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Domande & Risposte 8

Domanda 66: Vi sono attualmente, o vi sono mai stati, nella storia dell’Islam, movimenti che riconoscono il valore del celibato? (DE)

Risposta:
Il Corano è in favore del matrimonio (Sura 24:32). In generale loda i monaci, tuttavia ha delle riserve sul celibato (Sura 57:27). Inoltre, la tradizione islamica riconosce le parole. “non c’è monachesimo nell’Islam!, o “Non c’è celibato nell’Islam” (raccolta degli Hadith di Abu Dawud). Muhammad, come dice la tradizione, una volta disse ad un musulmano che non voleva sposarsi, senza una ragione plausibile. “Così hai deciso di essere annoverato tra i fratelli del diavolo! O vuoi diventare un monaco cristiano, quindi unisciti apertamente a loro, o sei uno di noi, quindi devi seguire la nostra strada. La nostra strada è il matrimonio”.

Malgrado questo e altre espressioni similari, alcuni asceti o Sufi hanno scelto una vita senza matrimonio. Quelli che erano sposati nondimeno rilevavano i vantaggi di una vita da celibe e le difficoltà che il matrimonio e la vita familiare presentano ad un asceta. E’ stato commentato che l’uomo sposato vede la sua pace interiore minacciata e che la sua ricerca della faccia di Dio è resa più difficile a causa delle preoccupazioni per la sua famiglia. A causa di questo, alcuni asceti desiderano essere liberati da questi vincoli. In alcuni casi,è anche stato considerato accettabile per loro abbandonare le proprie mogli e le proprie famiglie, se un asceta desiderava dedicarsi esclusivamente alle sue devozioni. Molti  musulmani hanno occasionalmente vissuto le loro vite da celibi lontano dalle loro famiglie, per un certo periodo, per la ricerca di maggiore vicinanza con Dio (taqarrub bi Allah, Sura 56:7-11, 88-94). La Sura  3:45 conferma Gesù come uno di coloro che “saranno tra quelli più vicini a me”. Inoltre, i movimenti contemporanei come il Tablighi Jama?at (letteralmente: “comunità di predicazione”, un importante movimento missionario islamico contemporaneo a livello mondiale) invita tutti i suoi membri attivi a lasciare le loro famiglie, in media per un mese all’anno, per essere liberi di spostarsi nel nome della missione.

Alcuni asceti hanno capito che voltare le spalle al mondo significava l’allontanamento dalla comunità umana. In solitudine essi hanno cercato la pace che avrebbe potuto rendergli più facile praticare le loro devozioni. Essi erano convinti che la compagnia delle persone avrebbe solo portato con sè attività esterne e più vicini all’uomo peccatore. Nell’ideale, l’asceta vorrebbe condurre la sua vita come se fosse da solo davanti a Dio e le altre persone non esistessero. Certamente questi punti di vista e atteggiamenti erano anche influenzati dalle scuole di pensiero religiose pre e non islamiche, contrarie al mondo e al corpo (Tor Andrae, Islamiche Mystik, 2° Edizione. Stoccarda, Kohlhammer, 1980, p. 56-58. Questa risposta sintetizza, in larga misura, l’ultimo contributo di “ascetica” di Th. A. Khoury di Khoury/Hagemnann/Heine, Islam Lexikon I, p. 85seg).

La verginità di Maria, la madre di Gesù – come rappresentata nel Corano - può aiutare i Musulmani a comprendere la scelta cristiana di una vita di celibato. Il Corano insegna che Maria, il cui corpo era casto, è un esempio e un modello per coloro che credono (Sura 66:11-12). Sebbene secondo la fede musulmana Gesù era un profeta, la Parola e lo Spirito di Dio, il Corano presenta Maria come una pia donna timorata di Dio, in altre parole come “appartenente a coloro che servono umilmente (Dio)” (min al-qanitin) (Sura 66:12), in altre parole: come una donna che ha una totale fiducia nel messaggio di Dio, e come una donna “vera” (siddiqa Sura 5:75). Il Corano la descrive come qualcuno che si ritira dalla normale frenetica vita a favore di un luogo remoto, dove può concentrarsi sulla preghiera (Sura 19:16-17). Il grande raccoglitore di Hadith, al Tirmidhi (morto nel 892) ha commentato quest’ultimo riferimento del Corano come segue: “Maria è stata chiamata a vivere in uno stato di preghiera interiore, o “la preghiera di coloro che pensano a Dio” (dhikr), mentre il suo cuore dovrebbe essere solamente focalizzato su Dio. Quindi, Egli dovrebbe riempirlo di amore e la sua anima dovrebbe essere completamente sopraffatto da Lui in modo che Lui possa proteggerla. E così Dio potrebbe impedire l’affievolimento dei pii desideri di Maria. A Maria è stato chiesto di vivere in uno stato di preghiera e di pace interiore, nella ricerca della gloria di Dio, pienamente desiderosa di rimanere in Lui”.

Secondo il Corano, Dio fa di Maria un modello per “tutti i credenti”. I cristiani che, come lei, mantengono la castità, seguono il suo esempio partendo dallo stesso atteggiamento di devozione in Dio. La spiegazione di Tirmidhi della preghiera interiore di Maria è una buona descrizione di quello a cui aspirano gli ordini contemplativi cristiani e cercano di seguire. Altri ordini cristiani, che combattono per essere “contemplativi nell’azione”, hanno lo stesso ideale ed obiettivo di Maria. Nelle parole di Tirmidhi: Cercare continuamente la gloria di Dio e tentare, per quanto possibile, di mantenere tale impegno”.

Si può pertanto affermare che: il valore del celibato e della verginità scelti per motivi religiosi da parte di coloro che cercano di superare quello che la legge chiede loro, e che lottano per intimo amore di Lui – coloro che il Corano afferma essere “min al-muqarrabin” – non è estraneo alla tradizione islamica. I primi Sufi  incoraggiavano i loro alunni a vivere senza sposarsi. Alcuni consideravano addirittura il celibato superiore allo stato matrimoniale, per quanto questo celibato era dedicato a Dio e preparava la persona, in particolare per l’Islam, significando che aiuta a dedicarsi solamente a Dio. Nel suo capolavoro Ihya ?ulum al-din al-Ghazali (morto nel 1111) cita il Sufi Darani quando dice: la dolcezza dell’adorazione e la devozione ininterrotta del cuore, che le persone non sposate possono provare, non potrà mai essere provata dalle persone sposate” (Thomas Michel, “The vows of religious life in an Islamic context!“ in Encounter, Roma, n. 132. Feb. 1987).
Il famoso riformatore Jamal al-Din al-Afghani (1838-1897), insegnante di Muhammad ?Abduh (1849-1905), non si è mai sposato.  Nel corso della sua vita attiva e molto dinamica, che lo ha portato in tutti gli angoli del mondo islamico, molti alunni e capi che lo ammiravano gli hanno offerto in moglie le loro figlie. La risposta di Al-Afghani era sempre: “La umma (la comunità islamica) è la mia sposa”. Questo è paragonabile ad uno degli argomenti o motivazioni importanti  per il celibato cristiano: la determinazione della completa ed esclusiva dedizione alla comunità o alla chiesa cristiana, che il credente prende come “corpo mistico di Gesù Cristo, il crocifisso e il risorto”.
Non si dovrebbe dimenticare che le restrizioni sessuali sono anche una parte fondamentale di alcuni atti centrali del culto islamico. Il Ramadam non solo significa astenersi dal cibo e dalle bevande, ma anche da qualsiasi attività sessuale durante le ore del digiuno. Il santo periodo di ihram, che avviene durante l’hadsch richiede la completa, se non limitata, astensione dall’attività sessuale. Ciò che vogliamo dire è: i musulmani si astengono dal sesso durante questi periodi sacri non perché essi considerano il sesso un male, degradante o indegno, ma perché Dio ha chiesto loro di negare a se stessi questa legittima attività in modo che possono concentrare la loro attenzione e i loro cuori puramente a Dio.

In sintesi si può dire che anche se l’Islam sottolinea il valore e la felicità della vita familiare, vi sono elementi nella fede e nella vita islamica che possono aiutare i Musulmani a comprendere la promessa di una vita “verginale” dedicata a Dio che fanno alcuni cristiani. Per alcuni individui tra questi, forse coloro che tendono verso dibattiti ed argomenti, questa possibile scelta di vita cristiana appare innaturale e contraddittoria alla rivelazione di Dio. Dall’altro lato, molti altri musulmani, sono semplicemente curiosi. Essi veramente vorrebbero capire la motivazione che sta dietro la scelta cristiana del celibato, poiché i musulmani sentono un’affinità naturale con le “persone dedicate a Dio”. Alle domande di questi musulmani non si può e non si dovrebbe rispondere a livello teoretico; l’esempio e la testimonianza delle vite reali dedicate solamente a Dio, secondo le virtù evangeliche di povertà, castità e obbedienza, sono più eloquenti delle semplice parole.

Domanda 67: Nel capitolo 9 lei nomina il concetto di “Teologia della liberazione”. Cosa significa e chi sono i suoi esponenti? (DE)

Risposta:
In molti paesi del mondo, le persone non vogliono più accettare le loro condizioni come un destino immutabile, in particolare perché l’uomo è responsabile delle strutture ingiuste che provocano oppressione, analfabetismo, abbandono, infelicità e disperazione e possono essere cambiate dall’uomo.

Alcune persone, pertanto, considerano la loro resistenza contro queste strutture esistenti come un mezzo di liberazione dalle strutture e dai sistemi ingiusti, che sono stati inquinati da ingiustizia, corruzione, sprechi personali, lotta per il potere e disprezzo della vita umana, così che queste stesse strutture sono diventate una specie di peccato sociale. Alcuni dei movimenti di liberazione che sono sorti nei decenni recenti hanno lottato per il cambiamento violento attraverso la rivoluzione. Altri volevano realizzare questo cambiamento attraverso le riforme. Altri ancora, in particolare le comunità di base cristiane, basano i loro punti di vista su una teologia della liberazione e una speciale “opzione per la povertà”. Sulla base di questo, esse danno solidarietà e sostegno per ridurre la povertà e l’indigenza, e realizzare un cambiamento nelle strutture, nelle istituzioni e nei sistemi con mezzi diversi.

La teologia della liberazione ha inizio con la domanda su come è possibile parlare di amore di Dio e del suo interesse per i poveri di fronte alle immense sofferenze dei poveri dei paesi dell’America Latina e come questa sofferenza può essere vinta con l’aiuto di tutti.  Queste sono le motivazioni base della teologia della liberazione. Con la sua “scelta preferenziale per i poveri”, la Conferenza dei Vescovi dell’America Latina, nel suo sinodo generale di Medellin nel 1968, ha approvato un impegno principale per la Teologia della liberazione. Papa Paolo VI ha sottolineato che il vocabolario della liberazione e della salvezza può, ad un certo livello, essere compreso ugualmente: “La liberazione del  mondo merita il suo posto nel vocabolario di Cristo, non solo per la sua espressività, ma per il suo contenuto implicito” (Discorso del 31.07.1974). Papa Giovanni Paolo II ha parlato in particolare della Teologia dell’America Latina, che eleva la liberazione a categoria base e a principio guida per la soluzione dei problemi della sofferenza e del sottosviluppo.

Secondo la dottrina cattolica è “ del tutto giustificato che, coloro che soffrono per l’oppressione ad opera di grandi feudatari delle ricchezze o del potere politico, applichino misure moralmente accettabili per realizzare quelle strutture e quelle istituzioni in cui i loro diritti siano veramente rispettati” (Introduzione della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla Libertà e la Liberazione cristiane, del 22.3.1986, 75ss). Il giudizio morale su come tali mezzi di azioni concrete siano consentiti in queste situazioni di miseria, deve essere basato sulla centralità della dignità e della libertà umana. Poiché, se questi diritti di libertà non sono rispettati dall’inizio, non vi può essere una vera liberazione.

Inoltre, si deve tener conto che il comandamento dell’amore per il prossimo non può essere riconciliato con l’odio contro altre persone, siano essi individui o comunità.  La liberazione nello spirito del vangelo permette la conclusione che alcuni possono credere che la sola resistenza legittima conto la violenza ingiusta sia resistenza pacifica.  La resistenza pacifica permette di dimostrare che solo l’amore porta la vera libertà, mentre la violenza porta sempre altra violenza. La resistenza pacifica può essere pensata come una strategia, del tipo di quella vissuta nella storia moderna in modo esemplare dal Mahatma Gandhi e da Martin Luther King. Jr. Se questa strada porta al successo dipende ampiamente da come coloro che detengono il potere sono capaci  e desiderosi di cambiare le circostanze ingiuste.

Si deve preferire qualsiasi tipo di riforma delle strutture e delle istituzioni  rispetto ad una rivoluzione (armata) come strada verso la liberazione da una violenza ingiusta, specialmente perché nei tempi moderni, le rivoluzioni sono generalmente legate ad ideologie che generano, entro breve tempo, una nuova oppressione e un disprezzo dei diritti umani.

Se un popolo è oppresso a tale punto che questa resistenza pacifica non produce alcun cambiamento, come ultima opzione può essere esercitato il diritto ad una resistenza violenta, ma solo se non vi sono altre alternative di resistenza (per esempio passiva).

Nella sua Enciclica “Populorum Progressio” (Il Progresso dei Popoli”, n. 31) Papa Paolo VI parla di quest’ultima opzione e afferma che la lotta armata potrebbe essere giustificata come ultima possibilità. “Tuttavia, un “uso sistematico della violenza come un modo presumibilmente necessario per la liberazione” è considerato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede come una “illusione dannosa - che apre la strada a nuove oppressioni” (Istruzione sulla Libertà e la Liberazione Cristiane, n. 76).

Oggi, tutti i paesi e la chiesa sono chiamati a dare il loro contributo per assicurare che in nessun paese del mondo nascano situazioni in cui un’oppressione violenta insopportabile costringa i popoli a liberarsi con mezzi che essi aborriscono profondamente (vedere Catechismo Cattolico degli Adulti. 2 Bd. Leben aus dem Glauben, Friburgo, Herder, 1995 p. 260-262).
I principali teologi della liberazione sono: G. Gutierrez, A Theology of Liberation, 1974; J. Segundo, The Liberation of Theology, 1978; J. Sobrino, Christology at the Crossroads, 1978.

Domanda 68: Perché Dio ha proibito agli ebrei di mangiare carne di maiale? Solo a causa del pericolo di contagiarsi (trichinosi) o anche per altre ragioni? Perché Gesù permette di mangiare la carne di maiale – significa che l’igiene ai tempi di Gesù era migliore, oppure si potrebbe dire che mangiare la carne di maiale non era mai male e che gli ebrei l’hanno pensato solo per ragioni di distinzione? Era pericoloso mangiare carne di maiale ai tempi di Muhammad, perché lui viveva nel deserto e non era facile fare prove per la trichinosi? Alcune persone ritengono che la carne di maiale abbia poco valore: è vero o è privo di senso? Qual è a questo riguardo il pensiero scientifico? (DE)

Risposta:
Il Levitico 11,7 ss. e il Deuteronomio 14,8 dichiarano che il maiale è immondo e vietano di mangiare la carne di maiale o di toccare un maiale morto. L’Antico Testamento non fornisce alcuna ragione per questa proibizione e quindi è possibile discutere le varie motivazioni: religiosa (maiali come animali di culto per pagani), morale (i modi “sporchi” dei maiali), l’antropologia dipendente dalla cultura (“anomalia tassonomica”, cioè la difficoltà di determinare la categoria zoologica a cui appartengono i maiali), medica (p.e. protezione dalla trichinosi) e ecologica (la concorrenza dell’uomo per il cibo). Gli ebrei intendono  il divieto come un marchio di identità (2Maccabei 6,18-31) e i non ebrei l’interpretano con un segno di differenza. Anche il Corano vieta di mangiare la carne di maiale (Sura 2:173 e altre). Il Nuovo Testamento ancora condivide con gli ebrei il disgusto dei maiali, ma nel credo dell’apostolo negli Atti (Atti 15, 23-49) il divieto è già ignorato, nell’Epistola di Barnaba è allegorizzato, e nella chiesa primitiva è abbandonato definitivamente. Nei brani del vangelo in cui Gesù discute il problema della purezza e dell’impurità dei cibi (Marco 7,14-23 e Matteo 15,1-20) devono avere giocato un ruolo importante a questo riguardo.

    “Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l'uomo”(Matteo 15,19-20).

Domanda 69: Sul vostro sito web si dice nel Capitolo 2, la Divinità di Gesù, il punto di vista dei musulmani: in dettaglio: Sezione 3, riga 1: Gesù, la cui venuta è stata annunciata da Giovanni Battista (Yahyá) era nato dalla vergine Maria senza un padre umano” Come riconosce che era Yahyá (La pace sia con lui) che ha portato a Gesù (La pace sia con lui) questo messaggio, mentre il Corano nella Sura 3:39 parla di angeli che hanno portato a Zaccaria un messaggio proveniente da Dio? (DE)

Risposta:
Ciò che voglio dire nella frase che lei ha citato è che secondo il Corano Isa ibn Maryam era considerata da Yahya ibn Zakariyya come “una parola di Dio”. E’ possibile che la mia dichiarazione vada oltre il testo reale del Corano, dal momento che presumo dalla parola saddaqa che anche Yahya ha dichiarato in pubblico la sua fede in Isa (il Gesù del Corano) e che quindi ha “annunciato” la venuta di Isa.
Mi riferisco alla Sura 3:39 e alla normale interpretazione di questo versetto (p.e. in Tafsir al-Manar su questo versetto. Dar ul-Fikr Ausgabe, Band III, p. 297 ss.).
“Allora gli angeli lo chiamarono mentre stava ritto in preghiera nel Santuario, e gli dissero: ‘Dio ti dà la buona novella della nascita di Giovanni, che confermerà una Parola venuta da Dio, e onorevole e casto, e profeta fra i Buoni’” (Sura 3:39).

Io non dico, e il testo del Corano non permette realmente l’interpretazione che, come lei dice: Yahyá “portò il messaggio” a Isa (la pace di Dio sia con lui)  come lei dice, ma solo che Yahyá credeva vero che Isa “era la parola proveniente da Dio”.

        
1. Interpretazione del versetto 39 della Sura 3:

Per quanto riguarda l’interpretazione dei versetti 39 della Sura 3, può trovare una sintesi delle interpretazioni di questi versetti ed anche le parole su cui stiamo discutendo, in Mahmoud M. Ayoub, The Qur'an and its Interpreters, Vol. II (The House of 'Imran), Albany: State of New York University Press, 1992, pp. 107-112). Ayoub mostra che la maggior parte dei commentatori classici famosi del Corano condividono il punto di vista descritto qui.

        
2.“La sua venuta è annunciata nelle parole dei profeti”

Ritengo che lei abbia letto le scritture dell’Antico Testamento, che rappresentano un raccolta completa di scritti nel corso di molti secoli e che sono state scritte nelle più diverse circostanze. I libri dei profeti si trovano nell’Antico Testamento.  Molti di questi profeti e dei loro scritti non sono citati nel Corano. Per gli ebrei e i cristiani, essi sono una parte importante della Bibbia. Qui non posso spiegare dettagliatamente come i cristiani nel corso dei secoli hanno interpretato le scritture profetiche  dell’Antico Testamento alla luce della loro fede in Gesù di Nazareth come il Messia. Al contrario degli ebrei, i cristiani considerano l’Antico Testamento, e in particolare i libri dei profeti, come un annuncio di un futuro in cui verrà un unto di Dio e con lui “il Regno di Dio”. Sempre al contrario della fede ebraica, i cristiani, molti dei quali vengono dal mondo della fede ebraica, in particolare nei primi secoli, hanno sempre considerato e professato Gesù come il Messia che gli ebrei stavano aspettando. Mentre gli ebrei lo aspettano ancora, i cristiani credono che Gesù di Nazareth, il crocefisso e il risorto, sia il vero Messia aspettato, che nelle scritture ebraiche è stato atteso per secoli come inviato da Dio. Più di questo qui non posso dire. Se è interessato a conoscere più dettagliatamente i principi della fede cristiana, posso indirizzarla al Catechismo Cattolico degli Adulti (Das Glaubensbekenntnis der Kirche, della Conferenza episcopale tedesca. Kevelaar: Butzon&Bercker, 1985, bs. pp. 60-63, 143 ss.) Vedere anche i capitoli rilevanti in Richard P. McBrien, Catholicism. New York, Harper Collins Editori, 1981.

La mia dichiarazione che Gesù Cristo è stato annunciato dai profeti, deve essere intesa pertanto come uno dei principi di fede della Chiesa. Gli ebrei credenti interpretano in modo diverso i testi rilevanti dell’Antico Testamento. Sfortunatamente, non esiste ancora un commentario musulmano coerente sulle scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento.

        
3. Il Vangelo secondo San Giovanni 16,12-13.

“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future”.
I cristiani hanno sempre interpretato questi e versetti simili come relativi allo Spirito Santo. Non c’è sufficiente spazio qui per spiegare in dettaglio perché sarebbe sbagliato leggere il testo greco come periklytos invece di parakletos. E non posso nemmeno sintetizzare le esegesi cristiane su questi testi che riempiono volumi. Vorrei chiarire solo un punto: i cristiani hanno compreso che il Paraclito è il sostenitore, il confortatore, vale a dire lo Spirito Santo. Lo Spirito rivelerà che era giusto che Gesù chiamasse se stesso “il Figlio di Dio” (Giovanni 10,33; 19,7). La “prova” di questo è Gesù che va al  Padre (Giovanni 13,1; 20,7), questo dimostra le sue origini celesti e la sua natura celeste (Gv 6,62). Attraverso la rivelazione di Gesù, lo Spirito lo glorificherà. Gesù stesso glorifica il Padre (Giovanni 17,4). La rilevazione è quindi solamente una: ha origine dal Padre, si manifesta attraverso il Figlio, ed è completata nello Spirito Santo per la gloria di Dio, del Figlio e del Padre (Catechismo Tedesco Cattolico degli Adulti, pp.221 ss).

        
4.Sura 61:6

“ E quando disse Gesù figli di Maira: ‘O figli d’Israele! Io sono il Messaggero di Dio a voi inviato, a conferma di quella Torah che fu data prima di me, e ad annuncio lieto di un Messaggero che verrà dopo di me e il cui nome è Ahmad!’ Ma quando egli portò loro prove chiarissime, essi dissero: ‘Incantamento e questo , manifesto!”

Il cui nome è Ahmad: o, il cui nome è più degno di lode. Questo significa che la parola non deve essere interpretata come un nome. I commentatori musulmani riconoscono sotto questo nome il Profeta Muhammad. Gli apologisti dell’Islam hanno tentato, contro le richieste dei Cristiani, di trovare un testo nei vangeli che contiene questo annuncio di Gesù. Qui vi sono due aspetti della questione: essi accusano i Cristiani di aver rimosso dai vangeli i testi relativi, o, come avviene più frequentemente, essi indicano la Sua promessa ai discepoli che avrebbe inviato loro un sostegno (parakletos) (Giovanni 14,16-26)  In questo caso parakletos era interpretato nel senso di periklytos (molto famoso).

Domanda 70: Qual è l’età ideale per sposarsi? (TR)

Risposta:
L’età minima per sposarsi secondo la Chiesa cattolica è di 16 anni per gli uomini e di 14 per le donne. La Conferenza episcopale può, tuttavia, determinare per la sua regione un’età minima più alta. Dietro questo c’è’ la convinzione che l’età migliore per sposarsi dipende dalla relativa cultura. Il ruolo dei sacerdoti è di impedire che le persone giovani contraggano matrimonio fino a quando non hanno raggiunto l’età minima prevista per il matrimonio secondo le usanze di ogni singolo paese. Rispetto alle culture tradizionali, le coppie sposate, nella cultura occidentale individualizzata, possono generalmente avere meno sostegno da una grande famiglia e devono fare affidamento più su se stesse. Questo richiede un maggiore livello di maturità e pertanto anche un’età maggiore.

Secondo la dottrina cattolica, la natura del matrimonio è di tendere al  bene della coppia e anche alla procreazione e all’educazione dei figli. Quando pensiamo all’età giusta per il matrimonio, è pertanto consigliabile considerare anche il benessere fisico e mentale dei figli. Coloro che sono determinati a non avere figli non possono “giustamente” sposarsi secondo la Chiesa cattolica.

Ma coloro che non possono avere figli per qualsiasi ragione (motivi di salute, età) possono comunque sposarsi. E’ possibile sposarsi ad un’età avanzata (es. vedovi dopo la morte del primo coniuge).

Domanda 71: Se il cristianesimo è un fede monoteistica, che senso ha dare a Maria il titolo di “Madre di Dio”? (TR)

Domanda 72: Se lei prega la madre di Gesù, non la pone accanto a Dio? (TR)

Risposta:
Risponderò a queste due domande ed altre, collegate a queste, parlando (1) di Maria come è scritto nella Bibbia, quindi in particolare sul (2) significato del titolo di Maria “Madre di Dio” nella fede cristiana, ed infine su (3) il “nuovo” Dogma della Chiesa riguardo a Maria.

        
1.Maria come ne parla la Bibbia

Maria non è al centro del Nuovo Testamento, ma Gesù Cristo. Maria, tuttavia, è sua madre. Per questo la Bibbia parla di lei. Non nella forma di una biografia, certamente no. Ciò che dice la Bibbia su Maria è molto di più: descrive la sua importanza per la salvezza del popolo di Dio. Di Maria si parla nel contesto più ampio dell’attività di Dio, che già troviamo nell’Antico Testamento. Quello che vogliamo dire è:

Le donne salvano il popolo di Dio. Alcune volte sono eroine (Debora, Giuditta, Ester), alcune volte madri che danno la vita ad uno dei grandi presonaggi (Sara, Rebecca, Anna). Maria è il culmine di questa linea biblica. Lei dà la vita al Messia, il Figlio di Dio. Lei adempie la fede dei suoi patriarchi (Abramo!). Lei stessa è la “figlia di Sion”, la personificazione del popolo di Dio. Nel suo grande canto il “Cantico di Maria” o il “Magnificat” (Luca 1,46-55), pone se stessa nella storia di Israele e lei stessa parla come un profeta, come i grandi profeti del passato; solo Dio deve essere gloriato, i poteri materiali e le ricchezze materiali non hanno significato davanti a Lui! Lei realizza questo principio nella sua vita. Lei vive solo per il suo figlio divino. Nei giorni del suo grande trionfo, Maria rimane sullo sfondo, ma è con Lui ai piedi della croce. Cercando e interrogando, lei compie il suo percorso, “(…), da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.” (Luca 2,19), vive nella incertezza e nel disappunto. Lei è la madre che conosce tutti i dolori. Tutto questo è ciò di cui parla la Bibbia.

L’amore totale di Maria appartiene a Dio, senza alcuna riserva lei dedica la sua vita a questa incomprensibile chiamata dall’alto che le è stata fatta. Quindi rimane una vergine, vuole solo essere una cosa: “la serva del Signore”, come ha promesso a Dio (Luca 1,38).

Il catechismo protestante per gli adulti sintetizza ciò che la Bibbia dice di Maria: “è descritta come ascoltatrice esemplare della parola di Dio, come la serva del Signore, che dice “Si” alla volontà di Dio, come una prescelta che non è nulla lei stessa, ma tutto attraverso il favore di Dio. Quindi Maria è la quintessenza dell’immagine del genere umano che apre se stesso a Dio e accetta di ricevere i suoi doni, l’immagine della Comunità dei credenti, della Chiesa”. Maria appartiene ai vangeli; senza di lei mancherebbe qualcosa di importante al lavoro di salvezza di Dio.

E così diventa comprensibile per quale motivo i Cristiani venerano Maria. Uno solo ci ha dato la salvezza, Dio attraverso e in Gesù. Ma non è importante che sia stata una donna che ha ricevuto questa salvezza per tutti noi? Lei dice all’angelo “Sia fatto di me secondo la sua parola” – e così è diventata la madre del nostro salvatore. E’ stato il “Si” del genere umano a Dio.

        
2.Maria, la “Madre di Dio”

Il credo dice ”… nato dalla vergine Maria”, e quindi sintetizza ciò che la Bibbia ci dice. La storia del Natale ci racconta molto pittorescamente che Maria ha portato Gesù, suo figlio, nel suo grembo come qualsiasi altra madre e che lo ha fatto nascere per noi. Lei è Sua madre in un senso molto più profondo del normale: prima di concepire il Figlio di Dio, lo ha accettato nella fede…

In primo luogo, Maria non comprende pienamente il messaggio dell’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo? Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo.” Qui la Bibbia usa parole che ci ricordano l’Antico Testamento: “Dio ha steso la sua ombra su Israele con una nuvola e “ha preso dimora” nel santo tabernacolo. In altre parole, la Bibbia dice che Maria è il luogo della dimora di Dio, che Dio viene a noi attraverso lei.

Secondo Matteo 1,20: “(…)«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo»”. Questa è la dottrina della Chiesa: Maria ha concepito suo figlio come una vergine senza avere rapporti con un uomo. Alcuni pensano che questo sia un grosso problema. Ma perché Dio non dovrebbe intervenire in modo inconsueto, quando il Suo stesso figlio diventa uomo? In particolare, l’immacolata concezione spiega che il nuovo inizio che sta avvenendo attraverso Gesù, è da Dio solo!

Tutto questo è potuto avvenire solo perché Maria ha creduto ed ha accettato. E così lei diventa la Madre di Dio. Nel 431 AD, il Concilio di Efeso ha determinato per lei questo titolo, che Lutero ed altri riformatori hanno mantenuto. Naturalmente, lei non diede alla luce Dio “come Dio stesso”, perché ella è una creatura come noi. Ella dà alla luce Gesù, che è Dio e umano in una sola persona. Se lei crede in Cristo come Figlio di Dio, lei deve venerare Maria come Madre di Dio.

E così Maria è anche nostra madre, perché noi cristiani siano uno in Cristo, noi siamo le membra del suo corpo. Il suo amore è per l’intero Cristo, e pertanto anche per noi. Possiamo contare su di lei come nostra avvocato, nostra madre, nostra speranza. Possiamo invocarla nelle nostre sofferenze. Non è più di quello che facciamo l’uno con l’altro. Perché noi tutti apparteniamo a Cristo e siano una sola cosa con Lui, noi possiamo invocare l’uno l’altro; prega per me! Questo è ancora più valido per la Madre di Dio, che tra tutti noi è la più vicina al Signore.

Naturalmente, Maria non deve essere adorata. L’adorazione è dovuta solo a Dio. Ma noi possiamo invocarla, senza pregiudicare la posizione unica di Gesù Cristo, perché la sua intercessione trae anche il suo potere solo dalla salvezza che Dio ha compiuto attraverso Gesù. Chi prega Maria e la venera, confessa in questo modo la sua fede in Gesù Cristo, il figlio di Maria e il Figlio di Dio.

Non si può solo parlare teoreticamente di Maria. Si può semplicemente amarla. Si può solo così comprendere il significato che ha non solo per i cristiani, ma per tutto il genere umano. Lei è la Madre di Gesù Cristo e pertanto nostra madre, la madre di tutto il genere umano.

        
3.I  nuovi “dogma” su Maria

Perché, nei nostri tempi, si sono ancora create nuove dottrine, circa 2000 anni dopo Gesù? Perché, nel 1854, il Papa può annunciare la dottrina dell’Immacolata Concezione, perché può dichiarare solo nel 1950 che Maria è stata assunta in cielo, corpo e spirito?

Domande valide! Si, qualunque cosa Dio abbia da dirci è già stata detta. Nulla può essere detto su e oltre il messaggio di Gesù che è passato nella dottrina degli apostoli. Tutto è davanti a noi. Ma è messo davanti a noi come un terreno  ancora inesplorato. Dagli inizi, la chiesa ha tentato di comprendere sempre più a fondo i segreti della fede, per fare nuove scoperte, e trovare nuove connessioni.

Vorrei spiegare questo con un confronto: noi desideriamo proiettare una  diapositiva, la figura appare sullo schermo; ma è ancora confusa. L’immagine principale è già riconoscibile, ma molto non è ancora chiaro. Ora lentamente mettiamo a fuoco. Appaiono nuovi dettagli. Certamente c’erano anche prima, ma possono essere riconosciuti soltanto adesso. La fede è come questo. Attraverso il pensiero e la preghiera della Chiesa, le “lenti della fede” sono state ulteriormente messe a fuoco attraverso i secoli. Non completeremo la scoperta delle ricchezze della fede prima della fine dei tempi.

Il mio paragone chiarisce un’altra cosa: i dettagli diventano chiari solo nel contesto di un figura generale. Da soli, essi potrebbero non essere visti affatto o essere compresi male. La stessa cosa vale per i due dogmi su Maria. Essi nascono dall’immagine generale della fede, non da frasi isolate nella Bibbia.

Pertanto: Maria è l’immagine indiscutibile di un essere umano sul quale Dio ha riversato i suoi favori.  Lei è stata determinata da Dio a portarci Cristo, la luce piena, la vita e la grazia di Dio. In lei, è stata compiuta la scelta del popolo di Israele. Pertanto, si dice di lei stessa che è “piena di grazia” (Luca 1,28). Il significato di questo è stato elevato a dottrina dalla Chiesa nel 1854, dopo secoli di discussioni: dal primo momento della sua vita, cioè dal suo concepimento, Maria è stata liberata da qualsiasi distanza da Dio e dall’oscurità, è stata riempita della sua Luce ed è senza peccato originale. Ciò che Gesù ha guadagnato per noi sulla croce, che ci viene dato con il Battesimo, a lei era già stato dato dall’inizio della sua vita, perché sarebbe diventata  Sua madre.

Molte inesattezze sono state dette su questa dottrina. Molti confondono il concepimento di Maria con quello di Cristo. Essi dovrebbero studiare il calendario della chiesa: L’Immacolata Concezione di Maria è celebrata l’8 dicembre, esattamente nove mesi prima della festa della nascita di Maria (8 settembre). Ciò che pensano quelle persone è il concepimento del Signore, che è celebrato nella festa dell’Annunciazione del Signore, nove mesi prima del Natale…

L’idea che la chiesa considera la sessualità come qualcosa di sporco è completamente sbagliato. Noi non iniziamo la nostra vita come “macchiati” a causa del nostro concepimento umano, ma perché noi siamo parte della parte oscura del mondo che si è allontano da Dio. Maria non ha mai fatto parte di tale mondo. Fin dal primo momento della sua vita, è stata nella luce di Dio. Che Maria sia stata assunta in cielo, corpo e spirito, è la conseguenza del suo stretto legame con Cristo. Ciò che noi tutti riceveremo alla fine dei tempi, la “resurrezione del corpo”, per lei è già avvenuto perché è Sua madre. Questa dottrina è particolarmente importante nei nostri tempi in cui il corpo è così tremendamente svilito: dalle guerre, dalle droghe, dalla pornografia – quando dovrebbe essere per la gloria di Dio.

In Maria, noi vediamo sempre la nostra dignità e la nostra speranza. In lei riconosciamo la grandezza che Dio vuole realizzare con noi. Quando avremo capito questo non smetteremo mai di venerare Maria (con piccole modifiche da: Winfred Henze, Glauben ist schön. Ein Katholischer Familienkatechismus. Harsum: Druckhaus Köhler, 2001. ISBN 3-7698-0887-8, p. 69-76)

    Testo del Magnificat (Luca 1,46-49)
    “Allora Maria disse:
    «L'anima mia magnifica il Signore
    e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
    perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
    D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
    Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
    e Santo è il suo nome:”

    Ave Maria
    Ave Maria, piena di grazia,
    il Signore è con Te.
    Tu sei benedetta tra tutte le donne,
    e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
    Santa Maria, Madre di Dio,
    prega per noi peccatori,
    adesso e nell’ora della nostra morte.
    Amen

“Noi dobbiamo cercare di amare Gesù come la Sua santa madre lo ha amato. Lei è la più vicina a Dio. Se ci avviciniamo a lei, ci avviciniamo a Dio stesso” (Maximilian Kolbe (1894-1941), francescano polacco, organizzatore della stampa cattolica in Polonia e in Giappone; ha sacrificato la sua vita ad Auschwitz per un giovane uomo con famiglia che era destinato a morire in ostaggio).

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