|
Domanda 57: Giovanni 3,13 dice che solo Gesù è asceso al Cielo. 2 Re 2,11 dice che Elia è asceso in Cielo. 2 Corinti 12,2-4 parla di un uomo che è asceso al terzo Cielo. E Ebrei 11,5 dice che Enoch è stato strappato da questa vita a causa della sua fede. Il primo riferimento parla di una sola persona, Gesù, mentre la stessa Bibbia parla di altre tre persone. Potrebbe spiegarmi questo? (TR)
Risposta: In tutte le religioni, il Cielo si riferisce ad un luogo dove dimora Dio/gli dei e i poteri soprannaturali. Contemporaneamente, il Cielo è una metafora per l’ultraterreno e l’infinito, il simbolo della trascendenza. Ermeneuticamente parlando, vi sono diversi livelli di significato: la visione cosmologica dell’Antico Testamento del Cielo come un “luogo”, va compreso alla luce della visione del mondo antico, secondo la quale il Cielo come parte dell’universo è il firmamento, una gigantesca semisfera sopra la terra piatta. Teologicamente, il Cielo è il luogo della dimora di Dio. Il firmamento è il Suo trono da dove Egli guida il destino del genere umano. Lo stesso Antico Testamento già demitologizza questa visione: Il Cielo e la Terra da soli non possono contenere Dio; la dimora di Dio si riferisce alla Sua trascendenza, la Sua lontananza e la Sua distanza (Geremia 23,23 ss). Allo stesso tempo, Egli è anche un Dio molto vicino e presente la cui gloria riempie tutta la terra (Isaia 6,3). Egli sente e risponde alla supplica del Suo popolo, anche alla supplica di ciascuno e di tutti gli esseri umani. Poiché il Cielo è visto come il luogo dove dimora Dio, la parola Cielo è anche usata come un sinonimo per Dio stesso ed è usata per parafrasare il Suo nome. “Dal Cielo” è sinonimo di “da Dio” (Deuteronomio 4,23; Giovanni 3,27). “In Cielo” significa “con Dio” (Matteo 16,19; 18,18; Luca 19,38). La visione antropologica e escatologica che solo i giusti saranno con Dio (“in Cielo”) per sempre ha avuto origine dagli ultimi scritti dell’Antico Testamento. Anche l’immagine dell’ “ascensione” di un giusto ha origine da qui, il suo significato è la grazia data da Dio per permetterci di andare alla Sua presenza.
Nel Nuovo Testamento, la prospettiva cristologica è di fondamentale importanza. In accordo con la Sua natura, Cristo è disceso dal Cielo (Giovanni 3,13; 6,38, 41ss, 50ss) e vi è ritornato dopo la Sua resurrezione per sedere alla destra di Dio (Marco 16,19, Atti 3,21; Efesini 1,20; 2,6, Ebrei 8,1; Pietro 3,22). Questo “ritorno” è illustrato usando l’immagine dell’ascensione. Quindi egli è asceso nella dimora di Dio (Ebrei 9,1ss; 24) per tornare di nuovo alla fine dei tempi (Ebrei 9,28). E’ in questo senso che Paolo descrive l’atteggiamento cristiano verso la vita con una felice attesa della seconda venuta di Cristo dal Cielo (1Tessalonicesi 1,10; 4,16; 2Tessalonicesi 1,7; Filippesi 3,20), quando sorgeranno un nuovo Cielo e una nuova terra (2 Pietro 3,13).
In sintesi, si può dire che dal punto di vista cristiano, il Cielo è una metafora teologica per la salvezza finale e la redenzione del genere umano che è stato riconciliato con Dio attraverso la morte e la resurrezione di Cristo. Quindi, il Cielo non è un luogo fisico e senza tempo, non è un Regno materiale che verrà, ma una realtà personale. E’ l’unione eterna del genere umano con Dio, vita in unità con lui e con gli altri (cf. L. Hagemann, art. Himmel 2. Christlich in Adel Th. Khoury [Hg.] Lexikon religiöser Grundbegriffe. Judentum. Christentum. Islam. Graz, Styria, 1987. p. 486-488.).
Domanda 58: In Matteo 16,18 Gesù chiama Pietro la roccia su cui Lui fonderà la Sua chiesa e dice anche che gli darà le chiavi del Regno dei Cieli… Ma solo pochi versi dopo Gesù dice a Pietro: “Lungi me, Satana!” Cosa devo credere ora? Pietro è Satana o è colui che tiene le chiavi del Regno del Paradiso? (TR)
Risposta: Matteo 16,18 dice: “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”. Questo significa che il potere del male, che ha portato il genere umano verso la morte del peccato e poi alla morte eterna, non riuscirà a raggiungere le porte dell’aldilà. Sarà compito della chiesa salvare quelli eletti dal regno della morte, dalla morte reale e in particolare dalla morte eterna, per consentire loro di entrare nel Regno dei Cieli (Colossesi 1,13, 1 Corinzi 15,26, Apocalisse 6,8; 20,13). Come la città della morte, anche la città di Dio ha le porte. Esse permettono di entrare solo a coloro che ne sono degni (Matteo 23,13). Pietro riceve le chiavi di queste porte. Sarà suo compito, mediato attraverso la chiesa, aprire o chiudere le porte del Regno di Dio.
Matteo 16,23 dice: “Lungi da me, Satana!. Tu mi sei di scandalo perché non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”. In Matteo 16,21, Gesù ha annunciato la Sua prossima sofferenza per la prima volta e ha dichiarato che dovrà andare a Gerusalemme e soffrire molte cose. Quindi sarebbe, sì, stato ucciso ma sarebbe tornato alla vita il terzo giorno. Quindi Gesù combina il compito glorioso del Messia (Abacuc 3,13, Samuele 2,10, Salmo 2) con il doloroso compito del servo sofferente di Dio (Isaia 42,1-9; 49,1-6; 50,13-52, 12). Gesù prepara la fede dei discepoli per la crisi che avverrà alla Sua morte e resurrezione. Siete per me una pietra di inciampo, significando voi siete la mia potenziale caduta (morte). Poiché Pietro vuole che Gesù resista alla sofferenza e alla Sua morte ignobile, perché lui non comprende la strada che il Messia deve prendere, egli diventa Sua pietra di inciampo (è il significato originale della parola greca skandalon) e quindi, senza volerlo, aiutante di Satana. In Matteo 4,1-10, l’autore del vangelo ha già parlato del tentativo di Satana di sedurre Gesù nel deserto, per allontanarlo dal suo percorso di sofferenza e dall’umiltà di essere servo di Dio. Pietro e gli altri discepoli hanno sperato fino alla morte di Gesù che lui avrebbe usato i Suoi poteri e proclamato la vittoria sui Suoi nemici sulla terra. Solo quando scende su di loro lo Spirito Santo, Pietro e gli altri discepoli ricevono la grazia di comprendere il vero significato della croce e della resurrezione. Tutti coloro che seguono Gesù come suoi discepoli dovranno percorrere la stessa strada di pietra e di roccia, impareranno che questo percorso del Messia è un percorso di servizio e di sofferenza. Questo è particolarmente vero per i successori di Pietro nel ministero pastorale della chiesa.
Domanda 59: Vi sono due versioni della storia di Giuda Iscariota. Secondo Matteo 27,3-7, Giuda si è suicidato e i gran sacerdoti hanno acquistato il campo del vasaio. Secondo Atti 1,16-19, lo stesso Giuda ha acquistato questo campo ed è morto lì ma non per suicidio. Quale storia è vera? (TR)
Risposta: Il Nuovo Testamento, è vero, contiene due diverse descrizioni della morte di Giuda, Matteo 27, 3-10 e Atti 1,18-19. Secondo gli Atti, Giuda non è morto impiccato come Achitòfel (2 Samuele 17,23) ma dopo essere caduto come gli empi in Sapienza 4,19 col corpo squarciato e tutti i suoi intestini fuori, come è accaduto a diversi malfattori nelle antiche leggende delle tradizioni popolari. Il termine “Campo del Sangue” non è legato al sangue di Gesù, ma a quello di Giuda. Attraverso queste differenze nella tradizione orale, è possibile intuire la morte improvvisa e ignominiosa di un traditore. L’evento è stato legato piuttosto artificialmente ad Akeldamà (cioè Campo di Sangue), un luogo di Gerusalemme di pessima reputazione.
Domanda 60: Se la cristianità attuale è vera, perché vi sono quattro diversi vangeli? (TR)
Risposta: L’Antico Testamento è stato il primo gruppo di libri della chiesa. Presto è apparso chiaro che c’era una necessità di scritture che dicessero “cosa era avvenuto tra noi”, e quindi sono stati scritti i quattro vangeli.
E’ vero che non conosciamo la vita di Gesù secondo un solo testo delle scritture, ma da quattro scritti paralleli, qualcosa che è unico nella storia della letteratura. Ciascuno di questi scritti contiene completa la Buona Novella. Essi prendono il nome dai loro autori: Matteo, l’esattore delle imposte che diventa un discepolo; Marco, un giovane discepolo di Gerusalemme. Secondo Atti 12,12 l’incontro è avvenuto nella casa di sua madre (forse la casa dove è avvenuta l’ultima cena); Luca, “il nostro caro amico medico” (Colossesi 4,14) che era un amico di Paolo; ed infine, Giovanni, “il discepolo prediletto di Gesù”, vissuto fino a tarda età.
E’ stato detto dagli inizi che Matteo è stato il primo a scrivere alcuni passi probabilmente verso l’anno 50, in Palestina o in Siria. Il suo Vangelo è stato pubblicato più tardi nella sua forma attuale. Il Vangelo secondo Marco, che è stato scritto intorno al 63 dopo Cristo a Roma, è pertanto il più antico che abbiamo. La versione finale di Matteo e il Vangelo di Luca, che è stato scritto in Grecia, si presume che siano stati scritti tra il 70 e l’80 d. C. Il Vangelo di Giovanni è probabile sia stato scritto intorno all’anno 100 d.C. in Asia Minore. I primi tre Vangeli, chiamati anche vangeli sinottici, sono spesso parola per parola gli stessi. Questo dimostra che essi sono collegati in un modo o nell’altro.
I quattro Vangeli sono la prova dell’interesse della Chiesa che sia preservata la Buona Novella. Essi, inoltre, dimostrano come questa Buona Novella sia stata proclamata secondo differenti modi di pensare in diversi ambienti sociali. Ciascuno dei Vangeli mette in particolare luce quello che una particolare comunità di fede considera essere più importante. Matteo, che scrive per gli Ebrei, compila le parole di Gesù in cinque grandi discorsi, corrispondenti ai cinque libri di Mosè, in modo che Gesù appare come il nuovo legislatore. L’interesse principale di Marco è la rivelazione di Gesù come il Messia e il Figlio di Dio. Luca scrive per i suoi compagni Greci eruditi. Egli mostra una progressione storica (e per questo scrive anche gli Atti degli Apostoli) e sottolinea l’amore di Gesù per i diseredati: i poveri, i peccatori, e le donne. Egli parla molto anche dello Spirito Santo e della preghiera.
Qualche volta le persone tentano di analizzare l’uso delle parole per determinare in quale comunità è stato predicato un Vangelo prima di essere stato scritto. Poiché molte persone hanno tentato di conservare le parole di Gesù esattamente come egli le aveva dette e tanto quanto il modo ritmico e ricco di metafore di parlare di Gesù ha favorito questo fatto mentale, rimane anche vero che le parole di Gesù siano passate attraverso la tradizione orale. Questo significa che occasionalmente sono stati aggiunti liberamente chiarimenti e adattamenti. Abbiamo già visto come Matteo ha cambiato le parole di Gesù sul “Regno di Dio” in “Il Regno dei cieli”. Questo è più chiaro nella scrittura del Vangelo secondo Giovanni. Le parole di Gesù sembrano riflettere la terminologia usata in Asia Minore, dove Giovanni ha predicato. Per esempio, usa raramente la parola “Regno di Dio”, che aveva poco significato per le persone del posto. “Luce” e “vita” avevano più significato per loro, e quindi quelle espressioni sono state usate molto spesso nelle parole di Gesù come ricordate da Giovanni. Il discepolo ha trovato che fossero le parole migliori per esprimere quello che Gesù voleva dire a quelle persone quando ha usato le parole “Regno di Dio”.
Questo non significa che gli scrittori hanno fantasticato e creato un Cristo secondo i loro gusti. Tuttavia, l’obiettivo degli evangelisti non è quello di scrivere un preciso rapporto mese per mese. Il loro obiettivo è un Vangelo: una proclamazione della Buona Novella. E per questo è di fondamentale importanza che le cose reali siano avvenute realmente, che le parole reali siano state realmente pronunciate. Se questo non fosse avvenuto, non vi potrebbe essere alcuna Buona Novella da proclamare. In modo interessante, è il quarto vangelo che sembra occasionalmente essere più preciso su ciò che realmente è avvenuto. Questo è uno degli argomenti che è stato utilizzato in seguito per attribuire questo Vangelo al discepolo più anziano Giovanni.
Non è solo importante che le cose siano realmente accadute, ma un’altra cosa è anche interessante: la verità sul Gesù storico. La ricerca biblica moderna ha scoperto che questa era la preoccupazione particolare degli scrittori dei Vangeli. Nel momento in cui molti dei testimoni oculari per la chiesa non vi erano più, quando le idee legaliste o poetiche hanno minacciato di diffondersi nella tradizione orale, la Chiesa ha cercato di assicurare la purezza di questa tradizione: com’era veramente stato Gesù. Su questo si basano le origini dei Vangeli. La preoccupazione della comunità di conservare l’immagine pura di Cristo, la vera fede, è guidata dallo Spirito Santo che vive nella chiesa. Lo Spirito non agisce al di fuori dell’umana composizione del testo, ma dentro di essa. In conclusione, le scritture sono arrivate attraverso lo Spirito Santo che usa la creatività di esseri umani dotati di temperamenti e talenti diversi. La misura in cui i vari Vangeli descrivono lo stesso Signore può essere considerata la loro inconfondibile autenticità, che appare con uguale forza in tutti e quattro i vangeli. Essi chiaramente hanno una singola fonte: la persona di Gesù di Nazaret.
I quattro Vangeli non sono la sola fonte di informazione su Gesù. Nella chiesa primitiva, Luca non solo ha scritto il suo Vangelo, ma anche la sua continuazione: gli Atti degli Apostoli. Sono state scritte anche le Lettere. Esse vengono dalla penna (o dalla sfera di influenza) di Paolo (quattordici), Giacomo il giovane (una), Pietro (due), Giovanni (tre), Giuda Taddeo (una). Infine, c’è lo scritto profetico a nome di Giovanni, il libro della Rivelazione, conosciuto anche come l’Apocalisse. (Glaubenswerkündigung für Erwachsene. Deutsche Ausgabe des Holländischen Katechismus. Nijmwegen-Utrecht, 1968, p. 232-235) [versione tedesca della traduzione del Catechismo Olandese per adulti].
Domanda 61: Sto studiando la storia delle campane delle chiese e del suono delle campane. Quando per la prima volta la chiesa ha usato le campane e perché vengono usate le campane al posto della voce umana per chiamare il popolo alla preghiera? (TR)
Risposta: Le informazioni sulle campane come strumento della chiesa e altri riferimenti in letteratura si possono trovare in molte buone enciclopedie e dizionari (vedere per esempio la voce “campane” nell’Oxford Dictionary della Chiesa Cristiana, Oxford University Press, Oxford, 1974, p.153).
Qui solo alcuni dati principali: la campana (irlandese “clog”; tedesco antico “clochon-knocking” dando risalto alla parola tedesca “Glocke”) è uno strumento che era già conosciuto nell’antica Cina. Il suo uso nelle chiese è ricordato ai primi del 400 d.C. da Paolo di Nola. Le campane sono state introdotte in Francia intorno al 550 d.C. e nel VII secolo in Irlanda. Il suono delle campane chiama le persone ai servizi liturgici. Precedentemente, le campane non erano usate solo per annunciare la messa, ma suonavano anche tre volte al giorno (all’alba, a mezzogiorno e alla sera) per chiamare il popolo alla preghiera dell’Angelus. Poiché le campane hanno assunto dimensioni maggiori, sono diventate necessarie torri speciali, un campanile separato o integrato nella costruzione della chiesa. Le fonderie delle campane, inizialmente gestite dai monaci, nel xiii secolo sono passate ai fonditori di professione. I segreti della fusione delle campane sono stati tramandati attraverso le famiglie.
In Germania, le campane sono consacrate dai Vescovi o da sacerdoti autorizzati. Mentre vengono recitate le preghiere, la campana viene bagnata con l’acqua santa (è anche chiamato “battesimo delle campane”), unta con olio consacrato e benedetta. Il finanziatore della campana dà ad essa un nome. Le campane possono essere di proprietà della chiesa, della parrocchia o ad uso privato. Solo l’autorità ecclesiastica ha il diritto di determinare l’uso di una campana. Se deve essere utilizzata per eventi civili, è necessaria una specifica licenza (cerimonie e annunci pubblici).
Domanda 62: Qual’ è l’ordine dei riti da svolgere quando qualcuno muore? (TR)
Risposta: La chiesa non prescrive esattamente e legalmente dettagli vincolanti su come una persona morta o un corpo morto debba essere trattato. Anche nelle nostre regioni sono approvate le usanze dei Cristiani delle diverse parti del mondo, come cose buone presenti nelle varie culture e riti. Tuttavia, la chiesa non ha un insegnamento ufficiale e generale sulle questioni etiche che sorgono in punto di morte e sulla morte, in particolare nelle nostre società moderne, per es. nei suoi catechismi. Il suo rituale, basato sull’insegnamento ufficiale della chiesa incentrato, in particolare, su situazioni pastorali, con norme liturgiche e letture prese dalle Sacre Scritture, come anche le preghiere, determina come i fedeli cristiani devono assistere il morente e quali riti devono essere seguiti con e per il morente. Inoltre la chiesa fissa i riti del funerale religioso.
Indichiamo alcuni punti da questi insegnamenti e riti (selezionati dal: Katholischer Erwachsenen Katechismus. 2, Band, Leben aus dem Glaube. Friburgo, 1995, p. 302-316 e da Kleines Rituale für die Diözesen des deutschen Sprachbereichs, Friburgo, 1980).
Dignità del morente e pietà verso il corpo di una persona morta
La malattia e la morte non ci ricordano solo di essere consapevoli della morte e di praticare il concetto di morte cristiana, ma ci mettono a confronto con problemi etici. I cristiani sanno che hanno la responsabilità di proteggere la vita, di promuovere la salute, di curare e guarire le malattie, e di accompagnare il morente verso la morte, aiutandolo il più possibile. Questo è anche il fine di tutti i medici e di chi assiste un malato le cui azioni sono guidate soprattutto al raggiungimento generale del benessere della persona malata. Per i cristiani servire il malato e il morente è sempre stato un “atto di compassione”. E’ un principio fondamentale la sacralità della vita umana e che ognuno ha diritto ad una morte umana. Di conseguenza è un dovere assistere il malato e il morente nelle ultime fasi della sua vita, ed anche un dovere il non porre fine alla vita umana. Per il morente assistito e accompagnato a morire sarà più facile morire e la persona morente sarà aiutata a morire serenamente. Pertanto dovrebbe essere possibile parlare di “vita assistita” per il morente. Non ci può essere alcun diritto ad essere uccisi, ma, in particolare, in vista di alcune terapie eccessivamente intensive, c’è un diritto ad una morte umana.
La morte e i funerali sono parte della vita, essi sono la fine del nostro pellegrinaggio terreno. Fin dai primi tempi, nata dalla fede cristiana nella resurrezione dalla morte, nella chiesa c’è stata una crescente consapevolezza che i morti devono essere ricordati e che il corpo del morto deve essere riverito. Questo aspetto della pietà cristiana significa che una sepoltura cristiana diventa una norma nella società. Poiché le persone erano solite morire soprattutto in casa, il morto rimaneva in casa fino alla celebrazione liturgica della consacrazione e della sepoltura. Questo ha anche permesso di piangere la persona morta per un periodo di tempo più lungo, cioè fargli gli addii finali e di trattare il dolore ciascuno a modo suo.
Oggi poche persone muoiono in casa, ma più frequentemente in ospedale e nelle case di cura senza la presenza di altri membri che assistono. L’agonia e la morte nella nostra società non religiosa sono bandite dalla società e stanno diventando anonime.
Fino al 1964, la dottrina della Chiesa cattolica vietava la cremazione dei cattolici. Questo divieto non era nato da considerazioni dogmatiche, ma come reazione ad alcuni gruppi che proclamavano che la cremazione dei corpi era equivalente a negare la fede nella resurrezione dei corpi. Oggi, i cristiani cattolici possono essere cremati, purché questo non significhi esplicitamente la negazione della fede cristiana.
I cristiani decorano le tombe dei loro morti come segno di ricordo e di amore. Quando le tombe sono benedette nel Giorno dei defunti, i parroci mostrano la loro connessione con il morto in un modo particolare. La morte e il lutto sono interpretati alla luce della dichiarazione di Gesù sulla resurrezione, per la quale le comunità cristiane proclamano la loro speranza.
Preghiere per i morenti
Il comandamento di amare il nostro prossimo obbliga i cristiani a manifestare il loro legame con il fratello/la sorella morente attraverso la preghiera con lui o lei per la grazia di Dio e la fiducia in Cristo. Il Rituale della Chiesa contiene preghiere, litanie, invocazioni, salmi e letture della Bibbia per l’ora della morte. Lo scopo di queste preghiere è soprattutto che la persona morente, se è ancora cosciente, vinca la sua naturale paura della morte attraverso la fede. Dovrà essere aiutata ad accettare questa paura in nome del seguire la sofferenza e la morte di Cristo, e di superarla nella speranza di una vita in Cielo e nella resurrezione di Colui che ha vinto la nostra morte attraverso la sua morte.
Se il credente deve assistere la persona morente, anche se non è più cosciente, avrà conforto da quelle preghiere attraverso le quali riconosce il significato pasquale della morte di Cristo. Spesso è utile esprimere questo con segni visibili, come un segno della croce sulla fronte del moribondo, come avvenne la prima volta al tempo del suo Battesimo.
Per quanto possibile i sacerdoti e i diaconi dovranno accompagnare la persona morente insieme con la sua famiglia e recitare tutte le preghiere proposte. La loro presenza significa che i cristiani muoiono nella comunità della chiesa. Se non possono essere presenti a causa di altri importanti impegni pastorali, dovrebbero dare istruzioni ai credenti per stare con la persona morente e pregare con loro.
Veglia, preghiera nella casa della persona morta, funerale
Secondo le usanze locali, nei giorni tra la morte e il funerale, si tiene una veglia, o nella casa della persona deceduta o in chiesa. Ciò è generalmente gestito in modo laico.
Dove consuetudine, si tiene una commemorazione prima che il morto sia trasferito per essere sepolto. Vi sono diverse possibilità per il funerale e una delle forme più usate ha due luoghi, il primo è la cappella del cimitero o l’atrio del cimitero. Il secondo luogo è la tomba. I singoli riti, le letture e le preghiere presi dalle Sacre Scritture sono indicate nel Messale.
Domanda 63: Qual’è il rapporto tra i Vangeli e la scienza? I Vangeli come considerano la scienza? Conducono il genere umano alla scienza? (TR)
Risposta: In risposta a questa domanda, che a questo punto possiamo solo trattare brevemente, citiamo il Catechismo della Chiesa Cattolica:
2293 La ricerca scientifica di base e anche la ricerca applicata costituiscono un'espressione significativa della signoria dell'uomo sulla creazione. La scienza e la tecnica sono preziose risorse quando vengono messe al servizio dell'uomo e ne promuovono lo sviluppo integrale a beneficio di tutti; non possono tuttavia, da sole, indicare il senso dell'esistenza e del progresso umano. La scienza e la tecnica sono ordinate all'uomo, dal quale traggono origine e sviluppo; esse, quindi, trovano nella persona e nei suoi valori morali l'indicazione del loro fine e la coscienza dei loro limiti.
2294 È illusorio rivendicare la neutralità morale della ricerca scientifica e delle sue applicazioni. D'altra parte, i criteri orientativi non possono essere dedotti né dalla semplice efficacia tecnica, né dall'utilità che può derivarne per gli uni a scapito degli altri, né, peggio ancora, dalle ideologie dominanti. La scienza e la tecnica richiedono, per il loro stesso significato intrinseco, l'incondizionato rispetto dei criteri fondamentali della moralità; devono essere al servizio della persona umana, dei suoi inalienabili diritti, del suo bene vero e integrale, in conformità al progetto e alla volontà di Dio.
2295 Le ricerche o sperimentazioni sull'essere umano non possono legittimare atti in se stessi contrari alla dignità delle persone e alla legge morale. L'eventuale consenso dei soggetti non giustifica simili atti. La sperimentazione sull'essere umano non è moralmente legittima se fa correre rischi sproporzionati o evitabili per la vita o l'integrità fisica e psichica dei soggetti. La sperimentazione sugli esseri umani non è conforme alla dignità della persona se, oltre tutto, viene fatta senza il consenso esplicito del soggetto o dei suoi aventi diritto.
Domanda 64: Si dice che il numero di circa 100 diversi Vangeli (che erano riconosciuti a quel tempo) è stato ridotto a quattro dal Concilio di Nicea. Se è vero, come possiamo essere certi che i Vangeli attuali siano autentici? (TR)
Risposta: Vi sono stati due Concili Ecumenici di Nicea (attuale Iznik), il primo nel 325 d.C., il secondo nel 787 d.C. Né l’uno né l’altro di questi Concili ha discusso il Canone delle Sacre Scritture. Per quanto riguarda i vangeli del Nuovo Testamento, la chiesa ha già accertato l’autenticità dei 4 testi scritti che oggi fanno parte del Nuovo Testamento, nel corso dei primi due secoli. C’erano ed ancora vi sono un certo numeri di vangeli che sono chiamati “apocrifi”, ma sono molto meno di 100; sono vangeli non esclusi dalle scritture autenticamente rivelate a quel tempo.
I ricercatori della moderna critica biblica sono concordi nel ritenere che nessuno dei vangeli apocrifi può vantare un grado di autenticità maggiore dei quattro che formano parte del Nuovo Testamento. Bisogna dire che il termine “apocrifo” non implica che ogni cosa che raccontano questi vangeli non è accurata, non autentica e contraria all’ortodossia della fede (Cf. F.L. Cross (a cura di) The Oxford Dictionary of the Christian Church: Oxford, OUP, 1990, Art. APOCRYPHA, the; APOCRYPHAL, NEW TESTAMENT, The; CANON OF SCRIPTURE).
Domanda 65: Qual’è il punto di vista del credente sulla seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi? Verrà per tutte le persone o “solo” per i cristiani? Vi sono dottori islamici che ritengono che Cristo giudicherà il genere umano alla fine dei tempi? (DE)
Risposta: A questa domanda hanno risposto meglio gli islamici. Noi evidenzieremo solo alcuni dati rilevanti tratti dalle scritture essenziali dell’Islam: il Corano e gli Hadith.
Il punto di partenza per gli insegnamenti islamici sull’avvento di Gesù alla fine dei tempi è la Sura 4,159, che dovrebbe essere letta insieme con i versetti precedenti:
(4,157) e per aver detto: “Abbiamo ucciso il Cristo, Gesù figlio di Maria, Messaggero di Dio”, mentre né lo uccisero né lo crocifissero, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a Lui (e in verità coloro la cui opinione è divergente a questo proposito son certo in dubbio né hanno di questo scienza alcuna, bensì seguono una congettura, ché, per certo, essi non lo uccisero – (4,158) ma Iddio lo innalzò a sé, e Dio è potente e saggio; – (4,159) e non c’è nessuno della Gente del Libro che non crederà in lui, prima della sua morte, ed Egli nel dì della resurrezione sarà testimonio contro di loro)
Spiegazione del versetto 159 della Sura 4 di A. Th. Khoury (in: Der Koran. Arabish-Deutsch. Übers.und wiss. Kommentar. Bd. 5 Gütersloh, 1994, S.257s.) Sura 4,159: non c’è nessuno della Gente del Libro che non crederà in lui, prima della sua morte. Questo si riferisce agli Ebrei e ai Cristiani. La dichiarazione si riferisce alla morte di ogni essere umano tra gli Ebrei e i Cristiani: prima di morire crederanno in Gesù, secondo la verità su di lui: Lui è il vero messia, inviato da Dio (questo rivolto agli Ebrei. Si veda Sura 4,157) e lui non è figlio di Dio ma servo di Dio (questo è rivolto ai Cristiani: Sura 4,171-172). Questo avviene sia negli ultimi momenti della vita, comandato dagli Angeli che ricevono l’anima della persona morente, o dopo la morte, quando è troppo tardi. Secondo un’altra interpretazione, le parole “prima della sua morte” si riferiscono a Gesù: prima che Gesù muoia, qui presumibilmente alla fine dei tempi dopo la sua nuova venuta, tutti gli Ebrei e i Cristiani che sono ancora vivi troveranno la vera fede in lui.
Il giorno della Resurrezione, il Messaggero di Dio sarà testimone di fronte a voi (Sura 2,143)
Il Corano dice: “E un giorno susciteremo un Testimone di fra ogni popolo” (Sura 16,89; cf. 16,84). Quindi Gesù testimonierà contro gli ebrei che non hanno voluto credere in lui, e anche contro i cristiani che avevano una falsa fede in lui.
Secondo la tradizione islamica (per es. secondo gli Hadith, che non tutti i musulmani ritengono affidabili) Gesù scenderà dai Cieli in Terra Santa alla fine dei tempi. Egli si comporterà come un perfetto musulmano: Egli distruggerà l’Anticristo e reciterà le prescritte preghiere del mattino a Gerusalemme dove si metterà dietro l’Imam, tra i fedeli musulmani. Egli abolirà ogni cosa contraria alla legge islamica, ucciderà il maiale, e toglierà i segni, le cose e le costruzioni che sono contrari alla rigorosa ortodossia islamica (come le croci, le chiese e le sinagoghe). Egli testimonierà contro gli Ebrei e i Cristiani e ucciderà tutti i cristiani che non si sono convertiti all’Islam. Quindi regnerà su un Regno totalmente unito dove regnerà come un re giusto e tutto il creato avrà 40 anni di pace. Sarà come tutti gli altri profeti in tutte le cose e si sposerà ed avrà figli. Quindi morirà e sarà sepolto a Medina vicino a Muhammad e i primi califfi Abu Bakr e ‘Umar. Quindi verrà l’ora del giudizio. Dio assisterà al giudizio del mondo e deciderà, nella sua onnipotenza, a chi sarà permesso di implorare per il popolo. Gesù sarà tra coloro che sono onorati, perché il Corano lo pone tra coloro che sono apprezzati da Dio in questo mondo e nell’aldilà (Sura 3,45), cioè coloro che sono profeti sulla terra ed hanno il diritto di implorare nel giorno del giudizio. Inoltre, al momento della resurrezione e del giudizio, Gesù testimonierà sulle persone della Bibbia (4,15). (Sugli Hadith che si riferiscono alla nuova venuta di Gesù alla fine dei tempi, si veda Ibn Kathir, Tafsir al-Qur’an, I, p.547-552). Come già detto, i Musulmani sia in passato che oggi hanno punti di vista fortemente diversi per quanto riguarda il livello di credibilità da attribuire agli Hadith di Ibn Kathir (ca. 1300-1373 d.C.). Le parole di molti di questi Hadith possono essere trovate nel libretto popolare e polemico di Muhammad ‘Ata'ur-Rahim e Ahmad Thomson, Jesus, Prophet of Islam, Londra: Ta-Ha Editore, 1996, p. 271-278.
|