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Domanda 167: Tutti coloro che non sono Cristiani, andranno dunque allinferno? (TR)
Risposta: Questa domanda è stata già discussa in precedenza nella risposta alla domanda 17 (Domande&Risposte1). Per completare la risposta aggiungo il n. 16 della Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium:
16. Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch'essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio. In primo luogo quel popolo al quale furono-dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Romani 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Romani 11,28-29). Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non e neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr. Atti 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Timoteo 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll'aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita. Ma molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Romani 1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale. Perciò la Chiesa per promuovere la gloria di Dio e la salute di tutti costoro, memore del comando del Signore che dice: « Predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Marco 16,15), mette ogni cura nell'incoraggiare e sostenere le missioni.
Domanda 168: Che cosa è l'Avvento? (TR)
Risposta: Avvento (dal latino adventus, arrivo; greco: epifaneia), la preparazione della celebrazione della nascita di Cristo, indica la venuta del Salvatore in forma di un servo (Incarnazione) e indica anche la sua venuta nella gloria alla fine dei tempi (Parusia). LAvvento inizia la 4ª Domenica prima di Natale. Anche le chiese riformate celebrano l'Avvento. Le chiese Orientali, tuttavia, non conoscono l'Avvento come periodo liturgico. L'ultima Domenica prima di Natale, la chiesa Bizantina ricorda gli antenati di Cristo (Matteo 1,1-15). I siriani chiamano le quattro (siriani orientali) / cinque (siriani occidentali) settimane prima di Natale "settimane della proclamazione".
Il n. 524 del Catechismo della Chiesa Cattolica parla della liturgia dellAvvento e quindi del fine spirituale del periodo di Avvento: 524 La Chiesa, celebrando ogni anno la liturgia dell'Avvento, attualizza questa attesa del Messia: mettendosi in comunione con la lunga preparazione della prima venuta del Salvatore, i fedeli ravvivano l'ardente desiderio della sua seconda venuta (cfr. Apocalisse 22,17). Con la celebrazione della nascita e del martirio del Precursore, la Chiesa si unisce al suo desiderio: « Egli deve crescere e io invece diminuire » (Giovanni 3,30).
Domanda 169: Papa Benedetto è veramente interessato al dialogo, oppure il dialogo è solo una tattica utilizzata per evangelizzare i musulmani? (TR)
Risposta: Per rispondere, cito il rilevante passaggio di un discorso di Papa Benedetto XVI, fatto il 20 agosto 2005 durante un incontro con i rappresentanti delle comunità musulmane nella Giornata Mondiale della Chiesa di Colonia.
Cari amici, sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dellambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani che per i musulmani. Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali. La dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo posto in essere per attuarlo. E questo un messaggio scandito in modo inconfondibile dalla voce sommessa ma chiara della coscienza. E un messaggio che occorre ascoltare e far ascoltare: se se ne spegnesse leco nei cuori, il mondo sarebbe esposto alle tenebre di una nuova barbarie. Solo sul riconoscimento della centralità della persona si può trovare una comune base di intesa, superando eventuali contrapposizioni culturali e neutralizzando la forza dirompente delle ideologie.
[…] Lesperienza del passato ci insegna che il rispetto mutuo e la comprensione non hanno sempre contraddistinto i rapporti tra cristiani e musulmani. Quante pagine di storia registrano le battaglie e le guerre affrontate, invocando, da una parte e dallaltra, il nome di Dio, quasi che combattere il nemico e uccidere lavversario potesse essere cosa a Lui gradita. Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione. Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori. Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno lidentità dellaltro. La difesa della libertà religiosa, in questo senso, è un imperativo costante e il rispetto delle minoranze, un segno indiscutibile di vera civiltà.
A questo proposito, è sempre opportuno richiamare quanto i Padri del Concilio Vaticano II hanno detto circa i rapporti con i musulmani. La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano lunico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce... Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà (Dichiarazione Nostra Aetate, n. 3).
Per noi, queste parole del Concilio Vaticano II restano la Magna Charta del dialogo con voi, cari amici musulmani, e sono lieto che voi abbiate parlato a noi con lo stesso spirito e abbiate confermato queste intenzioni. [Questa frase non fa parte della versione italiana della lettera.Vide: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2005/august/documents/hf_ben-xvi_spe_20050820_meeting-muslims_it.html]
[...]Linsegnamento è il veicolo attraverso cui si comunicano idee e convincimenti. La parola è la strada maestra nelleducazione della mente. Voi avete, pertanto, una grande responsabilità nella formazione delle nuove generazioni. Insieme, cristiani e musulmani, dobbiamo far fronte alle numerose sfide che il nostro tempo ci propone. Non cè spazio per lapatia e il disimpegno ed ancor meno per la parzialità e il settarismo. Non possiamo cedere alla paura né al pessimismo. Dobbiamo piuttosto coltivare lottimismo e la speranza. Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi ad una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro. I giovani, provenienti da tante parti del mondo, sono qui a Colonia come testimoni viventi di solidarietà, di fratellanza e di amore. Vi auguro con tutto il cuore, cari amici musulmani, che il Dio misericordioso e compassionevole vi protegga, vi benedica e vi illumini sempre. Il Dio della pace sollevi i nostri cuori, alimenti la nostra speranza e guidi i nostri passi sulle strade del mondo.
Domanda 170: Nella 1 ° lettera di San Giovanni, una persona che non riconosce che Gesù è il Figlio di Dio viene chiamata l'Anticristo. Tutti i musulmani sono AntiCristi? (TR)
Risposta: L'espressione Anticristo appare solo nelle lettere di san Giovanni come descrizione di coloro che hanno negato Cristo in quei giorni (2Giovanni 7; 1Giovanni 2,18b-22), o per l'avversario di Cristo che si aspetta per la fine dei tempi (1Giovanni 2,18a; 4,3). Nellesegesi cattolica, quest'ultimo è l'uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. Egli è quello senza legge che il Signore Gesù (con la sua seconda venuta) distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta. La sua venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina … (2 Tessalonicesi 2,3-10).
I n. 675-677 del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) parlano di "prova finale" della chiesa e, in questo contesto, anche dell'Anticristo. 675 Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti (Luca 21,12); Giovanni 15,19-20). La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne (2 Tessalonicesi 2,4-12; 1 Tessalonicesi 5,2-3; 2 Giovanni 7; 1 Giovanni 2,18-22).
676 Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo (cfr. Denzinger-Schön. 3839), soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato « intrinsecamente perverso » (cfr. il rifiuto del falso misticismo, la forma errata della salvezza dei poveri nella Enciclica "Divini Redemptoris" di Pio XI.; cfr. anche la Gaudium et spes 20-2).
677 La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest'ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione (cfr. Gaudium et Spes 20-21). Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente (Apocalisse 19, 1-9), ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male (Apocalisse 2,18) che farà discendere dal cielo la sua Sposa (Apocaliise 20, 7-10). Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell'ultimo giudizio dopo l'ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa (2 Pietro 3, 12-13).
Domanda 171: Cosa è la Caritas? La Caritas è un organizzazione segreta per la missione? (TR)
Risposta: Il 25 Dicembre 2005, Papa Benedetto XVI ha pubblicato la sua prima Enciclica. Essa ha il titolo latino Deus caritas est (= Dio è amore), il suo oggetto è quindi l'amore cristiano. La prima delle due parti principali del testo affronta "L'unità d'amore nella creazione e nella storia della salvezza". La seconda parte: "Caritas - la pratica dellamore fatta dalla Chiesa come comunità di amore" In risposta alla domanda cito alcuni brani della seconda parte della Enciclica:
19. (…) Tutta l'attività della Chiesa è espressione di un amore che cerca il bene integrale dell'uomo: cerca la sua evangelizzazione mediante la Parola e i Sacramenti, impresa tante volte eroica nelle sue realizzazioni storiche; e cerca la sua promozione nei vari ambiti della vita e dell'attività umana. Amore è pertanto il servizio che la Chiesa svolge per venire costantemente incontro alle sofferenze e ai bisogni, anche materiali, degli uomini. (…)
20. L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l'intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità. (…)
22. Con il passare degli anni e con il progressivo diffondersi della Chiesa, l'esercizio della carità si confermò come uno dei suoi ambiti essenziali, insieme con l'amministrazione dei Sacramenti e l'annuncio della Parola: praticare l'amore verso le vedove e gli orfani, verso i carcerati, i malati e i bisognosi di ogni genere appartiene alla sua essenza tanto quanto il servizio dei Sacramenti e l'annuncio del Vangelo. La Chiesa non può trascurare il servizio della carità così come non può tralasciare i Sacramenti e la Parola. (…)
Il profilo specifico dell'attività caritativa della Chiesa
31. L'aumento di organizzazioni diversificate, che si impegnano per l'uomo nelle sue svariate necessità, si spiega in fondo col fatto che l'imperativo dell'amore del prossimo è iscritto dal Creatore nella stessa natura dell'uomo. Tale crescita, però, è anche un effetto della presenza nel mondo del cristianesimo, che sempre di nuovo risveglia e rende efficace questo imperativo, spesso profondamente oscurato nel corso della storia. La riforma del paganesimo, tentata dall'imperatore Giuliano l'Apostata, è solo un esempio iniziale di una simile efficacia. In questo senso, la forza del cristianesimo si espande ben oltre le frontiere della fede cristiana. È perciò molto importante che l'attività caritativa della Chiesa mantenga tutto il suo splendore e non si dissolva nella comune organizzazione assistenziale, diventandone una semplice variante. Ma quali sono, ora, gli elementi costitutivi che formano l'essenza della carità cristiana ed ecclesiale?
a) Secondo il modello offerto dalla parabola del buon Samaritano, la carità cristiana è dapprima semplicemente la risposta a ciò che, in una determinata situazione, costituisce la necessità immediata: gli affamati devono essere saziati, i nudi vestiti, i malati curati in vista della guarigione, i carcerati visitati, ecc. Le Organizzazioni caritative della Chiesa, a cominciare da quelle della Caritas (diocesana, nazionale, internazionale), devono fare il possibile, affinché siano disponibili i relativi mezzi e soprattutto gli uomini e le donne che assumano tali compiti. Per quanto riguarda il servizio che le persone svolgono per i sofferenti, occorre innanzitutto la competenza professionale: i soccorritori devono essere formati in modo da saper fare la cosa giusta nel modo giusto, assumendo poi l'impegno del proseguimento della cura. La competenza professionale è una prima fondamentale necessità, ma da sola non basta. Si tratta, infatti, di esseri umani, e gli esseri umani necessitano sempre di qualcosa in più di una cura solo tecnicamente corretta. Hanno bisogno di umanità. Hanno bisogno dell'attenzione del cuore. Quanti operano nelle Istituzioni caritative della Chiesa devono distinguersi per il fatto che non si limitano ad eseguire in modo abile la cosa conveniente al momento, ma si dedicano all'altro con le attenzioni suggerite dal cuore, in modo che questi sperimenti la loro ricchezza di umanità. Perciò, oltre alla preparazione professionale, a tali operatori è necessaria anche, e soprattutto, la « formazione del cuore »: occorre condurli a quell'incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l'amore e apra il loro animo all'altro, così che per loro l'amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall'esterno, ma una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell'amore (cfr. Galati 5, 6).
b) L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie. Non è un mezzo per cambiare il mondo in modo ideologico e non sta al servizio di strategie mondane, ma è attualizzazione qui ed ora dell'amore di cui l'uomo ha sempre bisogno. Il tempo moderno, soprattutto a partire dall'Ottocento, è dominato da diverse varianti di una filosofia del progresso, la cui forma più radicale è il marxismo. Parte della strategia marxista è la teoria dell'impoverimento: chi in una situazione di potere ingiusto — essa sostiene — aiuta l'uomo con iniziative di carità, si pone di fatto a servizio di quel sistema di ingiustizia, facendolo apparire, almeno fino a un certo punto, sopportabile. Viene così frenato il potenziale rivoluzionario e quindi bloccato il rivolgimento verso un mondo migliore. Perciò la carità viene contestata ed attaccata come sistema di conservazione dello status quo. In realtà, questa è una filosofia disumana. L'uomo che vive nel presente viene sacrificato al moloc del futuro — un futuro la cui effettiva realizzazione rimane almeno dubbia. In verità, l'umanizzazione del mondo non può essere promossa rinunciando, per il momento, a comportarsi in modo umano. Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità, indipendentemente da strategie e programmi di partito. Il programma del cristiano — il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù — è « un cuore che vede ». Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente. Ovviamente alla spontaneità del singolo deve aggiungersi, quando l'attività caritativa è assunta dalla Chiesa come iniziativa comunitaria, anche la programmazione, la previdenza, la collaborazione con altre istituzioni simili.
c) La carità, inoltre, non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi.[30] Ma questo non significa che l'azione caritativa debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. È in gioco sempre tutto l'uomo. Spesso è proprio l'assenza di Dio la radice più profonda della sofferenza. Chi esercita la carità in nome della Chiesa non cercherà mai di imporre agli altri la fede della Chiesa. Egli sa che l'amore nella sua purezza e nella sua gratuità è la miglior testimonianza del Dio nel quale crediamo e dal quale siamo spinti ad amare. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore. Egli sa che Dio è amore (cfr 1 Giovanni 4, 8) e si rende presente proprio nei momenti in cui nient'altro viene fatto fuorché amare. Egli sa — per tornare alle domande di prima —, che il vilipendio dell'amore è vilipendio di Dio e dell'uomo, è il tentativo di fare a meno di Dio. Di conseguenza, la miglior difesa di Dio e dell'uomo consiste proprio nell'amore. È compito delle Organizzazioni caritative della Chiesa rafforzare questa consapevolezza nei propri membri, in modo che attraverso il loro agire — come attraverso il loro parlare, il loro tacere, il loro esempio — diventino testimoni credibili di Cristo.
Domanda 172: Gesù ha fratelli? Vi è un esempio in cui il Vangelo dice "i tuoi fratelli sono fuori". (TR)
Risposta: Il Nuovo Testamento parla di fratelli e sorelle di Gesù: Matteo 12,46 ss.; 13-55ss.; Giovanni 2,12; 73,5-10; 20,17; At 1,14; 1Cor 9,5; Gal 1,19. Quattro fratelli sono chiamati per nome: Giacomo (il più giovane, Mc 15,40), Giuseppe o Joses (l'ortografia non è sempre la stessa in testi scritti a mano), Simone e Giuda (Matteo 13,55; Marco 6,3). Non si registrano nomi di sorelle.
(I) Nel rispondere a questa domanda spesso ricorrente è importante fare una chiara distinzione tra il probabile e limprobabile. E certo che queste persone non sono fratelli e sorelle di Gesù secondo l'odierno significato delle parole, vale a dire che sicuramente non erano figli di Maria, ma lontani parenti, ad esempio, cugini di Gesù. In greco, la lingua in cui questi racconti sono stati scritti, le parole fratello e sorella di solito hanno lo stesso significato di oggi. Tuttavia, in questo caso siamo autorizzati a considerare lespressione greca come traduzione letterale dellequivalente aramaico, che era utilizzato dalle prime comunità cristiane in Palestina come espressione di un certo gruppo di persone legate a Gesù; "Fratelli del Signore" o "fratelli di Gesù" era apparentemente una espressione nota (cfr Atti 1,14; 1 Corinzi 9,5). Come si può vedere anche nellAntico Testamento: Genesi 13,8: Lot è il fratello di Abramo (14,14-16; 29,15); luso aramaico (ed ebraico) di questa parola differisce dal nostro in questo senso. In queste lingue, la parola fratello (in Ebreo: ?akh) comprende anche i parenti lontani, come cugini e nipoti, perché esse non hanno i termini che descrivono queste relazioni di parentela con maggiore precisione. Ad esempio, l'espressione "i fratelli" è stata utilizzata per evitare descrizioni come "i figli dello zio e i figli della sorella della madre (Lagrange). Che gli autori del Nuovo Testamento fossero a conoscenza dei molteplici significati della parola adelfós si può vedere in Giovanni 1,41, in cui Simone viene descritto come il "vero" fratello di Andrea.
(II) Questo fatto sembra rendere possibile che i "fratelli di Gesù" siano lontani parenti e non autentici fratelli. Che questo sia proprio il caso è mostrato nel seguito.
(A) I quattro chiamati "fratelli di Gesù" (Marco 6,3; Matteo 13,55), sono figli di unaltra madre rispetto alla madre di Gesù; i primi due, Giacobbe e Giuseppe (Joses), sono menzionati anche più avanti in Marco come in Matteo nella storia della crocifissione di Gesù, e sono chiamati figli di una Maria diversa rispetto alla madre di Gesù (Matteo 27,56; Marco 15,40). Non è del tutto impossibile che questo racconto si riferisca ad altre persone. Tuttavia, quando uno scrittore menziona due fratelli per nome e poi ripete quei nomi in un breve pezzo senza ulteriori spiegazioni, si deve presumere che egli si riferisca alle stesse due persone. Questo porta anche al fatto che gli altri due (Simone e Giuda), che appaiono molto più avanti e molto più distanziati da Gesù, siano anche essi non fratelli nel nostro significato della parola; è probabile che queste persone siano cugini di diversa origine, soprattutto perché essi non sono menzionati in Matteo 27,56 e Marco 15,40.
(B) Questa conclusione è confermata nel fatto che, secondo i Vangeli, Gesù è l'unico figlio di Maria e l'unico figlio della Santa Famiglia. Al tempo della nascita di Gesù, Maria era una vergine (Matteo 1,23; Luca 1,27) e intendeva rimanere una vergine (Luca 1,34). Tutti i segni portano al fatto che all'età di dodici anni, Gesù è ancora l'unico figlio di Maria (Luca 2,41-52). Non ci sono "fratelli di Gesù" (che appaiono per la prima volta durante il periodo del suo ministero pubblico), chiamati figli di Maria o di Giuseppe; sulla croce, Gesù affida sua madre a Giovanni, uno dei suoi discepoli (Giovanni 19,26), fatto che ha realmente senso solo se Maria non ha altri figli se non Gesù.
(C) Dai versetti citati al punto (B), si può anche dedurre con una forte probabilità che i "fratelli di Gesù" non erano figli di Giuseppe da un precedente matrimonio, come credeva per esempio il proto-vangelo di Jacobi, Origene e Ambrosiastro (Migne Latinus 17,344f). Quale fosse con esatta precisione la relazione tra Gesù ed i suoi fratelli non può essere dimostrato con certezza finale: questo fatto, tuttavia, non cambia i primi, negativi elementi di prova. Eusebio (Hist. Eccl. IV, 22,4) porta una citazione da Hegesippus, che si dice mostri che Simone e Giuda siano figli di Clèofa (cf. Giovanni 19,25). Questo Clèofa è uno zio di Gesù, vale a dire un fratello di san Giuseppe. La loro madre sarebbe quindi "Maria di Clèofa ", che stava sotto la croce di Gesù. La madre di Giacobbe e Giuseppe (Joses) sarebbe la "sorella della madre di Gesù" citata da Giovanni, che Marco 15,40 chiama Maria, e che quindi non può essere stata una sorella di sangue della santa vergine. Suo padre sarebbe stato Alfeo (Mt 10,3), a condizione che sia possibile identificare Giacobbe, "fratello" del Signore, con il discepolo Alfeo Giacobbe. Tuttavia, questo non è accettato da tutti gli esegeti. Secondo alcuni esegeti Giovanni 19,25 citerebbe quattro persone. Altri vorrebbero identificare Alfeo con Clèofa e quindi vedere solo tre persone nominate da Giovanni 19,25. Secondo questo punto di vista, i quattro "fratelli" del Signore sarebbero quattro fratelli di sangue, e sotto la croce ci sarebbe stata solo un"altra Maria" accanto a Maria, la madre di Gesù e a Maria Maddalena. Questa altra Maria sarebbe quindi stata la moglie di Clèofa (Alfeo), la madre dei quattro "fratelli" del Signore e la sorella di Maria, la madre di Gesù (Giovanni 19,25). (testo leggermente abbreviato da W. Grossouw, art. Brüder Jesu di H. Haag (a cura di), Bibel-Lexikon. Einsiedeln/Zurigo /Köln, 1956, p. 262ss ).
Domanda 173: Babbo Natale (San Nicola) si dice abbia vissuto ad Antalya. Si è quindi spostato al Polo Nord dopo la sua morte? (TR)
Risposta: Il San Nicola ricordato dalla Chiesa latina il 6 dicembre è stato, probabilmente nella prima metà del IV° secolo, il Vescovo di Myra in Lykia. Le prime segnalazioni di miracoli nella sua biografia, per i quali non vi sono conferme di fatto, sono successivamente completate da storie della vita di Abate di Sion o Myra e del Vescovo di Pinora (morto 10.12.564), che aveva lo stesso nome. Il leggendario Santo è quindi una fusione di questi due personaggi storici. Nucleo della leggenda greca attorno San Nicola è il miracolo dei stratelati, cioè il miracolo della liberazione di tre cavalieri innocenti imprigionati, che ha gettato le basi di Nicola come santo patrono dei prigionieri. Il leggendario salvataggio dei marinai naufraghi da parte di Nicola ha portato al suo patrocinio come salvatore della gente di mare, che nel 1087 ha portato al trasferimento delle sue reliquie da Myra a Bari. Un altro aspetto delle prime leggende è il dono segreto di una medaglia d'oro ciascuna a tre vergini per consentire loro di sposarsi. Su questo non solo è cresciuta l'idea di San Nicola come un portatore di doni, ma anche la sua descrizione iconografica dominante di tre palle d'oro. In molti luoghi, il Vescovo Nicola è stato sostituito da Babbo Natale come portatore di doni. (cfr. art. Nikolaus, Bischof von Myra. LTHK, Bd. 7, Freiburg i.Br. 1998, p. 859.)
Domanda 174: Che cosa vuol dire Gesù con l'affermazione: "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio."(Mt 5, 8)? (DE)
Risposta: La purezza del cuore contrasta con la purezza come status giuridico, che - secondo le prescrizioni del Libro del Levitico - è ottenuta con la pulizia rituale. Si tratta di una continua questione ricorrente e controversa tra Gesù e i farisei. Ciò che Gesù ha in mente lo chiarisce in Matteo 15, 10-20:
Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete! Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!».Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?». Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l'uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l'uomo».
La purezza di cuore si manifesta soprattutto nel modo in cui una persona parla, perché nelle parole di una persona diventano manifesti il suo pensiero così come i desideri del cuore. Il frutto della purezza del cuore è la visione di Dio, vale a dire l'essere ammesso in presenza di Dio (cfr. Matteo 18, 10). Nel linguaggio del Vecchio Testamento, i membri della corte reale sono quelli che, che vedono il volto del Re.
Domanda 175: I Vangeli dicono: "Tu devi perdonare tuo fratello 77 volte 7". Non è questo un incoraggiamento per lui a continuare a peccare contro di me? (TR)
Risposta: La domanda si riferisce al seguente testo nel Vangelo secondo Matteo: Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. (Matteo 18, 21s.)
Possiamo parlare di una vera conversione, solo se la volontà di pentirsi dei propri peccati include una volontà di cambiamento. Quando una persona commette un peccato contro un altra e provoca una ferita, questa non può essere guarita solo con il pentimento. Piuttosto, la ferita deve essere invertita e redenta, quanto più è possibile. Nella misura in cui vi è un danno materiale, deve essere effettuata una restituzione sotto forma di danni finanziari.
Il peccato colpisce sempre l'altra persona anche su un livello profondamente personale, perché il peccato danneggia lamore. Questo può essere ripristinato solo attraverso amorevole gentilezza, attraverso richieste di perdono e tentativi di riconciliazione. In caso contrario, il danno, anche nel caso di pentimento, continuerebbe ad esistere e renderebbe difficile o impossibile amare.
Il perdono, d'altro canto, può realizzare pienamente il suo scopo e portare alla riconciliazione soltanto dove è preceduto da pentimento e richiesta di perdono (cfr Luca 17,4). Perdonare qualcuno che non si pente del male fatto non realizza una riconciliazione. Piuttosto, è probabile che si confermi il suo errato modo di agire e lo si porti a fare ulteriori sbagli. Tuttavia, colui che è stato danneggiato non deve attendere che l'altro chieda perdono, ma dovrebbe mostrare lui stesso che egli è disposto a perdonare.
Il perdono e la riconciliazione tra le persone sono essenziali agli esseri umani per vivere insieme. Il peccato, però, è più di una ferita verso i rapporti umani. Esso riguarda sempre anche Dio stesso. E può pertanto essere redento solo attraverso il perdono di Dio e la sua riconciliazione con l'umanità. Le persone possono e devono dirsi le une con le altre: "Io ti perdono. Io dimentico il tuo peccato." In ultima analisi, però, il perdono e la remissione dei peccati sono concessi solo da Dio (cfr. Marco 2,7). Il perdono di Dio non rende le nostre azione nulle, dimenticate o solo mezze cattive. Piuttosto, Dio redime i nostri peccati volgendo verso di noi il suo amore che perdona, nonostante il nostro cattivo agire, e volgendo noi verso le persone che Egli ha perdonato" (Catechismo Cattolico per Adulti II (Vescovi Tedeschi), la vita nella fede, p. 89ss).
Domanda 176: Come sappiamo che Gesù è nato il 25 dicembre, quando la critica storica dimostra che non sappiamo nemmeno in che anno è nato? (TR)
Risposta: Non sappiamo la data esatta della nascita di Gesù. In principio non cera in realtà grande interesse sul problema della data. Le persone celebravano la Pasqua e quindi commemoravano tutti gli eventi misteriosi rappresentati dalla vita di Gesù, soprattutto per i cristiani credenti. Nel terzo secolo nacque il desiderio di celebrare la nascita di Gesù. E lo stesso fenomeno che si osserva nella genesi dei Vangeli; prima è arrivata lopera salvifica di Gesù adulto, il Messia, solo più tardi il desiderio di rintracciare eventi fino alla loro origine e di guardare a ciò che era accaduto agli inizi.
Poiché la data di nascita di Gesù non era nota, era possibile scegliere la data più adatta. E spontaneamente, è stato scelto il periodo dell'anno in cui i giorni si allungano. Da che si ricordi, il 25 dicembre e il 6 gennaio sono state le date per la prima apparizione di Gesù, ed hanno sostituito feste pagane. Ma questo è solo di importanza secondaria. La ragione più profonda è molto più semplice e molto più profondamente radicata nella natura umana. Con l'avvento della luce in natura, si celebra la nuova luce che non si estingue mai. E una luce spirituale. La fede cristiana ama la natura e la collega felicemente con la natura, ma non è una religione naturale. La nascita di Gesù è un fatto storico, tutta la storia cristiana segue questo. Lanno 1 è l'anno della nascita di Gesù, una splendida visione attraverso la quale nel VI° secolo il monaco Dionigi Exiguus il Piccolo ha sostituito il vecchio calendario, che era basato sulla fondazione di Roma. Leggendo l'evangelista Luca, secondo il quale Gesù aveva circa 30 anni quando ha iniziato il suo Ministero (Lc 3,23), Dionigi non pone sufficiente accento sulla parola "approssimativamente", e, di conseguenza, ha commesso un errore da quattro a sette anni. Ma questo non è di importanza globale. Anche se Gesù fosse nato qualche anno prima, il senso profondo delle parole "Anno Domini", "nell'anno del Signore", rimangono: con Gesù inizia un tempo nuovo. (Leggermente adattato da Glaubensverkündigung für Erwachsene. Deutsche Ausgabe des Holländischen Katechismus del 1968).
Domanda 177: Si dice che durante l'elezione di un nuovo Papa, i Cardinali siano guidati dallo Spirito Santo. Perché lo Spirito Santo non mostra a tutti i Cardinali lo stesso candidato, in modo che non debbano votare diverse volte? (TR)
Risposta: Lo Spirito Santo che fu dato alla comunità cristiana al suo inizio e che viene dato ancora oggi, non agisce automaticamente e meccanicamente. Egli vuole che i credenti lo accettino con un cuore aperto e in una profonda fede, e quindi agisce in ciascuno individualmente e in comunità in una maniera gentile e abbastanza invisibile. I doni dello Spirito Santo (carismi) sono molteplici e non si limitano a coloro il cui compito è la leadership della chiesa. In ogni caso, lo Spirito Santo pervade i doni naturali degli individui e dei gruppi. Egli è attivo in e attraverso i credenti e non estingue la loro naturale ricerca e le loro domande. Egli utilizza la ragione, lintelligenza e tutti gli altri doni delle persone. Immagini come l'acqua, lolio e il fuoco, ad esempio, esprimono la stretta connessione dello Spirito Santo con i doni naturali delle persone. E così lo Spirito Santo è attivo anche durante la scelta di un Papa, attraverso i processi di consultazione, informazione e tutti gli altri sforzi dei cardinali per trovare il candidato adatto. Le prime comunità cristiane hanno presto sostituito l'antico processo di scelta del tirare a sorte, come descritto negli Atti 1,26, che è spesso citato nel Vecchio Testamento, con una procedura meno meccanica (Atti 6,3-6; 13,2-3 ).
Domanda 178: Nel Vangelo di Marco, Giovanni Battista dice: "Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo" (Marco 1,8). Nel Vangelo di Matteo dice: "Egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco.". (Matteo 3,11b). Qual è il significato del battesimo con il fuoco? (TR)
Risposta: Il Battesimo con lo Spirito Santo, che Giovanni Battista aveva già annunciato (Matteo 3,11b), e che Gesù promette che inizierà presto in Atti 1,15, inizia con la discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste (Atti 2,1-4). Poi i discepoli passano al battesimo con acqua, che, mediante la fede nellopera salvifica di Gesù (Romani 6,4), realizza il perdono dei peccati e la mediazione dello Spirito Santo (Atti 2,38) nel nome di Gesù (Atti 2,41; 8,38 e altri). L'immagine del fuoco utilizzato da Giovanni per il battesimo, istituito da Gesù (Matteo 3,11 b), sottolinea il carattere purificante del battesimo. Il fuoco è un mezzo di purificazione che è meno materiale, ma più efficace dellacqua. L'Antico Testamento parla già di fuoco come simbolo per l'intervento sovrano di Dio e del suo Spirito, che purifica i cuori e le menti (Isaia 1,25; Zaccaria 13,9, Malachia 3,2-3, Siracide 2,5 ecc) .
Domanda 179: Chi è Belzebù, il capo dei Demoni? (TR)
Risposta: I farisei hanno dato il nome Belzebù ai più alti spiriti del male, cioè i demoni che Gesù usa per scacciare gli spiriti maligni (Marco 3,22, Matteo 10,25). Ci sono tre modi di scrivere il nome: Beelzebul (quello di maggior uso, scritto così anche al di fuori del Nuovo Testamento), Beezebul e Beelzebub. Etimologia e significato sono incerti.
Domanda 180: Se i Vangeli sono il Nuovo Testamento, l'Antico Testamento non è più valido? In altre parole, la fede ebraica è nulla e vuota? (TR)
Risposta: "Evangelium", il Vangelo, significa prima di tutto "la Buona Novella", che la venuta del Messia in Gesù di Nazaret rappresenta (Messia=l'Unto, in greco: Christós). La parola significa anche la Buona Novella dellarrivo del Regno di Dio, che Gesù ha proclamato e che la sua Chiesa continua a proclamare nel suo nome. Gli evangelisti sono gli scrittori dei quattro libri del Nuovo Testamento, vale a dire i Vangeli secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che proclamano la Buona Novella di Gesù alla luce della sua vita. A volte, il messaggio dellintero Nuovo Testamento viene chiamato Buona Novella.
Per quanto riguarda il rapporto tra i cristiani e la fede ebraica, il Concilio Vaticano II nel 1965 ha fissato ciò che segue nel numero 4 della Nostra Aetate, "Il rapporto della chiesa con le religioni non cristiane":
La religione ebraica
4. Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo.
La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti.
Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso. Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua razza: « ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Romani 9,4-5), figlio di Maria vergine.
Essa ricorda anche che dal popolo ebraico sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e così quei moltissimi primi discepoli che hanno annunciato al mondo il Vangelo di Cristo.
Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata; gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione. Tuttavia secondo l'Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento. Con i profeti e con lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e « lo serviranno sotto uno stesso giogo » (Sofonia 3,9).
Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo.
E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo.
E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo.
La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque. In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza. Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell'amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia.
Fraternità universale
5. Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. L'atteggiamento dell'uomo verso Dio Padre e quello dell'uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: « Chi non ama, non conosce Dio » (1 Giovanni 4,8).
Viene dunque tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduca tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i diritti che ne promanano.
In conseguenza la Chiesa esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini e persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione. E quindi il sacro Concilio, seguendo le tracce dei santi apostoli Pietro e Paolo, ardentemente scongiura i cristiani che, « mantenendo tra le genti una condotta impeccabile » (1 Pt 2,12), se è possibile, per quanto da loro dipende, stiano in pace con tutti gli uomini, affinché siano realmente figli del Padre che è nei cieli.
28 ottobre 1965 (Fonte http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html)
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