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Domanda 50: Perché dovrei diventare cristiano? Quale beneficio può portarmi il Cristianesimo e come può garantirmi un vita ultraterrena? I musulmani non hanno unalta opinione dei cristiani, un po come i cristiani degli ebrei: come posso trovare la giusta religione? Una religione fa apparire laltra come una favoletta, come può dimostrare la verità? Quale è la prova? Un Creatore invece esiste, ma qualè la religione giusta? (TR)
Risposta: Per prima cosa, il testo del libro e le precedenti domane e risposte avrebbero dovuto mostrareLe che, se da una parte, la fede cristiana afferma di essere la vera fede, da ciò non consegue necessariamente che sia giustificato considerare le altre fedi, come quella ebraica o quella musulmana, completamente false o prive di valore. Lei dovrebbe leggere attentamente i capitoli 11 e 4, ed anche la risposta alla domanda 42, tenendo ben in mente questo concetto.
E allora, perché qualcuno dovrebbe farsi cristiano? Perché, come ogni cristiano convinto Le dirà, essere cristiani significa incontrare Gesù Cristo, la Via, la Verità e la Vita (veda Giovanni 14,6) e poi perché la fede cristiana accorda a colui che veramente si pone alla ricerca, ciò che sta tentando di trovare nella sua vita. Cosa porta ad una persona il diventare cristiano? Gli porta Gesù Cristo, il Figlio di Dio nella sua vita, gli permette di seguire Lui e il popolo della chiesa che crede in Lui, gli porta una gioia duratura e piena qui sulla Terra come solo il vero Dio può concedere.
I cristiani, insieme con la Chiesa cristiana credono che Dio, il nostro creatore misericordioso e Signore, ha rivelato Se stesso attraverso suo Figlio Gesù e con questo ha anche rivelato la Verità. Pertanto è assolutamente fondamentale conoscere Gesù, la Persona e il suo annuncio, e rendersi disponibili con onestà a confrontarsi faccia a faccia con Lui. Alle cose già ricordate nel capitolo 2, vorremmo aggiungere un estratto dal libro del teologo Otto Hermann Pesch, Kleines Katholisches Glaubensbuch, (Topos Taschenbuch 29), tradotto anche in italiano: Breve catechismo cattolico, edizioni Queriniana, 1984, pp.140):
Il Figlio dellUomo
… Se volete comprendere cosa sia credere in Gesù Cristo, il Figlio di Dio, innanzitutto dovete guardare alla sua vita terrena. Egli ha vissuto come una normale persona del suo tempo… Era una persona vera e buona. Ma cosera così speciale in Lui al di sopra di questo e oltre a questo?
Prima di tutto, ha portato un messaggio veramente stimolante, molto più portentoso di quelli di tutti i grandi profeti prima di lui. Egli ha annunciato: Il Regno di Dio è imminente (Marco 1,15). Questo significa: Dio è vicino a tutto il suo popolo – tutto il suo popolo. Ciascuno dovrebbe sapere e credere che Dio è un Dio per il popolo. Non esiste più incertezza su come Dio si comporta nei confronti delluomo. Dal messaggio di Gesù derivano, per la vita delluomo, conseguenze totalmente audaci. Non dobbiamo temere – né Dio né luomo. E non dobbiamo più preoccuparci per le nostra vita – intendendo con questa preoccupazione, sempre alimentata da un profondo timore, che alla fine tutto possa essere vano e superfluo. Anche il peccato e il fallimento non sono ostacoli a che Dio ci manifesti il suo amore. Gli uomini devono sapere che possono camminare verso una gioia perfetta e impensabile – e dovrebbero vivere in modo tale che gli altri possano vedere questo in loro.
Poiché Dio ama tutti gli uomini, pur permanendo le differenze, ma non vi son più barriere tra essi, né quelle dovute alla posizione sociale né quelle dovute alla conoscenza, al talento o alla virtù. Viene accolto anche chi è carico di peccati – perché nessuno è senza colpa. Giustizia, riconciliazione e amore dovrebbero governare il nostro modo di vivere e guarirci, perché questo è il risultato della riconciliazione di Dio con il genere umano peccatore.
Più di tutti i Profeti
Gesù ha vissuto il messaggio che ha predicato. Ha messo insieme i suoi discepoli e li ha resi suoi partner nel diffondere il suo messaggio, ed ha scelto un tipo di persone che nessun dottore della Legge, preoccupato per la sua reputazione, avrebbe mai scelto: pescatori, uomini dai villaggi e dalla campagna, gente semplice e disprezzata. Egli ha scelto di mangiare con chi era considerato un reietto: con donne di cattiva reputazione, uomini di dubbia professione (esattori delle imposte) – e ha invitato gli altri a fare lo stesso. Ha completamente ribaltato sulle loro teste i valori ordinari della società del suo tempo in cui si discriminavano i poveri: ad esempio i malati, che dovevano essere aiutati anche durante lo Shabbat. Andato al tempio, ha criticato lintero sistema della devozione ebraica, come era a quel tempo, sostenendo che era contraria a quella voluta da Dio. La benevolenza di Dio non può essere comprata. Gli uomini devono avere fiducia nel fatto che Dio li ama per come sono e non per le loro buone azioni.
Anche i grandi profeti hanno detto questo, ma essi lo hanno affermato in base ai loro criteri. Allo stesso modo, molti contemporanei di Gesù allinizio pensavano che Egli fosse un nuovo e potente profeta. Ma cè una differenza... Gesù ha affermato di essere più di tutti i profeti e di tutti i maestri che lo hanno preceduto. Un maestro dice: Mosé ha detto… un profeta dice: il Signore ha detto… Ma Gesù ha affermato senza rapportarsi o richiamarsi a qualcuno di più potente o più in alto di Lui: in verità, Io vi dico.
Inoltre, laccedere alla divinità di Dio che Gesù ha annunciato, o al Regno di Dio, come spesso viene chiamato, dipende da come si intende Gesù. Questo diventa particolarmente evidente nei sermoni che Gesù fece a Nazareth, sua propria città (Luca 4,14-30). Qui Gesù spiega: Io sono Colui nel quale le promesse dei profeti si sono avverate. I presenti non lo compresero – e agli occhi di Gesù la loro incredulità era sin troppo chiara e questo gli impediva di compiere grandi cose sia a Nazareth che in altre città. Solo coloro che hanno seguito Gesù hanno sperimentato la vicinanza di Dio e, alla fine, hanno creduto in Lui; e non raramente lo hanno seguito anche in senso letterale, cioè partecipando ai suoi spostamenti. Infine: quando Gesù ha parlato di Dio, il Padre, Egli non ha mai incluso Sè e i suoi ascoltatori in un unificante Padre nostro, piuttosto ha fatto la differenza tra Padre Mio e Padre Vostro. Ognuno di noi è un figlio di Dio, ma Lui solo è Il Figlio.
Il Figlio di Dio
I più vicini tra gli ascoltatori dei sermoni di Gesù avevano dunque compreso: o accettiamo questa incredibile affermazione e ci lasciamo complicare con Lui e con ciò che egli dice, o costui è un sacrilego e grande impostore. Quelli che non hanno voluto credergli, hanno agito coerentemente arrestandolo e portandolo davanti al popolo come un sacrilego, e davanti ai tribunali militari romani come un sobillatore, per crocifiggerlo. Nulla accadde quando lo hanno schernito sulla croce: Ha salvato gli altri; non può salvare se stesso! (Marco 15,31).
Conosciamo il resto della storia: la grande disperazione dei suoi discepoli, che abbandonarono ogni speranza (Luca 24,21), fu solo di breve durata. Egli apparve loro da vivo, risorto da morte. E allora, coloro che arrivarono alla fede quando sentirono questo dai testimoni, pensarono a come poter spiegare ciò che avevano compreso di Gesù. E lo chiamarono Figlio di Dio e lo glorificarono come il Figlio di Dio. E chiaro che ciò che è inteso con questo termine può anche essere espresso in altri modi, soprattutto oggi. Ma questo nome era particolarmente appropriato per esprimere ed annunciare la fede e lo è ancora oggi.
Per prima cosa: lo stesso Gesù ha detto ai suoi uditori che questo appellativo era quello giusto. Vi sono molti passi nei Vangeli in cui si legge che Gesù chiama se stesso Figlio di Dio o in cui altri si chiedono o gli chiedono se Lui sia il Figlio di Dio (ad es. Matteo 16,16, Marco 14,61, Luca 1,32). E poiché sottolinea che Dio è Suo padre, come può essere sbagliato chiamarLo Figlio di Dio?
Inoltre: questo titolo era ascoltato sia da ebrei sia da pagani, che significa, ad un tempo, da gente di cultura greca e da gente di cultura romana. Gli ebrei, alludire questo appellativo, si immaginavano un re misterioso e straordinario, colui di cui i profeti avevano annunciato la venuta per la loro salvezza, poiché Dio avrebbe eliminato ogni male dal mondo e avrebbe fatto buona ogni cosa. Ai Greci ricordava i loro miti in cui spesso si parla di Figli di Dio e di dei che assumono forma umana sulla terra. Naturalmente Gesù non collimava né con lidea ebraica di Figlio di Dio, né con lidea greca; entrambi i concetti dovevano essere rivisti. Ma una cosa era subito chiara a tutti quando Gesù veniva chiamato il Figlio di Dio: Gesù era davvero molto speciale, Egli era molto più di un uomo. E attribuirGli questo nome significava anche una grande sfida, poiché la fede cristiana eliminava completamente le immagini sensazionali o straordinarie del Figlio di Dio di ebrei e romani. Il Figlio di Dio, dicevano i cristiani, altri non è che questo discusso, deriso, perseguitato e crocefisso Gesù. Non cè da stupirsi se le autorità non lo accettarono. Qualcosa di simile avvenne quando a Gesù fu attribuito il titolo di Signore. Questa parola, che in genere rinvia ad un Signore e padrone, era usata nella traduzione greca dellAntico Testamento, anteriore a Gesù, per descrivere Dio. Infatti, per i Greci, il titolo Signore descriveva una divinità, e questo era anche il motivo per cui limperatore romano si faceva chiamare Signore – e poiché egli richiedeva ladorazione che è dovuta ad un dio, fece martirizzare i cristiani in quanto gli rispondevano: solo Gesù è Signore.
Il mistero di Gesù
Non solo allora, ma ancora oggi è opportuno riassumere cosa si crede a proposito di Gesù quando gli attribuiamo il titolo Figlio di Dio. Per quanto il paragone con concetti umani possa far luce poco o niente, questa espressione mostra che Gesù e il Padre sono una cosa sola. E allo stesso tempo, è chiaro che essi non sono la stessa persona, come se il Padre partecipasse della vita terrena di Gesù. Gli autori del Nuovo Testamento si esprimono molto più precisamente di quanto siamo soliti fare noi. Quando essi dicono Dio, indicano sempre il Padre. Gesù è il Figlio, lUnto (= il Cristo), il Servo di Dio; per i Cristiani, Egli è il Signore. Malgrado la sua unità con il Padre, Gesù è una entità separata, Egli lo prega. E una volta ha pronunciato una frase che è sempre stata un dilemma per i cristiani, che lo ritengono il Figlio stesso di Dio: il Padre è più grande di Me (Giovanni 14,28).
Il nome Figlio di Dio significa: cè un unico rapporto tra Gesù e il Padre, un rapporto di fede, di devozione, di essere sempre luno per laltro. Per questo Gesù può agire in nome di Dio. Quello che dice e fa, lo dice e lo fa anche il Padre, e il Padre realizza il suo progetto per il genere umano attraverso Gesù – proprio come una volta i re e i signori usavano chiamare figli i loro rappresentanti e assistenti. E per questo che Gesù vuole includere nel suo rapporto di figliolanza con il Padre tutti coloro che credono. La profondità del suo essere Figlio di Dio non potrà mai essere raggiunta da alcun essere umano. La differenza tra Padre mio e Padre vostro non sarà mai annullata. Ma nella sua relazione di vita con il Padre – ogni uomo dovrebbe seguirlo. Paolo dice chiaramente: Tutti voi, infatti, siete figli di Dio, per la fede in Cristo Gesù (Galati 3,26). E quando qualcuno accusò Gesù di agire in modo contrario a Dio, egli si difese dicendo che già i Salmi annunciano: Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? (Giovaqnni 10,34; Salmi 82,6).
Il nome Figlio di Dio pertanto spiega veramente tutto ciò che noi pensiamo di Gesù. E allo stesso tempo, meglio di ogni altro nome, dimostra che noi non comprenderemo mai realmente il mistero di Gesù. Perché Figlio di Dio non significa nientaltro che Figlio dellUomo, Gesù, il Gesù crocefisso. Qualcuno potrebbe chiedersi se ai nostri giorni il nome Figlio di Dio non sia causa di tanti equivoci. Inoltre, questo non accade sempre ogniqualvolta si tenta di spiegare leccezionale? La prima cosa da fare per eliminare gli equivoci non è semplicemente quella di smettere di far uso di un nome rilevante, ma di spiegare cosa questo nome significa. Coloro che non hanno abbastanza interesse ad approfondire, non hanno il diritto a lamentarsi poi che è possibile fraintendere il nome. Il miglior modo per eliminare i fraintendimenti è quello di ricordarci sempre linconcepibile concetto racchiuso nellaffermazione che luomo Gesù di Nazareth è il Figlio di Dio incarnato. Finora nessuno ha trovato un titolo migliore, meno esposto ai fraintendimenti. Per questa ragione, nel nostro credo preghiamo: Io credo in Gesù Cristo, suo unico Figlio…nato da Maria Vergine.
E il Vervo si fece carne
Il Nuovo Testamento ci viene in aiuto. Nellintroduzione del Vangelo di Giovanni, Gesù è chiamato il Verbo fatto carne (Giovanni 1,14). Lo stesso enorme paradosso connesso al titolo Figlio di Dio, emerge anche qui: il Figlio di Dio è il Cristo crocifisso. Il Verbo di Dio fatto carne, luomo di Nazareth il cui destino era di essere crocifisso. E il medesimo, profondo, mistero: Dio Altissimo, il Signore della creazione, ha aperto il suo cuore al suo popolo ribelle – come se ciò non fosse già abbastanza incredibile – ed ha fatto irruzione nella storia per vivere sulla terra, condividere la Sua vita con noi, ma rimanendo in ogni modo Dio su tutta la terra. Dio, che aveva parlato nei tempi antichi molte volte ed in diversi modi ai Padri per mezzo dei Profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio (Ebrei 1,1-2). Egli, pur essendo di natura divina, (…) spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Filippesi 2, 6-8).
Per quanto riguarda la domanda posta, il punto non è quello di decidere quale sia la religione giusta, piuttosto quello di vedere come il soggetto abbia reagito alla chiamata di Gesù. Nel Vangelo di Giovanni Egli dice di sé: Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita (Giovanni 8,12). Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Giovanni 14,6). Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce (Giovanni 18,37). Perciò la Chiesa professa Gesù Cristo come la Verità su Dio, sulluomo e sul mondo.
Domanda 51: Nei Vangeli, vi sono versetti sulla tolleranza, la fraternità, lamore per il prossimo? Mi può dare qualche spiegazione su questo? (TR)
Risposta: Parlando in generale, i Vangeli sono libri che descrivono lamore fedele di Dio per il genere umano, rivelato nella vita e negli insegnamenti di Gesù Cristo, il Messia. Questo amore ci incoraggia e ci permette di praticare la tolleranza, la fratellanza e lamore verso il prossimo. Il Discorso della Montagna (Matteo, 5-7) è uneccellente sintesi di come Gesù ha amato e di ciò che Egli ha insegnato. Tra gli innumerevoli riferimenti nei Vangeli vorremmo citare solo le pagine più rappresentative dalla 1 Lettera ai Corinzi, capitolo 13 e dalla Lettera ai Romani 12,9-21:
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! (1 Corinzi 13).
La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all'ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male. (Romani 12,9-21).
Domanda 52: Come si diventa cristiani? (TR)
Risposta: Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali: l'annunzio della Parola, l'accoglienza del Vangelo che provoca una conversione, la professione di fede, il Battesimo, l'effusione dello Spirito Santo, l'accesso alla Comunione eucaristica. Dalle origini della Chiesa, il Battesimo degli adulti è la situazione più normale là dove l'annunzio del Vangelo è ancora recente. Il catecumenato (preparazione al Battesimo) occupa in tal caso un posto importante. In quanto iniziazione alla fede e alla vita cristiana, esso deve disporre ad accogliere il dono di Dio nel Battesimo, nella Confermazione e nell'Eucaristia. Il catecumenato, o formazione dei catecumeni, ha lo scopo di permettere a questi ultimi, in risposta all'iniziativa divina e in unione con una comunità ecclesiale, di condurre a maturità la loro conversione e la loro fede. Si tratta di una formazione alla vita cristiana (. . .) mediante la quale i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro Maestro. Perciò i catecumeni siano convenientemente iniziati al mistero della salvezza e alla pratica delle norme evangeliche, e mediante i riti sacri, da celebrare in tempi successivi, siano introdotti nella vita della fede, della Liturgia e della carità del Popolo di Dio (Vaticano II, Ad gentes, 14). I catecumeni sono già uniti alla Chiesa, appartengono già alla famiglia del Cristo, e spesso vivono già una vita di fede, di speranza e di carità (Vat. II, Ad gentes, 14). La madre Chiesa, come già suoi, li ricopre del suo amore e delle sue cure (Vat. II, Lumen gentium, 14) (CCC 1229, 1247-1249).
Come spiega il Catechismo della Chiesa cattolica, una persona diventa cristiana attraverso la celebrazione del battesimo. Durante il battesimo, il credente viene battezzato con acqua nel nome del Dio trinitario, Padre, Figlio e Spirito Santo. Il battesimo è preceduto da un periodo di formazione chiamato catecumenato. Il catecumenato è, quindi, il tempo di preparazione al battesimo. La durata del catecumenato può variare in base al candidato. Può richiedere anche un tempo piuttosto lungo. Durante il catecumenato, il candidato al battesimo deve perfezionare innanzitutto la sua conoscenza e la sua comprensione di Gesù Cristo e del Suo messaggio. Deve anche familiarizzarsi con la fede e la vita cristiana che questa comporta, al fine di imparare a condurre la sua vita unicamente secondo gli insegnamenti e lesempio di Cristo. Questo comporta, in particolar modo, lapprendimento e la familiarizzazione con i fondamentali articoli della fede cristiana. Il credente dovrà condurre una vita fondata consciamente sui principi della fede, e onorare Dio non solo nella preghiera e nelladorazione in chiesa, ma anche in tutti gli aspetti della vita quotidiana, servirLo ed annunciarLo, con parole ed opere.
Domanda 53: Se Le dimostrassi che la sua Bibbia non è più valida secondo Allah, che ha creato me e Lei, accetterebbe di convertirsi allislam? (DE)
Risposta: La Bibbia esiste da secoli e per secoli è stata letta da un gran numero di persone come un libro ispirato da Dio. Ne abbiamo già parlato nel Capitolo 1 del libro che può consultare anche su questo sito web. Davvero la Bibbia è una raccolta completa di testi che sono stati scritti da vari autori e gruppi di autori, nel corso dei secoli, in diverse situazioni e in varie forme letterarie. Essi sono poi stati raggruppati in un unico libro. Prima di tutto vengono i libri che documentano le storie religiose e le esperienze del popolo ebraico, vi sono poi gli scritti prodotti nei primi tempi della storia della Chiesa cristiana. Il problema della validità non si pone. Laffidabilità dei testi contenuti nei libri biblici è stata confermata da intere generazioni di specialisti ed esegeti. I risultati di questa ricerca critica riempiono molti, molti scaffali. La questione è, piuttosto, come io rispondo al messaggio/messaggi trovato/i negli scritti biblici. Gli Ebrei interpretano gli scritti del Primo (Antico) Testamento in una maniera ebraica. Noi Cristiani, leggiamo i testi del Primo Testamento alla luce della vita e degli insegnamenti di Gesù Cristo, che consideriamo il vero Messia e il Figlio di Dio. Secondo la nostra comprensione cristiana, la rivelazione si conclude con lultimo libro, in ordine cronologico, del Secondo (=Nuovo) Testamento, che per noi, insieme con lAntico Testamento, forma la Bibbia. Ora, poiché secondo la fede cristiana, Dio si è fatto conoscere al mondo in Gesù Cristo, o in altre parole, in Cristo Gesù Dio si è fatto uomo, è comprensibile che non vi possono essere, secondo la nostra fede, altre nuove rilevazioni (veda anche le risposte alle domande 39, 28 e 47).
Domanda 54: Se ho ben capito, anche nella religione cristiana commettere un suicidio è un peccato grave e ad una persona che commette un suicidio viene (o veniva) rifiutato il funerale cristiano e viene (o era) sepolto fuori del cimitero. Come è possibile che Hannelore Kohl, la moglie dellex Cancelliere tedesco, sia stata sepolta cristianamente quando ha commesso un suicidio? (DE)
Risposta: Secondo il diritto della Chiesa Cattolica (Codice di Diritto Canonico, in latino Codex Iuris Canonici = CIC) rimasto in vigore dal 1917 al 1983, alla persona che commetteva un suicidio era negata la sepoltura cristiana. Queste persone erano considerate pubblici peccatori. Quando le norme del CIC del 1917 sono state aggiornate, nel nuovo Codice di Diritto della Chiesa Cattolica, il CIC del 1983 (canone 1184), è stato introdotto un criterio ulteriore per valutare il rifiuto dei funerali per questo tipo di persone. Fu fatto obbligo di valutare individualmente, basandosi sulle situazioni personali note del defunto e sulle opinioni etico-religiose dei membri della parrocchia interessata, se era atteso un funerale cristiano, o se questo avesse causato come conseguenza un turbamento pubblico. Con un funerale cristiano, la parrocchia locale tratta il deceduto con amore fraterno. Entro tali perimetri, tuttavia, essa, o meglio i vescovi locali e i parroci, hanno un certo potere per prendere le proprie decisioni.
Le riflessioni che seguono, fatte dalla chiesa a proposito del suicidio, mettono insieme il contesto con le norme. Il suicidio cosciente e volontario, anche quando esistono forti motivi, non è moralmente giustificato. Il suicidio libero, desiderato, attraverso cui uno vuole coscientemente affermare la sua autonomia, è semplicemente, per sua natura, un rifiuto al Si di Dio per il genere umano. Ed è anche un rifiuto dellamore di sé, del naturale desiderio di vivere e della responsabilità che si ha per la giustizia e per lamore del prossimo e del genere umano.
La nostra fede cristiana è contraria alla glorificazione del suicidio volontario avendo una visione della vita che è basata sulla fede. La nostra fede ci dice che Dio è in grado di ritrovarci in qualsiasi situazione nella nostra vita, sia nel caso questa situazione fosse dovuta ad un nostro errore sia nel caso essa derivasse dal fallimento dei rapporti nel nostro ambiente.
Il dibattito filosofico sulla libertà e sulla giustificazione morale di togliersi volontariamente la vita presume che una tale libera e volontaria decisione sia certamente possibile. La prospettiva teologica per fare luce su questo fenomeno non ha prodotto un rifiuto fondamentale di questa possibilità. Nel passato, la pastorale era intesa nel senso che alla persona che aveva commesso suicidio era negato il funerale cristiano. Questa norma non è stata inclusa nel nuovo Codice di diritto della Chiesa cattolica, perché è impossibile dimostrare, che nel commettere il suicidio una persona ha voluto veramente pronunciare un no definitivo a sé e a Dio; inoltre, la chiesa condanna il peccato del suicidio e non la persona che lo ha commesso; infine, perché non è certo che costui fosse in uno stato tale da voler commettere deliberatamente il suicidio.
Con questa posizione, la Chiesa ha accettato i risultati della più recente ricerca sul suicidio. Questa ricerca ha empiricamente mostrato che spesso il suicidio è lultima fase di un periodo di sviluppo molto connesso ad una limitazione del controllo mentale di sé ed è espressione di una violenta crisi di vita e/o di una perdita di autostima. Molte persone che commettono un suicidio non commettono un atto volontario, piuttosto, si trovano in una dimensione anomala in cui ogni cosa conduce al suicidio. Per questa ragione, chiunque si toglie la vita o tenta di farlo, può non essere a priori pienamente responsabile delle sue azioni (vedi Katholischer Erwachsenen-Katechismus, Vol. 2: Leben aus dem Glauben, Friburgo, 1995, colonne 282-284) (Catechismo degli Adulti).
Domanda 55: Cosa pensano gli Ebrei della nascita di Gesù? Se è considerato un bambino nato fuori dal matrimonio, perché non hanno lapidato Maria e non lhanno gettata fuori dal Tempio insieme a tutta la sua famiglia? Perché questo Gesù da adulto era tenuto in alta considerazione dai Farisei che gli hanno permesso di insegnare nel Tempio e di parlare a migliaia di persone ed era chiamato dal popolo Rabbi e Maestro? Ha nascosto la sua reale identità? Nessuno lo ha riconosciuto? Come possono essere spiegati questi fatti con laiuto dei Vangeli esistenti? (DE)
Risposta: Esistono molte ed eterogenee visioni e raffigurazioni di Gesù di Nazareth sia nelle fonti rabbiniche sia nelle numerose, più recenti, descrizioni ebraiche. In letteratura troviamo una breve panoramica: Gesù Cristo 1° termine nel lessico religioso ebraico: Judentum, Christentum, Islam, a cura di Adel Theodore Khoury, Graz, Vienna, Colonia: Verlag-Styria, 1987, colonne 528-531. (Traduzione italiana riveduta e ampliata, Islam, Cristianesimo, Ebraismo a confronto, Casale Monferrato (AL): Edizioni Piemme, 1998 [1a edizione: 1991]. Descrizioni tendenziose nelle fonti rabbiniche dicono invece che Gesù era il figlio illegittimo di unadultera (tratto da Kallah 51a) e che quaranta giorni prima della sua crocifissione, un venditore ambulante della città avrebbe ufficialmente dichiarato i motivi della sua pena così che sarebbe stato esonerato dalla deposizione di testimone oculare: ma non cera assoluzione per lui (b Sanhedrin 43a). Una tra le molte altre storie contemporanee, basate sui fatti, a proposito della vita e degli insegnamenti di Gesù, scritta secondo una prospettiva ebraica è la pubblicazione di Pinchas Lapide, The Rabbi from Nazareth, 1974.
Domanda 56: Le coppie sposate rimangono sposate per leternità o il loro matrimonio finisce con la morte? Possono stare ancora insieme nellaltra vita? Eppoi, è vero che noi riceveremo un corpo nuovo nellaltra vita? (TR)
Risposta: Cosa avverrà di me dopo la morte? Lumanità è pervasa da un più o meno ovvio desiderio di una vita dopo la morte. I filosofi sono arrivati alla conclusione che lanima umana, poiché è spirituale, non può realmente morire. E anche logico pensare che il nostro desiderio di pienezza e di giustizia sarebbe vano se tutto finisse con la morte.
La Bibbia ci fa vedere, come la risposta a questa domanda fondamentale della nostra esistenza si è cristallizzata nel corso dei secoli. Ma non basa le sue opinioni su noi e sul nostro desiderio, piuttosto su Dio. Lidea originale che nelloltretomba ci aspetti una esistenza disperatamente buia non è qualcosa che un uomo di fede può immaginare. Dio è, dopo tutto, fonte di vita; Egli è fedele, Egli non ci lascerà mai affondare completamente! E così le convinzioni dei fedeli sono divenute sempre più forti: anche la morte non può separarci dal Suo amore, saremo sempre accettati ed amati da Lui. Il Nuovo Testamento chiarisce ulteriormente questo pensiero: Cristo è la nostra vita. Noi siamo immortali perché la nostra vita viene da Lui ed a Lui tende.
La morte significa questo: ci troveremo davanti a Dio, eterna verità: allora cadranno tutte le nostre maschere, finiranno tutte le nostre auto-illusioni e di colpo capiremo se la nostra vita ci ha condotto verso Dio o verso le tenebre, lontano da Dio. Perciò, la morte è un giudizio sulla nostra vita. Per sintetizzare: il nostro corpo nella morte si decompone; ma la nostra anima, il nostro essere, lessenza della nostra identità, permangono. La chiesa insegna che i santi vanno direttamente in paradiso. Tuttavia, chi ancora deve scontare qualche peccato può arrivare a Dio solo dopo essere stati purificati (purgatorio). Poiché il nostro corpo non é un componente secondario, ma una parte della nostra persona umana, ci aspettiamo una resurrezione dei corpi. Cristo ci ha salvato corpo e anima. Per questo possiamo supporre anche una trasfigurazione del nostro corpo e della nostra anima – proprio come la chiesa già insegna su Maria, la Madre di Dio.
Non è molto importante soffermarsi sulla natura di questa resurrezione, per esempio sulla questione se il nostro corpo sarà della stessa sostanza di quello di questa vita terrena. Il discorso riguarda cose che vanno di là dalla nostra comprensione e tutto ciò che importa è che Dio desidera condurci alla perfezione. Egli desidera immettere in noi ogni possibilità di perfezione – ciò che ci è stato promesso è una meravigliosa chiamata allunità con Dio e con laltro! Quindi, la speranza di una vita eterna non è una vana consolazione. Piuttosto, ci permette di comprendere la nostra condizione e la nostra dignità. Chi tiene in considerazione il genere umano, è chiamato a combattere per la dignità, la libertà e i diritti già in questo mondo! Insieme con noi, tutta la creazione diventerà parte della gloria di Dio. Questo è un concetto entusiasmante. Esso ci arresta sui nostri passi: tutta la creazione – anche il male sparso in essa? Non bisognerebbe prima rimuovere dal mondo il dualismo bene/male, in modo che tutto ciò che resta è il Regno di Dio, senza alcuna ombra di male e di peccato? Questo, precisamente, è ciò che il magistero della chiesa intende quando parla di giudizio finale (vedi Winfried Henze, Glauben ist schön. Ein katholischer Familien-Katechismus [Credere oggi. Un catechismo cattolico per le famiglie], Harsum 2001, p. 173 ss. ISBN 3-7698-0887-8).
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