. E’ la laicità del sistema giuridico che garantisce l’uguaglianza giuridica dei cittadini di fedi diverse, contrariamente all’ordine cristiano dell’epoca medievale, e contrariamente a parti del mondo islamico, in cui ancora oggi il minore status giuridico di ebrei e cristiani come “cittadini che necessitano di protezione” (dhimmi-s) ha il suo impatto.
La fondamentale importanza nelle moderne costituzioni occidentali e il diritto costituzionale essenziale tedesco sulla libertà religiosa corrisponde anche con la convinzione cristiana, cattolica. Nel Concilio Vaticano II, e soprattutto nella dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae del 1965, la Chiesa Cattolica ha riconosciuto la libertà religiosa come un diritto umano derivato dal principio della dignità umana. Da un lato, è quindi comprensibile e, se inteso correttamente, anche necessario che i cristiani richiedano per i cristiani di avere lo stesso livello di libertà religiosa nei paesi musulmani di quella che i musulmani godono nei nostri. D’altro canto, sarebbe contrario alla nostra Costituzione, così come alla nostra comprensione cristiana della libertà religiosa, se la Germania cercasse di limitare i diritti dei musulmani di praticare la loro religione a causa di una mancanza di libertà religiosa in altre parti del mondo.
Nella pluralistica società tedesca, il diritto fondamentale alla libertà religiosa è sempre più applicabile nel contesto delle diverse religioni e delle persone con nessuna religione. La società deve decidere come disegnare i confini tra la libertà di religione per le singole persone. Cristiani e musulmani sono tenuti a parlare insieme sulle loro rispettive fedi. Nelle loro conversazioni trovano molto che li separa. Nella loro relazione con le persone senza fede, tuttavia, trovano anche molto di più che li unisce. Il risultato è un crescente interesse verso una conversazione con l’un l’altro e come membri della stessa società, allo scopo di vivere tutti in pace fianco a fianco attraverso tutti i confini.
Storicamente parlando la nostra Costituzione è moderna, si basa su valori forti, ma è neutrale per quanto riguarda le religioni, proviene dall’esperienza delle guerre religiose. Come conseguenza di queste guerre lo Stato abbandonò il suo monopolio di verità e apprese che le convinzioni religiose non possono essere forzate utilizzando il potere statale e la violenza. Le parti opposte nel corso di quelle guerre, tuttavia, furono i cristiani di altre confessioni. E così per lungo tempo la struttura laica rimase “cristiana” ed è ancora ispirata dalla tradizione cristiana. Nel nostro rapporto con i musulmani, noi cristiani dobbiamo essere più consapevoli del fatto che la struttura laica, che garantisce la nostra pacifica convivenza, è in parte vista dai musulmani come “cristiana”, ma in parte anche come non più cristiana e atea.
Attraverso il loro impegno nel loro stato e nella società, come pure nei loro rapporti con i musulmani, i cristiani devono adoperarsi per garantire e far capire che la laicità non significa ateismo. E’ importante che i musulmani, inoltre, riconoscano la laicità essere la base della loro propria libertà religiosa, così come per la pace fianco a fianco di diverse religioni. In uno stato costituzionale basato sul valore, neutrale verso la religione, si pretende da entrambi cristiani e musulmani di definire la loro identità sia nella categoria dei cittadini che nella categoria dei credenti.
A questo proposito, il cristianesimo ha appreso l’aspetto difficile della secolarizzazione nel corso degli ultimi due secoli. Noi siamo aiutati dalla parola di Gesù: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Per noi cristiani, Gesù è stato il perfetto esempio vivente che la religione non può essere il sistema governante. Il pensiero politico di molti musulmani, tuttavia, è ancora in gran parte concentrato su una stretta connessione tra religione, stato e diritto. L’esperienza cristiana del processo di secolarizzazione è stato in parte doloroso, ma poiché si è concluso con il liberare la Chiesa dai compiti politici, è stata anche un’esperienza molto positiva. Potrebbe l’esperienza cristiana pertanto aiutare i musulmani a riconoscere lo Stato laico come la struttura adeguata che provvede ad una convivenza nella diversità?
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